Tastiere arranger

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Storie di uomini, donne, tirocinanti e artisti affermanti – 5 di 8

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Enrico – Torino, 2006

Enrico vive da musicista. I soldi e le certezze stanno alla larga. Tutte le sere piano-bar, la domenica i matrimoni e poi si spera sempre nei jingle pubblicitari per una radio privata. Quelli della radio sono simpatici ma sono il massimo della disorganizzazione. Chiamano sempre la mattina presto (che gli venisse un colpo: non sanno che Enrico ha finito di smontare gli strumenti alle 4 di mattina ed è arrivato a casa alle 5 suonate?). E poi vogliono la base per il jingle entro la sera stessa: sono spietati! Come se la creatività fosse comandabile a bacchetta. E’ solo pubblicità, dura trenta secondi, ma chi se ne importa: Enrico ci tiene a fare un lavoro come si deve. Che sia un salumificio, un mobilificio o un dentifricio. Il risultato deve essere di qualità.
E oggi deve realizzare questo jingle che annuncia l’apertura di una nuovo pub a Pinerolo, sulla strada per le Olimpiadi invernali. Accende il suo arranger, sceglie uno stile da pub-piano: parte l’introduzione e lascia andare l’ispirazione. Non c’è storia: l’atmosfera è quelle classica che tutti sanno riconoscere. Dalle vibrazioni del piano Honky Tonk sembrano uscire i rilievi fumosi e accoglienti di una birreria del secolo scorso nel sud degli USA. Il giro di basso alternato è instancabile e spinge nella direzione giusta. Enrico non ha molto tempo per consegnare il lavoro finito. Ma l’arranger ha fatto tutto il lavoro sporco ed Enrico si è potuto concentrare sulla creatività. Il pezzo è registrato in tempo reale. Due correzioni manuali su qualche nota leggermente in ritardo. E poi regola gli effetti, equalizza il tutto e registra in formato audio. Senza il suo arranger preferito, Enrico non sarebbe arrivato in tempo. Anche per stasera la mercede è garantita.

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Il risultato finale di una registrazione sul vostro arranger potrebbe essere un semplice “provino”, oppure la canzone grezza da portare in studio dando l’opportunità ad altri artisti di registrarvi sopra le parti: magari sostituendo il basso dello stile con una registrazione di un bassista vero e così via; se disponete di un arranger professionale, non escludiamo la possibilità di arrivare addirittura al prodotto finito, salvo l’aggiunta della voce e le operazioni finali di compressione, equalizzazione e masterizzazione.

E ora diamo il bentornato a Tommy Johnson: questa volta ci delizia con Night Train!

5 di 8 – Continua prossimamente su questo blog (la storia precedente è qui).

Written by Renatus

19 luglio 2010 a 22:39

Pubblicato su argomenti vari

2 Risposte

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