Tastiere arranger

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Wersi Sonic, arranger workstation monumentale

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Wersi Sonic

Wersi Sonic

Conoscete il Wersi Sonic?

Immaginate di essere un produttore di strumenti musicali e non volete badare a spese. Cominciate con il volere disporre di una tabella di suoni da paura e li campionate con microfoni Neumann. Predisponete un processore capace di una polifonia praticamente illimitata che permetta di aggiungere suoni fino a quando la CPU non scoppia. Gli montate una memoria RAM di 8GB espandibile fino a 32GB. Cercate sempre di dare il massimo dotando il vostro arranger di un doppio manuale (uno a 76 e l’altro a 61 tasti) e di una doppia pedaliera – ovviamente dinamica (pensavate forse si stesse scherzando?). Piazzate uno schermo a colori a 12″ in formato 16:9 e con touch screen. Coprite il tutto con una console ampia, una pulsantiera solida ed una schiera sterminata di controlli fisici Drawbar. Chiedete ai vostri programmatori musicisti di creare 350 stili automatici di cui 150 con tracce audio RealDrum. Non avete ancora finito di cercare il meglio in assoluto:  inserite un disco fisso SSD, un lettore DVD, un registratore MP3, un’uscita video DVI/HDMI e prevedete che il sistema operativo supporti l’integrazione VST e molto molto di più (rischio di annoiarvi con questa abbondanza esagerata).

Ovviamente avrete uno strumento che costa un botto – 19.990 Euro nella versione completa – ma sentite che bestia di strumento!

Non ho parole, godetevi la dimostrazione di Robert Bartha.

Il risultato si vede e si sente. Tutti i dettagli sul sito del produttore Wersi.

Written by Renatus

3 maggio 2015 a 09:00

Pubblicato su Wersi

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5 Risposte

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  1. Più che un “arranger” il Sonic fa parte della famiglia degli organi elettronici, come gli Electone della Yamaha, strumenti che da noi non hanno più mercato da parecchi anni. Negli anni 70 e 80 era abbastanza comune trovarne nelle case, io stesso ho ancora in sala un Farfisa Pergamon, acquistato da mio padre a inizio anni 80, poco prima che le tastiere decretassero il loro inesorabile declino.

    Davide Moretti

    3 maggio 2015 at 23:48

    • Ciao Davide, e grazie per il commento.

      Yamaha Electone! Grande. Ne ho provato uno velocemente qualche anno fa. https://tastiere.wordpress.com/2009/10/31/niente-giappone-per-psr-s910s710-e-tyros-3/

      Peccato non avere avuto più tempo!

      Renatus

      6 maggio 2015 at 21:17

      • Io aspettavo tutti gli anni il DISMA di Rimini per mettere le mani sui Roland Atelier che erano in fiera, era l’unica occasione per poter mettere le mani su questi oggetti da 25.000 euro per un o’🙂 Peccato che quando è uscito l’ultimo modello, l’AT900, han smesso di fare il DISMA a Rimini, e ora Roland li ha pure tolti dal listino italiano, quindi credo che in Italia non li vedremo più.

        Davide Moretti

        6 maggio 2015 at 22:02

  2. Ciao Renatus ,
    mi sa che sono gli strumenti che nelle chiese americane usano per fare messa cantata…. ma anche se le casse sono enormi mi sa che l’effetto che fa suonare l’organo in chiesa ( non so se l’hai mai provato), se lo scordano. Però bellissime e inarrivabili….quanti skei..
    Ciao Massimo

    Massimo

    5 maggio 2015 at 09:28

    • Ciao Massimo. E grazie per l’attenzione a questo blog.

      In effetti qui su tastiere.wordpress.com, parliamo poco delle sezioni arranger incapsulate negli organi.
      Oltre ai modelli vintage di Wersi, Farfisa, Yamaha Electone, c’erano anche gli organi Roland della serie Atelier.

      Durante uno dei miei viaggi in Giappone, ho potuto costatare come la serie Electone continui ad essere popolare in quel paese, dove per altro non sono distribuiti né Tyros né i modelli alti della serie PSR.

      Per Roland, mi sembra che AT900 e modelli simili siano in produzione ancora ora, come hai scritto tutto tu, prevalentemente con destinazione il mercato nordamericano.

      Renatus

      6 maggio 2015 at 21:25


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