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microARRANGER: tu porta le idee, noi porteremo il gruppo

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“Tu porta le idee, noi porteremo il gruppo”: è con questo messaggio pubblicitario che Korg USA sta tentando di conquistare i favori dei compositori. L’intento è promuovere il recente microARRANGER, uno strumento pensato non soltanto per i tastieristi: anche chitarristi, bassisti, ma soprattutto compositori possono trarre vantaggio da questa idea di prodotto. Il contenuto non è per nulla innovativo, ma l’imballo è geniale. Come abbiamo già evidenziato in questo blog, microARRANGER non è altro che il modello Korg Pa50SD rimpicciolito e messo dentra una scocca dalle misure più contenute ma dal colore nero che dà un tono lussuoso all’arranger.

In effetti il microARRANGER si presta bene a chi scrive canzoni abitualmente con  la chitarra. Disporre di un arranger professionale facilmente portatile potrebbe essere la soluzione migliore sul mercato dal punto di vista tecnologico attuale. Nessuna complicazione con PC, Mac, DAW e software complessi. Scegliete uno stile fra i 304 disponibili, impostate il tempo e, grazie al backing sequencer, registrate i giri di accordi della canzone. Poi prendete in mano la chitarra, premete Play e sperimentate le vostre soluzioni melodiche. Qualche accordo non va? Rettificate velocemente con il backing sequencer e riprovate.

Per i tastieristi più avvezzi a comporre musica con un arranger workstation, la soluzione microARRANGER offre un servizio di grandissima attualità: la mobilità. Ovunque andiate potete portarvi la tastiera appresso. Ma anche in casa o in studio, la potete spostare con facilità da una stanza all’altra.

E’ decisamente un prodotto divertente.

Una battuta a parte la merita il prezzo, che non è così micro come tutto il resto: sui forum di musicisti, molti osservano stupiti il divario fra il prezzo di lancio negli USA attestato sui 499 dollari pari a 406 Euro e il prezzo di vendita in Italia che gira intorno ai 540 Euro – non c’è paragone). Il prezzo viene generalmente giudicato eccessivo in base ad un altro fattore: i dettagli dei materiali costruttivi come pulsanti, cursori, pannello, scocca e minitasti, danno l’impressione di essere molto economici.

Se il prodotto avrà successo, chissà che Korg non vada a coprire alcune lacune correnti con una nuova versione di questo prodotto: non sono l’unico ad aver notato infatti la necessità di prevedere una connessione USB e la possibilità di dare la carica con le batteria alcaline al fine di completare il concetto di portabilità al suo estremo. Se succederà, non mi illudo comunque che sarà presto: magari fra 2-3 anni.

E, per finire, parliamo allora dei 61 mini-tasti. Immagino che anche a qualcuno di voi siano cascate le braccia anni fa quando Korg avevaa dato il via alla serie dei modelli con mini-tasti (microSTATION, microKORG, microX, micro SAMPLER). Un pochetto sì, dai ammettiamolo. Del resto, è con questo stesso scetticismo che io mi sono avvicinato a provare questo nuovo prodotto. Ma, quando per la prima volta ho messo le miei mani sui minitasti del microARRANGER, sono rimasto colpito favorevolmente, con mia sorpresa. I tasti neri sono molto più sottili di quanto credevo e questo accorgimento tecnico consente senza dubbio di migliorare l’ergononomia del concetto di minitasto. In poche parole: la prima impressione non è stata così male. Ovviamente: che non vi passi per la mente ora di provare a far vedere agli altri come siete bravi a suonare brani di Frederic Chopin o di Franz Liszt. Ma nemmeno il repertorio di Raphael Gualazzi. Credo infatti che qualche difficoltà ci potrebbe essere con la tecnica pianistica classica. Tuttavia per suonare parti di sintetizzatore e per pilotare la sezione arranger, direi che i minitasti vanno abbastanza bene. Basta impratichirsi un po’.

In questo blog abbiamo già scritto di microARRANGER in questa occasione:

Korg microARRANGER

Written by Renatus

7 luglio 2012 a 12:59

Pubblicato su Korg

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