Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Nuova usabilità degli arranger con Korg Pa1000/Pa700?

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Korg PA1000, nuovo arranger workstation per il 2017

Ci sono momenti importanti nella vita: la famiglia, il lavoro, gli amici, lo studio, lo sport possono dare grandi soddisfazioni. Ma non c’è momento nella mia vita che mi appassioni nello stesso modo come quando posso suonare la mia tastiera. Non importa quanto sia triste, allegro, confuso, smarrito o scoraggiato: purché sia davanti alla mia tastiera, un momento in cui possa fare musica, e io sto bene. Se possibile, preferisco suonare alla fine di una giornata faticosa ed estenuante, come stasera che ho consumato le dita suonando per l’ennesima volta stili Unplugged sulla mia “vecchia” Korg Pa800. Ed è in momenti come questo che mi ritrovo ancor più attratto dall’idea dei nuovi arranger Korg, in particolare Pa1000 e Pa700. Con una certa curiosità mi sono chiesto più volte quanto siano cambiati i concetti di usabilità degli arranger in casa Korg rispetto la prima serie Pa inaugurata nel 2003 con Pa1X. Con questo tipo di interesse, ho cominciato a studiare il materiale messo a disposizione da Korg, cercando di capirne di più. Vediamo tutto ora, insieme.

Fondamenti di usabilità

Sono numerosi gli aspetti che hanno suscitato la mia attenzione, sin dall’accensione dello strumento: i tempi di avvio sono sempre stati un punto disputabile degli arranger Korg; tutto deriva dalla scelta architetturale di gestire tutti i parametri a livello software, al fine di ottenere la massima flessibilità, con la conseguenza logica di dover caricare in memoria tutto il sistema operativo, i parametri e i campioni PCM ogni volta, all’avviamento: i tempi biblici dei primi modelli si sono ridotti sensibilmente e ora Pa1000/Pa700 richiedono circa 30 secondi per l’avvio.

Lo schermo è reclinabile manualmente secondo tre posizioni ed è interessante la possibilità di bloccare lo schermo stesso con Push-to-Lock, letteralmente “spingi per bloccare”. La regolazione della luminosità dello schermo avviene sempre tenendo premuto il pulsante Menu mentre si ruota il Dial: non essendo una manovra intuitiva, è stata aggiunta l’iconcina della luminosità sul pannello.

A questo proposito, ho trovato interessante l’interattività generale di controllo dei valori di ciascun parametro:

  • Dopo aver toccato un parametro sullo schermo, è sempre possibile ruotate il Dial per regolarne il valore.
  • Oppure, sempre dopo aver toccato il parametro sullo schermo, si può trascinare il dito sullo schermo a sinistra e a destra oppure in alto e in basso, senza staccare il dito dallo schermo ma muovendolo anche al di fuori dell’icona relativa al parametro, rendendo tutto più facile;
  • Altrimenti toccando due volte il parametro, appare una pagina di inserimento dei valori numerici del valore specifico.

Tutti i parametri On/Off restano impostati come erano all’ultimo spegnimento.

Timbri

I numerosi suoni sono richiamabili tramite quattro pagine: Factory, Legacy (cioè i timbri derivati dai modelli Pa precedenti), GM/XG, User. Per alcuni suoni, il movimento del joystick in avanti aggiunge il vibrato. Per aggiungere abbellimenti ai suoni DNC, DN1 e DN2 sono a disposizione gli switch posti sulla sinistra della tastiera. I timbri di organo Hammond sono sempre personalizzabili tramite drawbar graficamente rappresentati sul touch screen.

Il pulsante Split può avere tre posizioni: se è spento, significa che le parti UP1, UP2 e UP3 sono suonabili su tutta l’estensione della tastiera; se è accesso, significa che, a sinistra del punto di split, si può suonare la parte Lower. Premendo a lungo il tasto Split, appare la finestra di impostazione del punto di separazione virtuale della tastiera: tale valore resta memorizzato fino al cambio successivo (oppure, cosa rara da usare cum grano salis: è possibile impostare punti di split diversi in ogni Keyboard Set).

Parliamo di questi ultimi, i Keyboard Set: trattasi di una serie di timbri, suonabili in contemporanea su Pa1000/Pa700 e che possono essere salvati in una locazione di memoria per essere richiamati automaticamente: ogni memoria individua quali suoni di tastiera (singolarmente, in layer, in split), i valori di trasposizione e gli effetti: tutti questi parametri sono contenuti all’interno della libreria Keyboard Set. Possono inoltre essere associati agli stili o agli elementi del SongBook. I Keyboard Set possono essere pilotati da 9 pulsanti (condivisi con SongBook): visualmente dà l’impressione di essere tutto un po’ affollato. Comoda l’idea comunque del My Setting per richiamare il Keyboard Set preferito, quello che viene selezionato all’accensione della tastiera.

Da quello che ho visto, su Pa1000/Pa700 non mi risultano variazioni sull’utilizzo del pulsante Exit che si presta ancora una volta a dover essere premuto migliaia e migliaia di volte, per consentire di orientarsi fra le varie funzionalità possibile. Inoltre, va detto che, sulla carta, la presenza del touch screen avrebbe favorito la riduzione del numero di pulsanti che affollano il pannello, ma non è stato fatto. Ne saranno lieti i non vedenti e gli amanti dei controlli analogici e fisici: ad esempio, i pulsanti delle categorie degli style avrebbero potuto essere eliminati del tutto in quanto ridondanti, ma Korg ha stabilito di lasciarli.

Ampliamento dell’usabilità degli stili

Trovo geniale il Chord Sequencer perché permette di liberare la mano sinistra per suonare un assolo o gestire i controller DNC. Il pulsante del Chord Sequencer lampeggia per segnalare quando si sta registrando una sequenza di accordi; è illuminato in verde quando si ha una sequenza di accordi pronta ad essere suonata. È possibile altresì associare la registrazione di un Chord Sequencer ad uno switch per un richiamo immediato.

Mi piace l’idea del Bass & Lower Backing, particolarmente utile per suonare introduzioni personalizzate dei brani. A stile fermo si può suonare la parte Lower e, suonando due o più note insieme, entra anche il basso.

Le possibilità di remix delle tracce sono state estese e facilitate con le funzioni di Track Control, e ora si presta particolarmente ricca la facoltà di agire sui dettagli della traccia percussiva.

Richiede uno studio approfondito il nuovo Style Creator Bot, che ha mandato in pensione il Midi-to-Style: la conversione richiede una manciata di secondi ma è evidente (e naturale) che non tutti gli Standard MIDI File possono essere convertiti d’amblais in uno stile accompagnamento effettivamente suonabile con sufficiente efficacia.

Korg PA1000: un pannello operativo affollato di pulsanti

Playback

Il doppio sequencer è sempre stato un segno distintivo degli arranger Korg: nel caso degli Standard MIDI file ora si possono sincronizzare i due brani seguendo sulla grafica del video la scansione delle misure. Nelle basi audio, è possibile mettere in Mute la traccia della melodia tramite Track Select: ne abbiamo già parlato in questo blog, meno riverbero c’è sulla voce e più incisiva sarà la riduzione della voce del canto.

Sempre per la logica operativa di giocare con due pulsanti, si può tenere premuto il tasto Shift e girare il Dial per cambiare la velocità del brano.

Kaoss

L’introduzione del software Kaoss offre nuovi canoni di usabilità dello strumento. È la prima volta che un concetto simile viene applicato ad un arranger e sarà interessante approfondirne le possibilità. L’utilizzo del Kaoss in modo Style offre una creatività atipica nel panorama degli arranger. In modo Song invece, premere Shift e toccare Freeze sullo schermo per consolidare una posizione sulle coordinate.

Effetti

Rimangono vaste le possibilità di agire sugli effetti per arricchire di presenza e fantasia il panorama sonoro: EQ immancabile, effetti Insert FX & Master FX come da manuale di trattamento dei segnali audio, un prezioso Guitar FX per controllare una chitarra eventualmente collegata all’ingresso Audio In e, per chiudere il mix finale, Global EQ e Limiter. Per i cantanti, la presenza del processore vocale TC Helicon è ormai uno standard per gli arranger Korg.

SongBook

Il SongBook è una caratteristica preziosa degli arranger Korg da cui non si può prescindere. Specialmente per chi suona dal vivo. Non è una novità, ma va precisato che la nuova versione è in grado di memorizzare anche le Chord Sequence. A livello personale, devo approfondire bene la materia per capire se eventualmente possa generare confusione operativa il fatto che i pulsanti Set List siano gli stessi con controllano i Keyboard Set.

Registrazione

Il metodo di registrazione più immediato è quello delle Backing Sequence (quick record). Come da manuale, si consiglia di ridurre sempre la risoluzione quando si registra in questo metodo, almeno in sedicesimi, onde evitare il rischio che eventuali imprecisioni si riflettano sulla registrazione. Mi piace osservare come il pulsante Start/Stop avvii sia lo style sia la registrazione, molto meglio e più comodo così, visto che in passato si dovevano premere due pulsanti separati. Il secondo metodo di registrazione è lo Step Backing Sequence, già presente sulla storica i3 dove però aveva un’interfaccia video di cui provo nostalgia ancora oggi. Sugli strumenti Korg non manca mai il sequencer MIDI a 16 tracce con le possibilità di full edit: qui la registrazione si fa seria e permette di lavorare su tracce singole, evento per evento. Il quarto e ultimo modo di registrazione è quello in formato audio MP3.

Media

Il corredo di uscite è completo, non manca nulla. Da osservare come la porta USB device sul retro possa essere adibita al collegamento di un computer con la tastiera per copiare file MP3 o altre risorse. Il file system continua ad essere basato sul concetto di cartella SET, sul quale ho già espresso più volte le mie perplessità in questo blog, quindi mi sembra eccessivo tornarci sopra ancora una volta. Ormai lo sapete.

Conclusioni

Tornando finalmente al quesito iniziale, se cioè è cambiato il modo di lavorare con gli arranger Korg, allo stato attuale delle conoscenze, non mi sento di sbilanciarmi. Sono in effetti cambiate e migliorate tante caratteristiche tecniche, ma la mia impressione è che la sostanza e la filosofia della serie Pa siano rimaste quelle originali. Se guardiamo il fratello maggiore dei due nuovi arranger, rispetto i modelli precedenti, la memoria RAM di Pa1000 è stata ampliata fino a 600MB (lineari) con la possibilità di caricare campioni compressi con un processore più veloce che rende più rapidi i tempi di avvio e permette di far lavorare meglio i 128 oscillatori a favore di una migliora polifonia. Il numero superiore di suoni, stili e di locazioni di memoria per le proprie personalizzazioni permetterà di ampliare il proprio repertorio, lavorando con migliore comodità. I nuovi amplificatori di bordo promettono una maggiore dinamica sonora. Tutto questo rende Pa1000 uno strumento interessante ma, se vogliamo cercare evoluzioni operative, le dobbiamo cercare su aspetti accessori come ad esempio Kaoss, Chord Sequencer e Style Creator Bot. Torneremo sull’argomento con qualche esperienza concreta.

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Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 novembre 2017 at 16:04

Pubblicato su Korg

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Gioia, amore, tristezza e rabbia: il concorso di Yamaha Music Club

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Concorso Yamaha Music Club

Questa occasione proposta da Yamaha Music Club sembra essere disegnata su misura dei numerosi musicisti che suonano con passione il pianoforte o la tastiera e che desiderano mettersi in gioco come compositori. La partecipazione richiede la pubblicazione su SoundCloud di un brano originale in formato audio della durata di 20 secondi, suonato con il solo pianoforte o con una base multitraccia registrata con il sequencer (NDA: come sapete gran parte delle tastiere arranger attuali è dotata di un sequencer con capacità di registrazione audio).

Il tema delle composizioni va scelto fra alcune emozioni basilari dell’indole umana: gioia, amore, tristezza e rabbia. I partecipanti possono scegliere uno solo fra questi temi. La sfida è nel riuscire ad esprimere con efficacia tutto il valore di quell’emozione avendo a disposizione soltanto 20 secondi.

Il termine per il caricamento dei file su SoundCloud è il 10 dicembre p.v. Non è esplicitamente riportato sul regolamento ma, ovviamente, possono partecipare anche i minori in grado di esibire una liberatoria del genitore o tutore.

La giuria nominata da Yamaha Music Club assegnerà il premio ai quattro vincitori, uno per ogni tema, entro il 28 gennaio 2018. Il premio consiste nella produzione di un filmato video che sarà realizzato appositamente da Yamaha Music e che potrà essere visionato sul canale YouTube di Yamaha Music Club e sugli altri canali social network gestiti dalla società. Inoltre, il vincitore sarà invitato a spendere una giornata nella sede di Yamaha Music a Gerno di Lesmo (MB), una giornata dedicata alle prove e alla registrazione dell’intero brano idealmente su un pianoforte Yamaha AvantGrand N3X. Yamaha Italia ha confermato che sarà possibile, in alternativa, registrare il proprio brano tramite l’arranger workstation Yamaha Genos.

Chi è interessato può visitare le pagine dedicate al concorso Share Your Emotion e leggere con attenzione il regolamento.

Al fine di stuzzicare la curiosità – e a titolo di esempio – ecco per voi quattro composizioni pubblicate proprio da Yamaha Music Club. Cominciamo dalla gioia, un sentimento incontenibile e che Simone Pionieri esprime facendo correre a perdifiato le proprie mani e le proprie dita sul pianoforte.

L’amore, nelle corde più liriche del romanticismo, viene così interpretato da Mauro Di Ruscio.

La terza emozione è quella della tristezza: Luigi Ranghino la rappresenta con una sequenza pianistica che induce amarezza e malinconia.

E, per finire, ecco la rabbia intrisa di collera e sdegno, secondo Seby Burgio.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

4 novembre 2017 at 09:59

PSR-S970/S770: il test pubblicato su AudioFader

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AudioFader pubblica il test di Yamaha PSR-S970 e PSR-S770

Con colpevole ritardo, vi segnalo soltanto ora che è stato pubblicato da tempo il test di PSR-S970/S770 firmato dal sottoscritto per i titoli di AudioFader. Lo so, lo so, abbiamo tutti nella testa il recente annuncio di Yamaha Genos e il fatto di prestare attenzione a due modelli che sono a listino da un paio d’anni potrebbe apparire ad alcuni un po’ datato. In realtà è vero il contrario. A mio parere.

Primo, perché questi due arranger rappresentano ancora il meglio dell’esperienza Yamaha nel segmento medio della categoria.

Secondo, perché non tutti hanno un portafoglio che gli consenta di balzare ai 3500 Euro di Tyros 5 o 4200 Euro di Genos: il prezzo odierno di PSR-S970 e PSR-S770 si trova intorno ai 1480 Euro e 990 Euro, rispettivamente.

Terzo, perché questi due modelli resteranno a listino ancora a lungo e non è ancora dato sapere quando usciranno i successori (ci vorrà ancora molto tempo).

Quarto, perché questo articolo è un test approfondito: non troverete soltanto la descrizione tecnica del prodotto, ma anche la valutazione accurata e i risultati dettagliate delle mie prove, dopo aver collaudato questi arranger di persona per alcuni mesi.

In ultimo, perché AudioFader è una testata importante, con una personalità editoriale che non ha eguali sul mondo del giornalismo tecnico-musicale in Italia: ogni informazione è verificata, esperta e approfondita.

In breve, la lettura è consigliata a tutti gli appassionati di arranger. Ricordo che è necessario registrarsi (gratuitamente) per leggere questo o gli altri articoli presenti sul sito.

Eccovi l’incipit dell’articolo, come un piccolo assaggio.

Il catalogo delle workstation arranger Yamaha è storicamente ricco di proposte per qualsiasi budget che, grazie a regolari aggiornamenti e l’introduzione di nuovi concetti tecnologici, mantiene una solida posizione di leader del settore.
In questo test mi sono voluto concentrare su due modelli di questa serie quali la PSR-S970, un leone ruggente che ha ereditato in sé molta della qualità tipica della serie di grado superiore Tyros, e la sorellina PSR-S770 sprovvista dell’armonizzatore vocale e di altri caratteristiche accessorie ma situata in una stuzzicante posizione per qualità-prezzo. Questi due ultimi modelli della serie sono in vendita dal 2015: non sono in effetti una novità dell’ultima ora, ma ancora oggi vale la pena approfondire la conoscenza di questi prodotti.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

21 ottobre 2017 at 10:51

Pubblicato su Yamaha

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Raffica di aggiornamenti software in casa Ketron

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Ketron, arranger workstation Made in Italy

Con l’arrivo dell’autunno, Ketron ha inondato di aggiornamenti software i propri clienti a favore di diversi modelli di arranger: SD9 ha ottenuto un nuovo sistema operativo che apporta una ricca serie di importanti perfezionamenti; SD40 ha ricevuto ben due aggiornamenti da applicare in stretta sequenza; e, infine, la famiglia di prodotti Audya si arricchisce di funzioni di diagnosi e della possibilità di sbloccare le protezioni di copia nel caso di sostituzione dell’Hard Disk.

SD9: abbondanza di miglioramenti

Battezzata con la numerazione di 1.02, questa rivisitazione del software consente di andare a correggere 18 guasti software che sono stati rilevati nei primi mesi di vita del prodotto nel mondo reale. L’intervento correttivo è un buon segno a prescindere, per tutti i clienti che hanno scelto questo prodotto del marchio anconetano o per tutti i clienti che, in prospettiva, stanno valutando questo acquisto. I guasti riparati riguardano condizioni d’uso particolari o esecuzioni di operazioni in specifiche sequenze e ora SD9 si presenta con una maggiore robustezza operativa e un’affidabilità superiore.

Ma non è tutto qua. Il sistema operativo 1.02 introduce una schiera importante di perfezionamenti e che andiamo ad elencare in dettaglio grazie al contributo di Marcello Colò di Ketron:

  • Come se non bastasse la qualità notevole dello strumento, con il software 1.02 il suono globale di SD9 incrementa ancor di più la botta d’impatto grazie all’equalizzazione Flat che, all’interno della funzione Enhancer, concede allo strumento un sensibile aumento delle frequenze medio–basse.
  • Udite! Udite! Anche Ketron introduce la funzione Half Bar: se il tasto viene premuto entro i primi due movimenti, quando si arriva a metà misura, il tempo riparte del primo quarto. In questo modo, finalmente, si potranno gestire le c.d. mezze misure a favore della creatività e, soprattutto, al rispetto rigoroso della partitura.
  • Ketron ha aggiunto la possibilità di scegliere la successiva variazione 1 oppure 2 durante l’esecuzione di un Fill-In di uno style.
  • Al fine di migliorare la visibilità, il numero dei caratteri del nome dello style attivo (e visualizzato in alto a sinistra sullo schermo) è stato portato a 24: in base alla lunghezza della stringa, il sistema diminuisce o aumenta le dimensioni del font.
  • La flessibilità di utilizzo cresce: il Lock Tempo non è più automatico.
  • Con l’intento di accontentare quei clienti che avevano chiesto un immediato adeguamento del basso automatico, la latenza è stata migliorata e ora è possibile cambiare velocemente gli accordi in modalità Bass Lowest. Il miglioramento è percepibile in tempo reale.
  • Incrementata la velocità di buffering dello streaming audio su Live Drum e Launch Pad. Quest’ultimo in particolare è ora in grado di gestire fino a tre file wave contemporanei calcolando in tempo reale Pitch e Time Stretching.
  • È stato introdotto un nuovo controllo della compressione della dinamica negli style con Drumset e Audio Drum: si chiama MIDI Compress.
  • Launch Pad si arricchisce di Auto-Fill e della possibilità di memorizzazione nelle Registration.
  • In modalità USB, SD9 come se fosse composta da due generatori sonori: lasciando il collegamento USB intatto e commutando da SD9, si possono gestire le due sorgenti sonore in modo indipendente.
  • La gestione delle Registration è stata estesa di numerose piccole-grandi migliorie: salvataggio completo per le famiglie Voice, memorizzazione dell’Intro dello style, degli slider Right e 2nd Voice e altro ancora.

Vi pare poco?

 

SD40: due aggiornamenti da applicare in sequenza

Per quanto concerne il modulo SD40, Ketron ha pubblicato due aggiornamenti software a distanza di pochi giorni, tra il 28 settembre e il 12 ottobre. La più recente versione software Styles SD40 va applicata immediatamente dopo aver installato la versione 1.0.2. È importante applicare entrambi gli aggiornamenti per avere una macchina stabile. Per l’elenco delle funzioni aggiornate e migliorate, vi rimando all’elenco pubblicato da Ketron.

 

Lunga vita ai modelli Audya: versione 5.4C

Anche per i classici modelli Audya, l’azienda di Ancona ha riservato novità: l’ultimo rilascio è uscito il 4 ottobre e include nuove routine di test interno, sia hardware sia software. Queste funzioni di diagnosi sono utili per il miglioramento dei prodotti, permettendo uno scambio di informazioni tecniche accurate fra azienda e centri di assistenza, a beneficio esclusivo degli utenti finali che possono così ottenere rapide risposte alle possibili difficoltà tecniche che possono sorgere nelle situazioni di utilizzo più impensate.

L’aggiornamento software include anche una nuova caratteristica: trattasi della funzione utente HD UNLOCK. Si trova nell’ambiente DISK UTILITY e va riferita ai possessori di memorie USB con stili e suoni: va utilizzata nell’eventualità di sostituzioni del disco fisso e nel caso di installazione di dischi SSD. Come noto infatti, le memorie USB di Ketron sono protette dalle copie non autorizzate; e questa protezione riconosce anche dispositivi differenti (quali HD o SSD). La nuova funzione HD UNLOCK sblocca quindi tale protezione, consentendo la nuova installazione sempre sulla stessa tastiera con HD o SSD sostituito.

 

Conclusioni

In caso di problemi, potete fare riferimento in primis al servizio di assistenza Ketron oppure partecipare alla comunità web dei Supporti Ketroniani e fare conto sulla solidarietà di altri entusiasti clienti di questi arranger Made in Italy.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

14 ottobre 2017 at 11:53

Pubblicato su Ketron

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Comunità di appassionati di arranger, su Facebook

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Arrangers Italia

Oggi diamo spazio alla comunità web di appassionati di arranger workstation e che si ritrova abitualmente intorno alla pagina Facebook di Arrangers Italia. Ce ne parla uno dei suoi animatori più ardenti, Filippo Liguori.

Re’: Filippo, raccontaci da dove è nata questa esperienza.

FL: Le passioni aiutano le persone ad incontrarsi e, molte volte, da un incontro virtuale nascono amicizie che diventano reali, nonostante le distanze chilometriche. Così, da un occasionale conoscenza sbocciata sul web, è nato il nostro gruppo. Spinti dallo stesso forte amore per la musica e per le tastiere arranger, abbiamo deciso di andare controcorrente rispetto la tendenza odierna di stare ognuno dietro allo schermo del PC a casa propria. Ci siamo incontrati per dare un volto alle opinioni: tutto ciò che è condiviso di persona è più forte e rende i legami veri.

Re’: Non sei solo, quindi.

FL: Condivido questa esperienza con un gruppo di validi musicisti: Vincenzo Borriello, Pino Palladino, Gianluca Scala, Luca Peluso, Marco Filacchione, Francesco De Vincenzo e Peppe Malatesta. Quando abbiamo pensato ad Arrangers Italia, volevamo mettere le nostre esperienze al servizio di altri, condividere opinioni sul mondo delle tastiere arranger e non solo. Ci sarebbe piaciuto essere un punto di riferimento per un aggiornamento continuo. Non ci saremmo mai aspettati di raggiungere in così breve tempo un numero così elevato di contributi e di letture, siamo onorati e più che mai soddisfatti. I 1350 iscritti alla pagina Facebook appartengono a tutte le fasce di età e a svariate nazionalità, musicisti per passione e di professione, cantanti, tecnici altre figure professionali e non. Certo è impossibile conoscere tutti ma, per quanto si può capire dalla presentazione che ognuno dà di sé nella propria pagina, non possiamo non prendere atto di quanto sia forte e diffusa la passione per la musica ad ogni livello, che siano nuovi talenti o musicisti dall’esperienza consolidata. Ringraziamo, pertanto, coloro che partecipano attivamente alle discussioni donando, senza interesse alcuno, parte della loro conoscenza e professionalità.

Re’: L’argomento dominante è dunque quello degli arranger.

FL: Cerchiamo di pubblicare notizie riguardanti le nuove uscite sul mercato, confrontiamo i prodotti attualmente in circolazione dando uno sguardo al passato; condividiamo volentieri video delle esibizioni degli iscritti, controlliamo le pagine ufficiali dei produttori per comunicare aggiornamenti e rilasci di nuove versioni software. Il reparto musicale dedicato agli arranger è vasto, vario e in continuo aggiornamento: certo non esiste la tastiera perfetta, ma sicuramente è possibile trovare lo strumento che si adatta alle necessità del musicista. Tutte le maggiori case produttrici offrono una vasta gamma di prodotti adatta a soddisfare anche i più esigenti, gli studenti e chi suona per puro divertimento. Chi vuole suonare da solo o dal vivo ha la possibilità di avere a sua disposizione una band completa e di eseguire con semplicità quanto si desidera. Certo per fare questo è necessario sapere suonare, contrariamente a quanto si pensa dei suonatori di arranger. Fantastico potere modificare stili a piacimento del musicista, personalizzare i brani registrare e riprodurre. Nel corso degli anni, le funzionalità si sono ampliate e le modalità di utilizzo delle tastiere si sono molto semplificate quindi, il tastierista può concentrarsi maggiormente sull’esecuzione dei brani e ne consegue a mio parere un miglioramento del progetto creativo e uno sviluppo maggiore delle idee musicali.

Re’: Dimmi di più della tua storia di musicista, Filippo.

FL: Mi sono avvicinato alla musica sin da ragazzino, grazie ad un progetto scolastico. Ho studiato il pianoforte e le tastiere, fra i miei insegnanti, ho avuto il maestro Marco Parisi Sr. a Salerno. Mi sono appassionato alle tastiere arranger negli anni ’90 quando, con un gruppo di amici, abbiamo iniziato a fare serate: a quei tempi suonavo una Roland E-86, la regina del piano bar dell’epoca. Ho suonato anche altre tastiere quando mi esibivo con il gruppo musicale Sabra: Korg M1 e Yamaha DX7. La mia carriera da professionista è stata breve, ma intensa. Successivamente ho suonato per me, per pura passione, cercando sempre di perfezionarmi e migliorarmi, perché la musica la senti dentro e il primo destinatario delle emozioni prima del pubblico è lo stesso musicista.

Re’: Oltre a Roland E-86, hai avuto altri arranger?

L’arranger ha fatto la differenza per me e, dopo avere suonato quasi tutto, partendo da un vecchio organo EKO, passando per Roland E-15, GEM WS1, la già menzionata Roland E-86, e poi Korg Pa900, l’italiana Ketron SD7, il piccolo ma grande nei suoni modulo Roland BK-7m e il top della serie BK, BK-9. Oggi la padrona della mia postazione è Korg Pa4X, affidabile come poche, accompagnata recentemente dalla neo-nata Roland FA-07.

Re’: Non credo che ti fermerai qui, Filippo. Grazie del tuo tempo e un caro saluto a tutti i membri di Arrangers Italia.

Gianluca Scala, Pino Palladino, Vincenzo Borriello, Filippo Liguori

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 ottobre 2017 at 08:15

Yamaha alza il sipario su Genos

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Yamaha Genos, l’ammiraglia di una nuova stirpe di arranger workstation

Come da programma, l’attesa è terminata oggi due ottobre 2017. Yamaha ha finalmente svelato il gioiello tecnologico che molti tastieristi del mondo occidentale attendavano con ansia da settimane o mesi: la stirpe di Genos è cominciata e va a prendere quel posto che, sino a ieri, era stato occupato con successo dalla fortunata dinastia Tyros, avendo quest’ultima ormai raggiunto il proprio apice e completato la propria evoluzione con Tyros5. Dopo avervi raccontato così tanto in questo blog sui diversi modelli Tyros, non potevamo davvero perderci l’appuntamento odierno e celebrare insieme a voi lettori fedeli questa pietra miliare nella storia degli arranger workstation.

Le prime impressioni a caldo, raccontate da Mauro Di Ruscio

Siamo fortunati, le prime parole che ci introducono a Genos sono quelle di Mauro Di Ruscio esperto dimostratore Yamaha e affermato musicista.

Re’: Mauro, tu hai avuto la possibilità di mettere le mani fra i primi su Genos già da qualche settimana. Raccontaci le tue prime impressioni.

MDR: Il primo aspetto che colpisce è la facilità di utilizzo. Da una parte, Genos nasce con un bellissimo schermo touch screen, dall’altra ci sono comodissimi slider e knob assegnabili ed utili nell’utilizzo live. Tutta la grafica dei vari menu è stata rinnovata, le pagine video sono facilmente leggibili ed intuitive.

Re’: La nuova generazione sonora ti ha conquistato?

MDR: Bello il suono di pianoforte, al top della tradizione Yamaha. Sono altrettanto belli i suoni di piani elettrici, per non parlare degli archi: stupendi. I suoni di chitarra sono ancora più sorprendenti di quelli di Tyros5. Ho trovato migliorati anche i suoni di organo. Ho potuto apprezzare i nuovi suoni con tre Super Articulation! L’evoluzione dei suoni di synth e dei pad continua e ti cattura.

Re’: Come ti sei trovato con la sezione arranger?

MDR: Negli style ci sono tracce di basso da paura. Gli accompagnamenti di chitarra sono sempre più realistici. Belli i vari riff di chitarra presenti negli arpeggiatori che caratterizzano e arricchiscono ancora di più gli style. Strepitosi i Kit Drum e i campioni delle Drum Machine per la musica anni ’80. Multipad belli e migliorati. Tastiera bella, si suona veramente bene.

Re’: Novità tecnologiche di miglioramento?

MDR: Ho trovato comodo poter caricare due song audio contemporaneamente. Il kit audio opzionale è migliorato tanto. Ho trovato miglioramenti sensibili nel vocoder e nell’harmonizerGenos ha a bordo già un’ampia memoria flash pronta per ospitare per i pack aggiuntivi. Ci sono tre ingressi USB-to-Device. Penso che avrai capito che mi piace veramente tanto.

Re’: Non ho dubbi. Grazie, Mauro!

Macro-differenze rispetto Tyros5

Analizziamo insieme, brevemente, le caratteristiche tecniche alla ricerca dei dettagli di innovazione che il nuovo strumento ha introdotto rispetto Tyros5.

La prima grande differenza si percepisce a prima vista: il look è cambiato molto, siamo più vicini a Montage che alla famiglia Tyros. Questo nuovo arranger workstation nasce a 76 tasti e, per ora, non è prevista la versione a 61 tasti; è più corta di 11 cm ed è più leggera di ben 3kg (13kg contro 16). Lo schermo LCD con touch-screen e più ampio a 9” (pare non reclinabile). Ci sono sette configurazioni di risposta al tocco contro cinque. Spiccano sulla sinistra del pannello sei manopole assegnabili per il controllo di parametri dal vivo: sopra di esse un piccolo schermo OLED monocromatico visualizza i valori attivi per ciascun parametro assegnato. Tre pulsanti sono dedicati al controllo delle Super Articulation!

La polifonia è raddoppiata a 256 note ma non sono pienamente sfruttabili essendo segmentata in 128 note dedicate alle voci di fabbrica e altre 128 disponibili per le voci aggiuntive del pack di espansione. L’arsenale di voci si espande ancora e raggiunge il numero di 1652 timbri (erano 1279): ma, diavolo, chi avrà mai il tempo per suonare tutte queste voci davvero? Ci sono 10 nuovi kit percussivi denominati Revo! Drums/SFX; le voci Ensemble salgono da 55 a 76, le Super Articulation! passano da 288 a 390, le Super Articulation 2! da 44 a 75, le MegaVoice da 54 a 82 e così via. Scompare invece la sezione Organ World con i suoi 40 suoni d’organo e si ritorna alla categoria delle voci Organ Flutes con 24 suoni rinnovati e perfezionati.

La memoria flash è già disponibile a 1.8GB e la memoria interna è di 58GB. Non servirà aggiungere altra memoria e nemmno un disco fisso interno. Il numero di stili di fabbrica si espande ancor più, da 539 a 550.

In buona sostanza, l’aspetto principale che appare come la grande innovazione è il sistema operativo. O meglio ancora, è l’interfaccia video che è stata completamente riscritta per essere pilotata da un generoso schermo touch-screen. Senza dubbio la facilità d’uso è cresciuta, tuttavia, per quanto riguarda lo schermo tattile nello specifico, valgono sempre le osservazioni fatte a suo tempo in questo blog, quando avevamo segnalato che comunque questa scelta non rappresenta necessariamente un valore aggiunto per tutti.

Conclusioni

Naturalmente, torneremo sull’argomento Genos. Nel frattempo, per saperne di più, vi consiglio di leggere la brochure oppure di cercare altre informazioni fra i trentatré filmati video pubblicati sul sito ufficiale.

Qui, prima di chiudere, non potevamo farci mancare la prima dimostrazione di Genos pubblicata da parte di Martis Harris per i colori di Kraft Music. Dura 16 minuti ma valgono tutto il vostro tempo.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

2 ottobre 2017 at 22:07

Pubblicato su Yamaha

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Il test dell’Expansion Pack: Greetings from Italy (per Tyros 5 e PSR-S970/S770)

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Sono certo che molti di voi ricordano bene il pack Greetings from Italy per Yamaha Tyros e PSR-S970/S770, soprattutto dopo che, nel maggio scorso, Michele Mucciacito, Mauro Di Ruscio e Danilo Donzella ci avevano raccontato la genesi e le caratteristiche di questa preziosa raccolta di stili e suoni.

Ora, per quanti suonano liscio e musica tradizionale italiana, segnalo che la recensione dettagliata e i risultati del mio test su questo Expansion Pack sono disponibili sul portale AudioFader: potete leggere il testo completo previa registrazione gratuita. La descrizione dettagliata, la valutazione tecnica e le impressioni d’uso: è tutto scritto e qui disponibile.

Ecco qui per voi, una pillola di assaggio dell’articolo, per stuzzicare la vostra curiosità e invitarvi alla lettura integrale su AudioFader.

È risaputo che gli arranger Yamaha, finora, non avevano mai avuto a disposizione sufficienti frecce per colpire la clientela propensa a suonare con continuità il repertorio tradizionale italiano. Del resto, le serie Tyros e PSR-S sono il risultato di una progettazione pensata a livello internazionale e, nel tempo, questo punto di forza non era stato affiancato seriamente da progetti diversi e specifici per il mercato italiano. Ora però la musica è cambiata: con il recente lancio del pack Greetings from Italy, Yamaha va a coprire questo vuoto e concede ai propri arranger di ultima generazione la possibilità di fare centro anche qui, attraendo l’attenzione dei musicisti che suonano abitualmente dal vivo nelle balere e nelle feste di piazza.

Continuate la lettura dell’articolo con l’intero test qui.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

29 settembre 2017 at 12:02