Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Il rapporto 2017 del blog Tastiere Arranger

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Oggi, nell’augurare Buon Anno 2018 a tutti voi lettori fedeli di Tastiere Arranger, ancora una volta sono lieto di poter cogliere l’occasione e ringraziarvi in modo speciale per la vostra incessante attenzione, lettura e partecipazione: il traffico web di questo blog continua a crescere, anno dopo anno. Ecco i dati forniti dalla piattaforma di WordPress, il numero di letture dal 2009 (anno di nascita di questo blog) ad oggi.

Stats

Come potete vedere da voi, il 2017 ha registrato 231.476 letture (il 10% in più rispetto l’anno precedente); tali letture sono state svolte da 87.308 visitatori unici. Dal 2009 ad oggi, il numero totale di letture supera la cifra di 1.132.038 clic.

Quest’anno, ho avuto la fortuna di pubblicare 58 nuovi articoli. Vi segnalo qui sotto quelli più significativi: se per caso ve ne siete perso qualcuno, chissà oggi potrebbe essere il momento buono per leggerli.

Concludo ricordando che gli articoli di Tastiere Arranger sono pubblicati sulla piattaforma di WordPress, ma sono altresì raggiungibili tramite altre strade digitali come Tumblr e Facebook.

Ancora grazie a tutti e buon inizio di 2018.

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Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 gennaio 2018 at 17:14

Pubblicato su Yamaha

Ajamsonic: nuovi stili per Ketron SD7, SD9, SD50, SD80 e MidJPro

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Il distributore USA dei prodotti Ketron ha provveduto recentemente a pubblicare una nutrita serie di stili di accompagnamento, come aveva fatto già in passato per la serie Ketron Audya. Sul sito Internet di questa azienda, sono infatti disponibili in vendita, da alcune settimane, nuovi pacchetti di stili musicali utili per espandere il repertorio di serie degli arranger: SD7, SD9, SD40, SD80 e MidJPro.

In occasione del periodo natalizio, queste nuove risorse sono state messe in vendita in due pacchetti:

  • Gold Pack 1: 40 stili, 28 audio drum, 5o nuovi timbri.
  • Gold Pack 2: 50 stili, 30 audio drum, 6o nuovi timbri.

In entrambi i casi il prezzo è di 199 dollari USA (circa 168 Euro) nella versione per SD7 e SD40, 299 dollari (circa 252 Euro) nella versione per SD9 e 109 dollari (92 Euro) per MidJPro. Costa di meno per quest’ultimo, perché mancante dei nuovi timbri.

Potete ascoltare le dimostrazioni di tutti gli stili nella pagina web: http://www.ajamsonic.com/styles.html. E non dimenticate che AjamSonic offre altri prodotti come: manuali di istruzione sugli strumenti Ketron (filmati DVD) e lo sviluppo di stili su misura.

Godiamoci ora la dimostrazione!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

23 dicembre 2017 at 19:25

Pubblicato su Ketron

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Visitando negozi di strumenti musicali in Giappone

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E’ un’abitudine innata in gran parte di noi, appassionati tastieristi: cogliere l’occasione di viaggi di lavoro o di vacanza per visitare negozi di strumenti musicali ovunque siano nel mondo. Nel mio caso, il lavoro mi porta di tanto in tanto in Giappone e il caso vuole che la città di destinazione sia Hamamatsu, guarda che coincidenza: qui si trova il cuore della produzione di strumenti musicali grazie alle sedi di tre importanti produttori nipponici: Yamaha, Roland e Kawai. In passato ero riuscito a visitare lo straordinario Museo degli strumenti musicali ma di solito non ho molto tempo libero durante queste trasferte. Ho la fortuna che il mio albergo è nelle vicinanze dell’outlet Yamaha, per cui una visita periodica in quell’esposizione commerciale è imperdibile.

Quest’anno sono riuscito anche a visitare un grande negozio di strumenti musicali nelle vicinanze di Fukuroi. Partiamo da quest’ultimo. Concentrandoci sulle tastiere e, nello specifico, nelle tastiere arranger, gli strumenti esposti confermano la differenza del mercato giapponese rispetto quello del nostro mercato occidentale. Niente arranger top di gamma e nemmeno workstation di medio livello: gli unici arranger in vendita sono quelli di primo livello. Ho scattato qualche foto, vediamole insieme.

In mezzo ad una distesa di pianoforti digitali, si intravede una tastiera Casio CTK-3500.

Poco più in là, l’unico arranger Yamaha della serie PSR. Si tratta di PSR-E363 circondato da tastiere-giocattolo.

Non mancano i nuovi modelli di tastiere Roland della serie GO: ecco il modello dedicato ai suoni di pianoforte GO-Piano.

E’ tutto qua. Veniamo ora al Yamaha Outlet di Hamamatsu, nel centro della città giapponese.

Una distesa di pianoforti digitali Yamaha. C’è un modello per ogni esigenza.

Pianoforte acustico Yamaha C1X, la serie CX rappresenta la serie di punta dei pianoforti Yamaha.

Ed ecco perché gli arranger non si vendono in Giappone: questo mercato nazionale è affezionato agli Electone, strumenti a doppio manuale a metà strada fra un organo elettronico ed una tastiera arranger (il primo modello Electone è del 1959 ed era direttamente ispirato agli organi Hammond).

 

 

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

9 dicembre 2017 at 14:18

Pubblicato su Yamaha

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Tastiere Roland serie GO: il test su AudioFader

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Roland GO:Keys in azione

 

Ricordate l’articolo pubblicato in questo blog alla vigilia di ferragosto? Sì quello in cui parlavamo delle nuove tastiere Roland della serie GO. Bene, Riccardo Gerbi ha approfondito il tema su AudioFader. Se non avete letto questo articolo, vi consiglio di farlo ora.

PS: L’articolo è liberamente consultabile su AudioFader, si richiede solo la registrazione gratuita.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

25 novembre 2017 at 18:37

Pubblicato su Roland

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Nuova usabilità degli arranger con Korg Pa1000/Pa700?

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Korg PA1000, nuovo arranger workstation per il 2017

Ci sono momenti importanti nella vita: la famiglia, il lavoro, gli amici, lo studio, lo sport possono dare grandi soddisfazioni. Ma non c’è momento nella mia vita che mi appassioni nello stesso modo come quando posso suonare la mia tastiera. Non importa quanto sia triste, allegro, confuso, smarrito o scoraggiato: purché sia davanti alla mia tastiera, un momento in cui possa fare musica, e io sto bene. Se possibile, preferisco suonare alla fine di una giornata faticosa ed estenuante, come stasera che ho consumato le dita suonando per l’ennesima volta stili Unplugged sulla mia “vecchia” Korg Pa800. Ed è in momenti come questo che mi ritrovo ancor più attratto dall’idea dei nuovi arranger Korg, in particolare Pa1000 e Pa700. Con una certa curiosità mi sono chiesto più volte quanto siano cambiati i concetti di usabilità degli arranger in casa Korg rispetto la prima serie Pa inaugurata nel 2003 con Pa1X. Con questo tipo di interesse, ho cominciato a studiare il materiale messo a disposizione da Korg, cercando di capirne di più. Vediamo tutto ora, insieme.

Fondamenti di usabilità

Sono numerosi gli aspetti che hanno suscitato la mia attenzione, sin dall’accensione dello strumento: i tempi di avvio sono sempre stati un punto disputabile degli arranger Korg; tutto deriva dalla scelta architetturale di gestire tutti i parametri a livello software, al fine di ottenere la massima flessibilità, con la conseguenza logica di dover caricare in memoria tutto il sistema operativo, i parametri e i campioni PCM ogni volta, all’avviamento: i tempi biblici dei primi modelli si sono ridotti sensibilmente e ora Pa1000/Pa700 richiedono circa 30 secondi per l’avvio.

Lo schermo è reclinabile manualmente secondo tre posizioni ed è interessante la possibilità di bloccare lo schermo stesso con Push-to-Lock, letteralmente “spingi per bloccare”. La regolazione della luminosità dello schermo avviene sempre tenendo premuto il pulsante Menu mentre si ruota il Dial: non essendo una manovra intuitiva, è stata aggiunta l’iconcina della luminosità sul pannello.

A questo proposito, ho trovato interessante l’interattività generale di controllo dei valori di ciascun parametro:

  • Dopo aver toccato un parametro sullo schermo, è sempre possibile ruotate il Dial per regolarne il valore.
  • Oppure, sempre dopo aver toccato il parametro sullo schermo, si può trascinare il dito sullo schermo a sinistra e a destra oppure in alto e in basso, senza staccare il dito dallo schermo ma muovendolo anche al di fuori dell’icona relativa al parametro, rendendo tutto più facile;
  • Altrimenti toccando due volte il parametro, appare una pagina di inserimento dei valori numerici del valore specifico.

Tutti i parametri On/Off restano impostati come erano all’ultimo spegnimento.

Timbri

I numerosi suoni sono richiamabili tramite quattro pagine: Factory, Legacy (cioè i timbri derivati dai modelli Pa precedenti), GM/XG, User. Per alcuni suoni, il movimento del joystick in avanti aggiunge il vibrato. Per aggiungere abbellimenti ai suoni DNC, DN1 e DN2 sono a disposizione gli switch posti sulla sinistra della tastiera. I timbri di organo Hammond sono sempre personalizzabili tramite drawbar graficamente rappresentati sul touch screen.

Il pulsante Split può avere tre posizioni: se è spento, significa che le parti UP1, UP2 e UP3 sono suonabili su tutta l’estensione della tastiera; se è accesso, significa che, a sinistra del punto di split, si può suonare la parte Lower. Premendo a lungo il tasto Split, appare la finestra di impostazione del punto di separazione virtuale della tastiera: tale valore resta memorizzato fino al cambio successivo (oppure, cosa rara da usare cum grano salis: è possibile impostare punti di split diversi in ogni Keyboard Set).

Parliamo di questi ultimi, i Keyboard Set: trattasi di una serie di timbri, suonabili in contemporanea su Pa1000/Pa700 e che possono essere salvati in una locazione di memoria per essere richiamati automaticamente: ogni memoria individua quali suoni di tastiera (singolarmente, in layer, in split), i valori di trasposizione e gli effetti: tutti questi parametri sono contenuti all’interno della libreria Keyboard Set. Possono inoltre essere associati agli stili o agli elementi del SongBook. I Keyboard Set possono essere pilotati da 9 pulsanti (condivisi con SongBook): visualmente dà l’impressione di essere tutto un po’ affollato. Comoda l’idea comunque del My Setting per richiamare il Keyboard Set preferito, quello che viene selezionato all’accensione della tastiera.

Da quello che ho visto, su Pa1000/Pa700 non mi risultano variazioni sull’utilizzo del pulsante Exit che si presta ancora una volta a dover essere premuto migliaia e migliaia di volte, per consentire di orientarsi fra le varie funzionalità possibile. Inoltre, va detto che, sulla carta, la presenza del touch screen avrebbe favorito la riduzione del numero di pulsanti che affollano il pannello, ma non è stato fatto. Ne saranno lieti i non vedenti e gli amanti dei controlli analogici e fisici: ad esempio, i pulsanti delle categorie degli style avrebbero potuto essere eliminati del tutto in quanto ridondanti, ma Korg ha stabilito di lasciarli.

Ampliamento dell’usabilità degli stili

Trovo geniale il Chord Sequencer perché permette di liberare la mano sinistra per suonare un assolo o gestire i controller DNC. Il pulsante del Chord Sequencer lampeggia per segnalare quando si sta registrando una sequenza di accordi; è illuminato in verde quando si ha una sequenza di accordi pronta ad essere suonata. È possibile altresì associare la registrazione di un Chord Sequencer ad uno switch per un richiamo immediato.

Mi piace l’idea del Bass & Lower Backing, particolarmente utile per suonare introduzioni personalizzate dei brani. A stile fermo si può suonare la parte Lower e, suonando due o più note insieme, entra anche il basso.

Le possibilità di remix delle tracce sono state estese e facilitate con le funzioni di Track Control, e ora si presta particolarmente ricca la facoltà di agire sui dettagli della traccia percussiva.

Richiede uno studio approfondito il nuovo Style Creator Bot, che ha mandato in pensione il Midi-to-Style: la conversione richiede una manciata di secondi ma è evidente (e naturale) che non tutti gli Standard MIDI File possono essere convertiti d’amblais in uno stile accompagnamento effettivamente suonabile con sufficiente efficacia.

Korg PA1000: un pannello operativo affollato di pulsanti

Playback

Il doppio sequencer è sempre stato un segno distintivo degli arranger Korg: nel caso degli Standard MIDI file ora si possono sincronizzare i due brani seguendo sulla grafica del video la scansione delle misure. Nelle basi audio, è possibile mettere in Mute la traccia della melodia tramite Track Select: ne abbiamo già parlato in questo blog, meno riverbero c’è sulla voce e più incisiva sarà la riduzione della voce del canto.

Sempre per la logica operativa di giocare con due pulsanti, si può tenere premuto il tasto Shift e girare il Dial per cambiare la velocità del brano.

Kaoss

L’introduzione del software Kaoss offre nuovi canoni di usabilità dello strumento. È la prima volta che un concetto simile viene applicato ad un arranger e sarà interessante approfondirne le possibilità. L’utilizzo del Kaoss in modo Style offre una creatività atipica nel panorama degli arranger. In modo Song invece, premere Shift e toccare Freeze sullo schermo per consolidare una posizione sulle coordinate.

Effetti

Rimangono vaste le possibilità di agire sugli effetti per arricchire di presenza e fantasia il panorama sonoro: EQ immancabile, effetti Insert FX & Master FX come da manuale di trattamento dei segnali audio, un prezioso Guitar FX per controllare una chitarra eventualmente collegata all’ingresso Audio In e, per chiudere il mix finale, Global EQ e Limiter. Per i cantanti, la presenza del processore vocale TC Helicon è ormai uno standard per gli arranger Korg.

SongBook

Il SongBook è una caratteristica preziosa degli arranger Korg da cui non si può prescindere. Specialmente per chi suona dal vivo. Non è una novità, ma va precisato che la nuova versione è in grado di memorizzare anche le Chord Sequence. A livello personale, devo approfondire bene la materia per capire se eventualmente possa generare confusione operativa il fatto che i pulsanti Set List siano gli stessi con controllano i Keyboard Set.

Registrazione

Il metodo di registrazione più immediato è quello delle Backing Sequence (quick record). Come da manuale, si consiglia di ridurre sempre la risoluzione quando si registra in questo metodo, almeno in sedicesimi, onde evitare il rischio che eventuali imprecisioni si riflettano sulla registrazione. Mi piace osservare come il pulsante Start/Stop avvii sia lo style sia la registrazione, molto meglio e più comodo così, visto che in passato si dovevano premere due pulsanti separati. Il secondo metodo di registrazione è lo Step Backing Sequence, già presente sulla storica i3 dove però aveva un’interfaccia video di cui provo nostalgia ancora oggi. Sugli strumenti Korg non manca mai il sequencer MIDI a 16 tracce con le possibilità di full edit: qui la registrazione si fa seria e permette di lavorare su tracce singole, evento per evento. Il quarto e ultimo modo di registrazione è quello in formato audio MP3.

Media

Il corredo di uscite è completo, non manca nulla. Da osservare come la porta USB device sul retro possa essere adibita al collegamento di un computer con la tastiera per copiare file MP3 o altre risorse. Il file system continua ad essere basato sul concetto di cartella SET, sul quale ho già espresso più volte le mie perplessità in questo blog, quindi mi sembra eccessivo tornarci sopra ancora una volta. Ormai lo sapete.

Conclusioni

Tornando finalmente al quesito iniziale, se cioè è cambiato il modo di lavorare con gli arranger Korg, allo stato attuale delle conoscenze, non mi sento di sbilanciarmi. Sono in effetti cambiate e migliorate tante caratteristiche tecniche, ma la mia impressione è che la sostanza e la filosofia della serie Pa siano rimaste quelle originali. Se guardiamo il fratello maggiore dei due nuovi arranger, rispetto i modelli precedenti, la memoria RAM di Pa1000 è stata ampliata fino a 600MB (lineari) con la possibilità di caricare campioni compressi con un processore più veloce che rende più rapidi i tempi di avvio e permette di far lavorare meglio i 128 oscillatori a favore di una migliora polifonia. Il numero superiore di suoni, stili e di locazioni di memoria per le proprie personalizzazioni permetterà di ampliare il proprio repertorio, lavorando con migliore comodità. I nuovi amplificatori di bordo promettono una maggiore dinamica sonora. Tutto questo rende Pa1000 uno strumento interessante ma, se vogliamo cercare evoluzioni operative, le dobbiamo cercare su aspetti accessori come ad esempio Kaoss, Chord Sequencer e Style Creator Bot. Torneremo sull’argomento con qualche esperienza concreta.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 novembre 2017 at 16:04

Pubblicato su Korg

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Gioia, amore, tristezza e rabbia: il concorso di Yamaha Music Club

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Concorso Yamaha Music Club

Questa occasione proposta da Yamaha Music Club sembra essere disegnata su misura dei numerosi musicisti che suonano con passione il pianoforte o la tastiera e che desiderano mettersi in gioco come compositori. La partecipazione richiede la pubblicazione su SoundCloud di un brano originale in formato audio della durata di 20 secondi, suonato con il solo pianoforte o con una base multitraccia registrata con il sequencer (NDA: come sapete gran parte delle tastiere arranger attuali è dotata di un sequencer con capacità di registrazione audio).

Il tema delle composizioni va scelto fra alcune emozioni basilari dell’indole umana: gioia, amore, tristezza e rabbia. I partecipanti possono scegliere uno solo fra questi temi. La sfida è nel riuscire ad esprimere con efficacia tutto il valore di quell’emozione avendo a disposizione soltanto 20 secondi.

Il termine per il caricamento dei file su SoundCloud è il 10 dicembre p.v. Non è esplicitamente riportato sul regolamento ma, ovviamente, possono partecipare anche i minori in grado di esibire una liberatoria del genitore o tutore.

La giuria nominata da Yamaha Music Club assegnerà il premio ai quattro vincitori, uno per ogni tema, entro il 28 gennaio 2018. Il premio consiste nella produzione di un filmato video che sarà realizzato appositamente da Yamaha Music e che potrà essere visionato sul canale YouTube di Yamaha Music Club e sugli altri canali social network gestiti dalla società. Inoltre, il vincitore sarà invitato a spendere una giornata nella sede di Yamaha Music a Gerno di Lesmo (MB), una giornata dedicata alle prove e alla registrazione dell’intero brano idealmente su un pianoforte Yamaha AvantGrand N3X. Yamaha Italia ha confermato che sarà possibile, in alternativa, registrare il proprio brano tramite l’arranger workstation Yamaha Genos.

Chi è interessato può visitare le pagine dedicate al concorso Share Your Emotion e leggere con attenzione il regolamento.

Al fine di stuzzicare la curiosità – e a titolo di esempio – ecco per voi quattro composizioni pubblicate proprio da Yamaha Music Club. Cominciamo dalla gioia, un sentimento incontenibile e che Simone Pionieri esprime facendo correre a perdifiato le proprie mani e le proprie dita sul pianoforte.

L’amore, nelle corde più liriche del romanticismo, viene così interpretato da Mauro Di Ruscio.

La terza emozione è quella della tristezza: Luigi Ranghino la rappresenta con una sequenza pianistica che induce amarezza e malinconia.

E, per finire, ecco la rabbia intrisa di collera e sdegno, secondo Seby Burgio.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

4 novembre 2017 at 09:59

PSR-S970/S770: il test pubblicato su AudioFader

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AudioFader pubblica il test di Yamaha PSR-S970 e PSR-S770

Con colpevole ritardo, vi segnalo soltanto ora che è stato pubblicato da tempo il test di PSR-S970/S770 firmato dal sottoscritto per i titoli di AudioFader. Lo so, lo so, abbiamo tutti nella testa il recente annuncio di Yamaha Genos e il fatto di prestare attenzione a due modelli che sono a listino da un paio d’anni potrebbe apparire ad alcuni un po’ datato. In realtà è vero il contrario. A mio parere.

Primo, perché questi due arranger rappresentano ancora il meglio dell’esperienza Yamaha nel segmento medio della categoria.

Secondo, perché non tutti hanno un portafoglio che gli consenta di balzare ai 3500 Euro di Tyros 5 o 4200 Euro di Genos: il prezzo odierno di PSR-S970 e PSR-S770 si trova intorno ai 1480 Euro e 990 Euro, rispettivamente.

Terzo, perché questi due modelli resteranno a listino ancora a lungo e non è ancora dato sapere quando usciranno i successori (ci vorrà ancora molto tempo).

Quarto, perché questo articolo è un test approfondito: non troverete soltanto la descrizione tecnica del prodotto, ma anche la valutazione accurata e i risultati dettagliate delle mie prove, dopo aver collaudato questi arranger di persona per alcuni mesi.

In ultimo, perché AudioFader è una testata importante, con una personalità editoriale che non ha eguali sul mondo del giornalismo tecnico-musicale in Italia: ogni informazione è verificata, esperta e approfondita.

In breve, la lettura è consigliata a tutti gli appassionati di arranger. Ricordo che è necessario registrarsi (gratuitamente) per leggere questo o gli altri articoli presenti sul sito.

Eccovi l’incipit dell’articolo, come un piccolo assaggio.

Il catalogo delle workstation arranger Yamaha è storicamente ricco di proposte per qualsiasi budget che, grazie a regolari aggiornamenti e l’introduzione di nuovi concetti tecnologici, mantiene una solida posizione di leader del settore.
In questo test mi sono voluto concentrare su due modelli di questa serie quali la PSR-S970, un leone ruggente che ha ereditato in sé molta della qualità tipica della serie di grado superiore Tyros, e la sorellina PSR-S770 sprovvista dell’armonizzatore vocale e di altri caratteristiche accessorie ma situata in una stuzzicante posizione per qualità-prezzo. Questi due ultimi modelli della serie sono in vendita dal 2015: non sono in effetti una novità dell’ultima ora, ma ancora oggi vale la pena approfondire la conoscenza di questi prodotti.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

21 ottobre 2017 at 10:51

Pubblicato su Yamaha

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