Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Acustico o digitale, un bel dilemma

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pianoforteIn un recente scambio di messaggi con Angelo, fedele lettore di questo blog, ho affrontato l’argomento controverso se valga o meno la pena sostituire il buon vecchio pianoforte acustico con una tastiera digitale. Ve la faccio breve: io sono giunto alla conclusione che una tastiera digitale possa (debba?) affiancare un pianoforte acustico, ma non sostituire. Non sono la stessa cosa e uno non può sostituire l’altro.

Il pianoforte acustico è unico e intramontabile. La sua fisicità e il suo realismo restano esperienze eccezionali: la possibilità di interagire con il tocco sui tasti per ottenere movimenti, vibrazioni e risonanze autentiche sono fenomeni reali che il mondo digitale può solo imitare e non rimpiazzare. È uno strumento perfetto che ha superato i secoli, capace di accontentare i gusti musicali di diverse generazioni in molte epoche. La qualità del suono, la protezione dell’investimento e l’aspetto estetico sono considerazioni fondamentali per dare il valore che il pianoforte acustico merita.

Però, al giorno d’oggi, se trascuriamo il recente fenomeno dei pianoforti ibridi, la tendenza dominante è quella di acquistare strumenti musicali digitali. E per diverse ragioni.

Il primo motivo è la manutenzione: gli strumenti digitali non richiedono di essere periodicamente accordati, occupano poco spazio e si puliscono più facilmente. Il secondo è la portabilità: pesi e misure degli strumenti digitali consentono un più facile trasporto. Al terzo posto ci metterei la convenienza: sul mercato si possono trovare strumenti digitali a buon prezzo con eccellenti suoni di pianoforte. In quarta posizione vorrei citare la versatilità: oltre al suono di pianoforte acustico, uno strumento digitale permette di emulare i suoni di pianoforti elettromeccanici, organi classici ed elettronici, archi, fiati, legni, chitarre… Al quinto posto vale il corredo di funzionalità tipicamente disponibili nel dominio digitale come la registrazione delle proprie esecuzioni, il caricamento di nuovi campioni e l’editing dei suoni, lo spartito digitale, le connessioni MIDI, audio e USB, e così via. In ultimo ci metterei il rispetto dei coinquilini: utilizzando le cuffie, è possibile suonare per tutta la notte senza disturbare nessuno.

E non trascurate il fatto che, se lo strumento digitale a tastiera include la sezione arranger, allora è possibile avere a disposizione musicisti virtuali: un batterista, un bassista, più chitarristi, un’orchestra intera che accompagna. Un motivo in più. Per me, quello decisivo. Da allora suono arranger workstation. E non ho smesso ancora oggi.

Written by Renatus

30 dicembre 2016 a 08:00

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3 Risposte

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  1. Sono d’accordo, però un digitale può avvicinarsi al 90 x 100 ad un suono acustico, viceversa non è possibile farlo. Secondo me ben venga il suono digitale. Auguro un buon 2017 ricco di novità, serenità, salute e tanta buona musica sia a te, caro Renato, sia a tutti i lettori di questo blog.

    Vincenzo

    30 dicembre 2016 at 11:07

    • Ciao Vincenzo. Grazie del tuo contributo è tanti auguri di buon anno!

      Renatus

      30 dicembre 2016 at 22:49

  2. […] Acustico o digitale: un bel dilemma […]


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