Tastiere arranger

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MusikMesse 2015: lo stand Korg

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Korg Havian 30

Korg Havian 30

Siamo arrivati alla terza giornata della fiera: due giorni fa vi abbiamo raccontato dello stand Ketron, ieri di quello Yamaha. Oggi tocca allo stand Korg dove troviamo un’altra buona notizia.

La novità arranger Korg del MusikMesse è il pianoforte digitale Havian 30, di cui abbiamo già fatto un primo cenno nei giorni scorsi, grazie all’anticipazione internettiana del produttore. E’ questo lo strumento che i fortunati visitatori della fiera di Francoforte possono toccare con mano e provare in questi giorni. A seguito del primo impatto – in buona sostanza positivo – in molti siamo andati sul web a caccia di conferme di questo nuovo arranger.

Ed ecco le mie prime osservazioni (riflessioni) scritte di getto:

  • Esteticamente: è sì uno strumento moderno ma è molto elegante. E’ un miglioramento sensibile rispetto il precedente Korg Pa588.
  • Sul web sono già apparsi diversi punti vendita italiani pronti a offrire questo strumento a 1399 Euro. OK, la domanda è se il prezzo è giusto.
  • Alcuni negozi garantiscono già la consegna entro i prossimi otto giorni. Non ne sarei così certo: personalmente farei qualche verifica.
  • La concorrenza latita su questo segmento: forse l’unico confronto diretto potrebbe essere fatto con Yamaha DGX-650 anche se una comparazione serrata fra le due specifiche tecniche potrebbe sbilanciare fortemente; poi, per carità, potete fare un balzo alla serie Clavinova CVP di Yamaha o anche solo dare una chance a Casio PX-350MBK o PX-780, ma in questo caso dimenticatevi di portarvi lo strumento sul palco.
  • Un pianoforte digitale a 88 tasti pesati di solito pesa almeno 18kg. Havian 30 pesa solo 15kg, se ne dovrebbe trarre che i tasti non sono così “pesati”.
  • Havian 30 sembra rispettare la regola di questa categoria: sulla carta dovrebbe interessare ai pianisti alla ricerca di una sezione arranger, ma alla fine finirà nelle mani di tastieristi di arranger alla ricerca di tasti pesati. E’ un segmento di nicchia, ho la sensazione che farà breccia in un segmento particolare di musicisti.
  • Si presta ad essere suonato in casa o in un locale pubblico, da dove non si muoverà più. Faccio difficoltà ad immaginarmi qualcuno che si carica un Havian 30 sull’auto o sul furgone per andare a far serate in giro.
  • Un quesito: e se invece di infilare la Pa900 nella scocca di Pa3X Le con 76 tasti, Korg avesse messo la stessa Pa900 nella scocca di Havian 30 con 88 tasti, oggi di lasceremmo andare all’entusiasmo?

E, per finire, ecco il programma delle dimostrazioni allo stand Korg del MusikMesse 2015.

Planning Korg

Ancora un giorno e poi, domani sera, i cancelli del MusikMesse 2015 chiudono.

Written by Renatus

17 aprile 2015 at 19:00

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MusikMesse 2015: lo stand Yamaha

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Stand Yamaha al MusikMesse 2015

Stand Yamaha al MusikMesse 2015

Il numero uno dei produttori di strumenti musicali al mondo si è presentato a mani vuote a Francoforte per coloro (come noi) che sono appassionati suonatori di arranger. E’ eccessivo infatti parlare di novità nel caso dei due modelli portatili: PSR-E353 e PSR-E253, visto che abbiamo già scritto di loro in questo blog a partire del resoconto del Winter NAMM di gennaio. E poi va bene così: noi non ci aspettavamo grandi botti in questa occasione: non è stata quindi una sorpresa.

Del resto Yamaha segue ritmi abbastanza regolari nell’aggiornamento del proprio listino di prodotti: non sono ancora passati due anni dal lancio commerciale di Tyros 5 ed è ancora presto per vedere i fratelli eredi di PSR-S950/PSR-S750. Se vogliamo essere ottimisti, forse potremo vedere il successore dell’apripista PSR-S650 al Summer NAMM estivo o nell’autunno che segue. Chissà (voi sapete meglio di me che difficilmente azzecco una previsione).

Presso lo stand Yamaha in fiera, l’attenzione nel settore degli strumenti a tastiera riguarda i pianoforti digitali: le novità sono YDP-S52, un pianoforte digitale con una struttura affusolata, e P-115/P-45, due pianoforti digitali da palco della serie P.

Chi cerca novità nella serie arranger, è bene che si rechi altrove in fiera, come ad esempio presso lo stand Ketron o Korg. Qui è tutto per la serie PSR.

 

Written by Renatus

16 aprile 2015 at 21:37

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Ketron alza il sipario su SD7 (al Musik Messe 2015)

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Ketron SD7

Ketron SD7

Comincia il nostro resoconto sulla fiera tedesca degli strumenti musicali: il MusikMesse di Francoforte ha aperto i battenti oggi 15 aprile e li chiuderà sabato 18.

Partiamo dallo stand Ketron. La notizia di una novità circolava nell’aria, anche se nessuno conosceva ancora i dettagli: oggi è stato tutto svelato. Del resto questa azienda non è l’ultima arrivata nel settore degli arranger workstation. La società di Ancona può vantare “una lunga esperienza e un’appassionata ricerca” che oggi gli consentono di presentare in fiera un modello nuovo: Ketron SD7. Si tratta di un lancio importante, volto ad innovare ancora una volta gli strumenti dedicati ai musicisti da intrattenimento, proponendo loro una tastiera arranger destinata a soddisfare le esigenze di chi fa musica suonando con le proprie mani e intervallando le proprie serate con il ricorso a basi MIDI e MP3, in stile DJ o Karaoke.

Dalle prime foto, SD7 si presenta con un aspetto vintage che ci fa dimenticare Audya e ci riporta invece lontano ai fasti gloriosi della serie MS. Il legame con il passato si rafforza grazie alle forme squadrate della scocca e alla presenza di cursori fisici sul pannello di controllo, mentre l’innovazione si percepisce dall’ampio schermo Touch Screen a colori.

Ma come sempre, è il motore che conta: secondo la comunicazione odierna, SD7 include in sé un generatore sonoro che va a sfruttare la libreria di suoni realistici, grazie ai quali Ketron gode da molto tempo di un’ottima reputazione. E poi c’è il rinnovato patrimonio di efficaci stili di accompagnamento, un sistema di modellazione degli stili e una moderna dotazione di funzionalità multimediali. A quanti stanno commentando a caldo che SD7 può essere inteso come il semplice accoppiamento di un modulo MIDJPRO con una tastiera dinamica a 61 tasti, viene spontaneo di ribattere come, per il momento, quella definizione rischi di rivelarsi un pochino prematura. Sembra che possa esserci di più.

Vediamo insieme in breve le caratteristiche più evidenti:

  • Tastiera 61 tasti dinamici con aftertouch.
  • 543 suoni orchestrali e 46 suoni di qualità eccelsa nella memoria RAM SOUND (mi incuriosisce qui la nuova emulazione degli organi Hammond).
  • 260 stili di accompagnamento (incluse 200 registrazioni audio delle parti di batteria e 300 groove di percussioni latine)
  • La sezione arranger offre numerosi strumenti di controllo in tempo reale: sezioni ABCD, 4 Fill-In, 4 Break, 3 Intro, 3 Ending, To End. Sono poi previste altre funzioni di controllo come Reintro, Key Start-Key Stop, Count In, Restart. E, per finire, 5 tasti User Tab per la personalizzazione di funzioni specifiche.
  • E’ possibile pilotare gli stili in modalità esecutive diverse: pianista, organista, bassista, fisarmonicista o tradizionale tastierista da arranger (cioè accordi sulla mano sinistra). Ad ognuno il suo!
  • Gli stili sono personalizzabili in modo esteso grazie alla funzione di Style Modelling.
  • Secondo la comunicazione del produttore, “gli strumenti a fiato sono gestiti con linee armoniche disgiunte allo scopo di ottenere un impatto sonoro più realistico”.
  • Grande spazio è dato alla famiglia di stili Unplugged, dove gli arrangiamenti sono essenziali, affidati alla sola chitarra o al solo piano con percussioni: “un ambiente acustico ideale per l’improvvisazione o l’inserimento di altri musicisti”.  Per quanto mi riguarda, non vedo l’ora di provare questi stili!
  • 4 banchi di 1024 registrazioni ciascuno per memorizzare le proprie impostazioni
  • Doppio lettore di basi MIDI, MP3 (anche con lyrics), WAV, FLV, CDG, MP4, AVI, M4A, JPG, PDF, TXT; CROSS FADE per la dissolvenza automatica tra un brano e l’altro, LEAD MUTE per l’esclusione della traccia canto e SEARCH per la ricerca alfabetica o numerica all’interno del disco.
  • Semplice registratore audio e MIDI.
  • Nuovo DSP effetti e controlli fisici in tempo reale grazie a cursori sul pannello.
  • Ingresso microfonico per armonizzatore vocale e ingresso di linea per chitarra.
  • 3 connessioni USB per memorie flash, dischi esterni, tablet, smart phone… e una connessione USB per PC; è possibile aggiungere un disco fisso di tipo Serial Ata
  • Sistema di amplificazione di  bordo 2 x 20 W a due vie

Approfondiremo ancora le specifiche tecniche: potrebbe esserci di più. Vi consiglio di visitare la pagina del sito ufficiale Ketron, dove sono altresì disponibili filmati dimostrativi e brani audio di esempio.

Ve l’ho detto: sono molto incuriosito. Torneremo sull’argomento per verificare di persona la bontà di queste informazioni.

Evviva il Made in Italy!

Written by Renatus

15 aprile 2015 at 20:05

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Korg alza il sipario su Havian 30

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Havian 30

Korg Havian 30

Siamo alla vigilia della fiera di Francoforte e, come da recente tradizione, alcuni produttori di strumenti musicali annunciano le proprie novità con qualche giorno di anticipo.

Oggi parliamo del ritorno in casa Korg del pianoforte arranger, tipologia di strumento che non vedeva novità dal 2008, da quando cioè Pa588 era stato presentato al mercato. Prima di proseguire, devo riconoscere a tutti voi, miei cari lettori fedeli di questo blog, di aver tratto conclusioni troppo affrettate in passato. Pensavo infatti che, con il lancio di Pa3X Le nel 2014, il progetto attuale di arranger (la terza serie di modelli Pa) fosse stato spremuto in tutte le variabili possibili e, che quella serie nata nel 2011 avesse raggiunto la pienezza del progetto: del resto, c’era la ammiraglia Pa3X che aveva rinnovato la collezione Korg, la sua versione portatile Pa900, una edizione ancor più compatta Pa600, un adattamento per il repertorio mediorientale PA600QT, una variante ridotta all’osso Pa300 e la recente versione a 76 tasti più leggera Pa3x Le. Non avevo tenuto conto che una ennesima derivazione era ancora possibile: il pianoforte digitale ad 88 tasti pesati in un mobile elegante in grado di fare una gran bella figura nell’arredamento di casa. A questo punto, non mi permetto più di condividere previsioni, chissà che Korg Italy non si inventi prossimamente l’arranger della terza serie Pa nella versione a modulo, a fisarmonica, keytar o a microtastiera. Chissà…

Nel caso di Pa588, Korg aveva inserito una Pa500 nel corpo di un pianoforte digitale. In questo momento è ancora presto per capire quale modello esatto sia stato incapsulato in Havian 30: apparentemente sembrerebbe che Korg abbia rimescolato le carte partendo da una Pa600, operando alcuni tagli in stile Pa300, aggiungendo altre novità sconosciute ad entrambi i modelli come il registratore MP3.

Veniamo alle specifiche tecniche più interessanti per noi:

  • vi abbiamo già detto degli 88 tasti pesati che entusiasmeranno i pianisti autentici
  • una scocca elegante con un pannello di controllo a dir poco lussuoso
  • schermo grafico a colori 5″ TFT sensibile al tocco, non molto grande in effetti
  • 950 suoni e classica polifonia a 128 note
  • 1040 stili di accompagnamento e Chord Sequencer
  • 4 parti suonabili in tempo reale da pannello (Upper 1, Upper 2, Upper 3 e Lower)
  • Lettore di basi MIDI e MP3
  • Registratore audio in formato MP3
  • Consueto sequencer MIDI a 16 tracce per registrare e modificare le proprie canzoni.
  • Uscite USB, audio stereo
  • Ingresso per memorie esterne USB 2.0
  • Due amplificatori di bordo di 25W ciascuno
  • Pesa tanto ma non così tanto come pensavo: 15kg.

Il pedale è incluso ma il supporto elegante ST-H30-BK è venduto separatamente.

Per saperne di più, visitate la pagina ufficiale dedicata ad Havian 30. Noi torneremo qui, ancora sull’argomento.

E ora gustiamoci il video di presentazione in lingua inglese con la voce di Steve McNally.

Written by Renatus

9 aprile 2015 at 07:25

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Mescolare gli arrangiamenti per re-inventare la musica

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Suonare, cantare, emozionarsi

Suonare, cantare, emozionarsi

Qual è il gioco più divertente mentre suonate a casa in privato il vostro arranger? Per me, è quello di prendere una canzone qualsiasi e di suonarla con uno stile di accompagnamento lontano dall’originale. Ad esempio: mi diverte suonare il repertorio di Rod Stewart in stile Country & Western, quello di Eric Clapton in stile Jazz, i Beatles in modo Funk, Van Morrison in Latin, Ligabue in Contemporary, Fabrizio De André in formato swing e le canzoni di Franco Battiato come se fossero una colonna sonora di un film. A volte gli accostamenti sono assordanti, spesso funzionano dopo alcuni tentativi diversi, altre volte si scoprono accoppiamenti sorprendenti e riusciti al primo colpo. In qualche caso il risultato è al limite dell’assurdo, del comico o del geniale. Forse non tutti questi arrangiamenti creativi nati al volo possono essere ripresi dal vivo, ma in taluni casi funzionerebbero alla grande, se non fosse per la prigrizia e il conformismo degli italiani, i quali apprezzano le cover solo se identiche all’originale (che noia!). In tutti gli arranger questo gioco è possibile. A volte, restando nello stesso stile ma cambiando il tempo (da 4/4 in 3/4 si ottengono effetti straordinari, ad esempio io nel mio piccolo suonavo Alice in 3/4 molti anni prima che Francesco De Gregori lo facesse davvero).

Quando avevo fra le mani una Roland E-50, ricordo la funzione Cover: era molto divertente perché consentiva di suonare gli stessi pattern di uno stile usando gli strumenti tipici di un altro repertorio. L’effetto era devastante e soprattutto immediato. Che vi posso dire, era possibile ottenere lo stesso risultato anche su un arranger Yamaha o Korg ma a prezzo di modifiche manuali e ripetitive. Qui invece bastava premere un pulsante per suonare (ad esempio) uno stile Dance con strumenti acustici o uno standard jazz con strumenti elettronici. Ovviamente non bisognava esagerare, altrimenti il risultato avrebbe potuto essere pacchiano. Alla fine, con Cover si potevano rivitalizzare le proprie performance, soprattutto dopo anni in cui si suonava lo stesso stile nello stesso modo e si rischiava di usurarsi un po’.

Nella vita reale, c’è un musicista che si diverte esattamente così, tranne il fatto che non gioca con il suo arranger workstation, ma piuttosto passa all’azione con un’autentica band di validi musicisti e cantanti (soprattutto donne) dalla voce affascinante. Si chiama Scott Bradlee e il gruppo è noto con il nome di Scott Bradlee & Postmodern Jukebox. Ha già pubblicato numerosi album di cover dove le canzoncine di successo dei teenager contemporanei sono riprese, riarrangiate ex novo e trasformate in classici. Se provate ad ascoltare le sue registrazioni, potreste rimanere incantati ritrovandovi increduli ad amare profondamente brani come Roar, Stay with Me, Titanium, Story of My Life, Take Me To The Church e Wake Me Up, pur non essendo in nessun modo attirati da musicisti pop come Katy Perry, Sam Smith, David Guetta, One Direction, Hozier, Avicii e compagnia bella. Per il sottoscritto, è stata l’ennesima conferma di come qualsiasi melodia, anche la più semplice e più scontata, possa diventare un capolavoro di creatività nelle mani di un arrangiatore ispirato e di musicisti capaci. Ora godetevi questo recente filmato registrato proprio da Scott Bradlee & Postmodern Jukebox: va gustato dalla prima nota fino all’ultima. E’ un fortissimo susseguirsi di sorprese: alla fine non riuscirete più ad ascoltare l’originale di All About a Bass cantato da Meghan Trainor, sebbene quest’ultima avesse scalato le classifiche.

Have fun!

Written by Renatus

4 aprile 2015 at 08:00

Yamaha Indian Devotional Pack for PSR-S950, PSR-S750 e PSR-S650

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Yamaha Voice & Style Expansion

Yamaha Voice & Style Expansion

In tempi duri come quelli che stiamo vivendo, affrontare il tema della fede e della preghiera dal punto di vista musicale sembra essere un po’ insolito. Il mondo della religione (delle religioni) da secoli è terra di conquista da parte di persone e di ideologie che poco hanno a che fare con la spiritualità. E’ successo e succede in tutte le religioni nel mondo. E non si tratta solo del rumore degli spari e delle bombe di chi si nasconde dietro una fede per portare a compimento azioni che sono opposte ai princìpi di amore e perdono che sono alla base di tutte le fedi: che cosa c’entra infatti la misericordia con le violenze, le stragi e gli omicidi di innocenti? Valutiamo le azioni dai frutti e dai risultati per capire le intenzioni.

E’ in questo contesto che oggi sono rimasto sorpreso dalla pubblicazione da parte di Yamaha di un pacchetto di espansione di suoni e stili denominato Devotional Pack 1 e nella cui copertina sono raffigurati i simboli delle cinque grandi religioni più diffuse in India: induismo, Sikhismo, Bhakti, cristianesimoIslam. Queste risorse sono valide per PSR-S950, PSR-S750 e PSR-S650. La tradizione musicale è quella indiana, gli strumenti, le atmosfere e i ritmi sono quelli tipici del grande paese asiatico con capitale Nuova Delhi. Che dirvi di più? La strategia commerciale di Yamaha continua imperterrita nel proporre schede di espansione per i propri arranger regionalizzando le varie versioni. In realtà, in questa occasione, è stato bello osservare l’ultima iniziativa con spirito positivo. La pacifica e felice coesistenza di popoli diversi con tradizioni e scelte diverse è una meta che è possibile raggiungere nel rispetto di ciascuno. E’ la strada segnata dal Mahatma Gandhi ed è ancora perseguibile oggi. Lo sarà per sempre. Di certo è una strada più realistica e praticabile di molte altre, soprattutto di quelle emergenti oggi, di chi pensa ancora che con le bombe o con la negazione di Dio si possa cambiare la storia.

Guardate il video: vi auguro che siano cinque minuti di meditazione e riconciliazione con voi stessi e con lo spirito che respira in ciascuno di voi, qualunque sia la vostra fede. Che la pace sia con tutti noi.

Written by Renatus

28 marzo 2015 at 12:55

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Riconoscimento degli accordi in base a diversi tipi di diteggiatura

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Tecniche per suonare gli accordi

Tecniche per suonare gli accordi

Per qualcuno è una banalità, per altri un metodo vale l’altro; per altri ancora, questo è un aspetto serio da studiare a fondo per imparare a suonare con soddisfazione la propria tastiera arranger.

Si chiama diteggiatura, in inglese fingering.

In musica, la diteggiatura determina quali dita e quali posizioni della mano vadano utilizzate per suonare uno strumento. E’ l’argomento principe da cui si comincia nella lezione numero uno di qualsiasi studente che voglia imparare a suonare. Non per nulla gli spartiti dei primi esercizi riportano sempre in chiaro il numero del dito da utilizzare accanto alle varie note sullo spartito.

Nel mondo degli arranger, invece, la diteggiatura ha un ruolo fondamentale nel riconoscimento degli accordi. Agli albori di questo segmento di strumenti a tastiera, il controllo degli accordi che guidavano gli stili di accompagnamento era affidato alla sola mano sinistra, dato che l’arranger riconosceva gli accordi solo nella parte a sinistra del punto di split della tastiera. A quel tempo, i musicisti hanno dovuto adattarsi imparando una tecnica basata sul fatto che la mano sinistra era dedicata agli accordi (compresa la nota di basso degli accordi stessi) e la mano destra era libera per la melodia, gli assoli o riff particolari di accompagnamento. In una situazione così particolare, i produttori di strumenti musicali si sono ingegnati a studiare diverse modalità di diteggiatura per semplificare il lavoro della mano sinistra e, perché no, per aiutare i principianti a trarre il massimo risultato suonando gli accordi con il minor numero di tasti. Oggi è tutto più semplice: è sufficiente impostare il riconoscimento degli accordi su tutta l’estensione della tastiera per suonare normalmente, sfruttando la mano sinistra per i gravi e quella destra per l’accompagnamento o la melodia, secondo le più classiche tecniche pianistiche.

In ogni caso, ogni arranger ha due parametri di sistema importanti: la zona di riconoscimento degli accordi (sinistra o destra del punto di split, oppure intera estensione della tastiera) e tipo di diteggiatura. Confrontiamo insieme le varie possibilità: controllate sul manuale della vostra tastiera quali di queste è supportata e poi provate da voi.

1 – Single Finger (Yamaha), One Finger (Korg), Easy (Roland)

Questo è il sistema studiato per chi non sa ancora suonare:

  • Per gli accordi di maggiore è sufficiente premere un solo tasto (esempio il tasto Do per suonare l’accordo di Do maggiore).
  • Per gli accordi di settima servono due tasti: la tonica e il tasto bianco più vicino alla sua sinistra (esempio i tasti Si e Do per suonare l’accordo di Do settima).
  • Anche gli accordi di minore richiedono due tasti: la tonica e tasto nero più vicino alla sua sinistra (esempio i tasti Sib e Do per suonare l’accordo di Do minore).
  • Gli accordi di settima minore richiedono tre tasti: la tonica e i due tasti immediatamente alla sua sinistra (Sib, Si e Do per suonare Do minore settima).

Sebbene questa tecnica consenta ai principianti di raggiungere velocemente buoni risultati, è comunque un modo di suonare fuorviante dal punto di vista dell’armonia. Quando mai per suonare un Do minore avete suonato la nota di Sib nella composizione dell’accordo? E’ una diteggiatura vivamente sconsigliata a tutti: davvero, lasciatela perdere.

2 – Fingered (Yamaha)

Qui si richiede di suonare gli accordi completi. Ad esempio, se volete suonare un accordo di Re minore, l’arranger si aspetta che suoniate contemporaneamente le note di Re, Fa e La.  Richiede discreta padronanza dell’armonia e di quali note esatte siano richieste per ciascun tipo di accordo, compresi i più complicati come quelli di tredicesima. La nota del basso è sempre la fondamentale dell’accordo: questa restrizione spinge i musicisti Yamaha a passare al tipo 4.

3 – Multi Finger (Yamaha)

E’ un sistema misto che attiva contemporaneamente i tipi 1 e 2 di cui sopra: in base al numero di tasti che suonate, la tastiera cerca di interpretare la vostra intenzione. In altre parole se suonate l’accordo completo, questo viene subito riconosciuto; ma se suonate una nota sola è un accordo di maggiore, se suonate due note è un accordo di minore e così via. Visto che adotta il sistema del tasto bianco o nero più a sinistra, personalmente non riesco ad immaginarmi niente di più fuorviante. Anche questa tecnica è sconsigliata.

4 – Fingered On Bass (Yamaha), Standard (Roland), Fingered 1 o Fingered 2 (Ketron)

Questa tecnica è molto simile al tipo 2 di cui sopra, ma offre una possibilità in più: potete usare i rivolti per suonare gli accordi la cui nota del basso è diversa dalla fondamentale. Attenzione: se suonate solo una o due note, l’accordo non cambia: servono almeno tre tasti suonati insieme perché l’arranger capisca che è tempo di cambiare. Se non vi trovate a vostro agio, potete fare un balzo al tipo 5 che segue.

5 – Intelligent (Roland), Easy 1 o Easy 2 (Ketron), Fingered o Fingered 1 (Korg)

E’ il metodo migliore per chi intende suonare gli accordi principali e non pensarci su troppo, rispettando comunque i concetti base dell’armonia. Ad esempio: suonate solo il Do per avere un Do maggiore, suonate Do+Mib per avere un Do Minore o suonate un Do+Sib per avere un Do7. Ovviamente potete suonare anche le triadi complete, se vi va. Potete usare i rivolti degli accordi per indicare alla sezione arranger quale sia la nota del basso reale dell’accordo, ad esempio Do maggiore con basso Mi. E’ la tecnica prediletta di chi è capace di cogliere le sfumature suonando il rivolto adatto per indicare all’arranger il basso fondamentale della progressione degli accordi. Se vi può interessare, è il mio tipo di diteggiatura preferito.

6 – Fingered 2 (Korg)

Permette il riconoscimento di accordi composti da due o più note. La pressione di una singola nota determina il riconoscimento di un unisono. Suonando un accordo sospeso (tonica+quinta) si ottiene la riproduzione di un accordo sospeso. Il riconoscimento completo ha luogo quando si suonano tre note o più note.

7 – Full Keyboard (Yamaha), Fingered 3 (Korg), Pianist 1 (Roland)

E’ la tecnica preferita dei pianisti e consente di suonare la tastiera su tutta l’estensione della tastiera. Richiede di suonare almeno la triade completa di un accordo, con qualsiasi rivolto, per segnalare all’arranger il momento in cui cambiare l’accordo delle tracce di accompagnamento.

8 – Expert (Korg), Rootless (Ketron)

Questa tecnica riconosce gli accordi sprovvisti di nota fondamentale o con una fondamentale inconsueta, come succede spesso nella musica jazz, nel fusion e nel pop contemporaneo, laddove la tonica è suonata dal basso. Se non siete un pianista jazz capace, tenetevi alla larga da questo tipo di fingering.

9 – AI Fingered (Yamaha)

E’ un’evoluzione del metodo 2, con l’aggiunta della possibilità di suonare anche meno di tre note e l’interpretazione dell’accordo viene fatta tenendo conto dell’accordo precedentemente suonato. Ci avviciniamo a concetti di intelligenza artificiale, la sezione arranger ci mette del suo per capire la vostra intenzione quando suonate solo gli accordi con sole due note. A volte ci andate d’accordo, a volte no.

10 – AI Full Keyboard (Yamaha)

E’ un evoluzione del metodo 7 per Yamaha, con l’eccezione per cui possono essere suonate anche meno di tre note. Questo modo non è in grado di riconoscere gli accordi di nona, undicesima e tredicesima.

11 – Pianist 2 (Roland)

Questa tecnica consente di sfruttare il pedale Hold per richiedere all’arranger di riconoscere il cambio di accordo in un preciso momento dell’esecuzione, anche se in quell’instante si sta suonando una sola nota soltanto. Se il pedale viene mantenuto, l’identificazione degli accordi continua fino ai cinque tasti successivi suonati. Utilissimo quando si suona l’arranger come fosse un pianoforte, con il riconoscimento degli accordi su tutta l’esensione della tastiera (Whole). Ne avevamo già parlato diffusamente in questo blog nel giugno del 2012.

12 – Fingered* (Yamaha) 

Questo tipo di diteggiatura è stato introdotto in Tyros 5 ed è attivato quando si richiede che il riconoscimento degli accordi avvenga sulla parte a destra del punto di split, cioè la parte suonata con la mano destra. La concorrenza supportava questa possibilità da tempo: Yamaha ci è arrivata per ultima.

Conclusione

La pluralità di offerte e di techiche disponibile è superiore alla reale necessità. La materia è intricata. Spesso si sperimentano un paio di tipi di diteggiatura confrontandoli; poi ci si affeziona a un solo di questi e non si cambia più. Solo l’esperienza personale insegna quale sia la scelta migliore di ciascuno. Impostate quello che preferite e, se potete (ancora una volta: scusate la noia), per favore non lasciatevi viziare dai metodi semplicistici che non seguono le regole dell’armonia. Cercate di esercitarvi con diteggiature autentiche e, se lo spartito richiede un rivolto o un accordo complesso, abbiate coraggio e buttatevi.

Sentirete la differenza.

Written by Renatus

21 marzo 2015 at 15:04

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