Tastiere arranger

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Scott Bradlee alza il sipario sul presente e sul futuro degli arranger

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Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

Scott Bradlee con Robyn Adele Anderson

A volte nei miei scritti pubblicati in questo blog, mi interrogo su quale possa essere il futuro delle tastiere arranger e se ancora possano averne uno, visto il dinamismo irrequieto con cui si muove la tecnologia digitale. Poi, nei giorni scorsi, càpito per caso sul filmato video di Scott Bradlee (guardatelo qui sotto!) e ho l’intuizione: eccolo qui il presente e il futuro degli arranger. Non è questione di tecnologia. Siamo noi. Siamo noi essere umani. Siamo noi musicisti. In particolare siamo noi, quando ci prendiamo cura di noi stessi e ci dedichiamo allo studio della musica, quando ci esercitiamo a fondo su una partitura e non ci accontentiamo del risultato facile. E insistiamo, provando fino a quando non ne ne esce un’esibizione convincente (a proposito se qualcuno di voi non ha ancora visto il film Whiplash, è tempo di recuperare e di farlo il più presto).

Ed è comunque qui che nasce il concetto autentico di arranger. E’ in ciascuno di noi. Perché di fatto, noi non dipendiamo dagli stili preset di una tastiera di accompagnamenti automatici: in ciascuno di noi, il repertorio di stili possibili è illimitato, la tavolozza sonora ha i limiti dovuti solo allo strumento che ci capita sottomano in quel momento. Scott Bradlee ce ne dà una dimostrazione e, solo casualmente, nel filmato si esibisce con un pianoforte digitale Nord Stage. Il bello è che potrebbe utilizzare qualsiasi tastiera, qualsiasi pianoforte digitale o acustico, di qualsiasi marca.

In questa dimostrazione, possiamo verificare soltanto 26 stili e sono tutti suonati sulla stessa canzone: la ninna nanna più scontata del mondo anglosassone: Twinkle Twinke Little Star.  Sono 26 arrangiamenti che raccontano in una manciata di minuti la storia di un secolo di musica. Vi consiglio la visione: per favore, se non lo avete ancora visto, dedicate ora cinque minuti della vostra vita a questo filmato e riconciliatevi con la musica “suonata con le mani”.

Per la cronaca, ecco i nomi degli style che l’arranger oggi ci dimostra:

  • Waltz
  • Ragtime
  • Charleston
  • Boogie Woogie
  • Swing
  • Bossa Nova
  • Doo Wop
  • RocknRoll
  • British Rock
  • Country&Western
  • Psychedlic Rock
  • Motown
  • Funk
  • Disco
  • Singer/Songwriter
  • Reggae
  • New Wave
  • Hard Rock
  • Grunge
  • Gangsta Rap
  • Techno
  • Pop Funk
  • Modern Alt Rock
  • Reggeton
  • Dubstep
  • Modern Dance Pop

L’avete visto tutto fino alla fine? Bene, ora fermatevi un momento. E pensate a quando vi interrogate sul perché non siete soddisfatti di suonare il vostro arranger attuale. Chiedetevi anche: siete sicuri che il problema sia nello strumento in sé? Magari non è sempre così. A volte siete solo voi stessi che avete bisogno di nuove motivazioni, di nuove ispirazioni, di rinnovare la forza di volontà per lavorare sulla vostra musica. Forse avete solo bisogno di un nuovo repertorio, di una nuova musica, di una nuova vita.

Ricordate sempre, l’antico motto di questo blog: prima viene il musicista, poi lo strumento.

Written by Renatus

4 maggio 2016 a 07:50

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7 Risposte

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  1. Riporto il mio pensiero, sperando di avere compreso il “nocciolo” di quanto esponi.
    Ritengo che le scoperte siano indeterminate. Ogni scoperta e da essa realizzato un prodotto, a sua volta crea una situazione necessaria di miglioramento. Questa voglia di nuove scoperte è anche costantemente alimentata con il succedersi delle generazioni. Quello che da giovani troviamo ci sembra arcaico e l’intrinseco desiderio di fare le proprie esperienze spinge a proseguire ad aggiungere anelli alla catena delle innovazioni. Penso che l’uomo non si accontenterà mai in modo sazio. l’ appetito, appunto vien mangiando!
    Si può affermare che in questi ultimi decenni le innovazioni sono state frenetiche rispetto al passato. Chissà, quale sarà il ritmo nel prosieguo dei secoli. Per conoscerlo bisognerebbe mai scordarsi di ….respirare!

    Pietro

    4 maggio 2016 at 15:29

  2. Sì Pietro, a volte le innovazioni portano benefici tangibili. Ma ricordiamo che al centro c’è la nostra umanità.

    Renatus

    7 maggio 2016 at 13:54

    • L’uomo è “schiavo” delle “convenzioni” ed è “schiavo” del desiderio di mettersi in gioco. C’è l’uomo che sceglie di fare l’eremita: si sente realizzato nel non possedere nulla! C’è l’uomo laborioso: non è mai sazio di quanto produce. Le innovazioni portano benefici, ma in ognuna c’è il pro ed il contro. Quasi sempre le novità ti inducono ad osservarle per rilevare l’aspetto innovativo. Con il prosieguo dell’uso della innovazione ci si accorge che vi è anche il contro. E’ mio parere, solamente la singola persona che riflette e sceglie quali convenzioni ossequiare, mette al centro l’aspetto “umanità”.

      Pietro

      7 maggio 2016 at 16:36

      • Io vedo solo un buon pianista da saloon in questo video. Ad ogni modo non comprendo il nesso con le tastiere automatiche le c.d arranger. Alcuni styles mettono a dura prova la bravura dei musicisti.

        Musico73

        11 maggio 2016 at 18:34

  3. Grazie del commento, Musico73. I diversi punti di vista rappresentano una grande ricchezza.

    Renatus

    12 maggio 2016 at 08:32

  4. Chi avesse anche la metà della sua tecnica sarebbe sprecato su un arranger.

    Alessandro

    20 maggio 2016 at 21:28


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