Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

Siete versatili o verticali?

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Introduzione

Come noto, un arranger esce sul mercato con la dotazione standard di accompagnamenti automatici “versatili”, pronti ad essere utilizzati per suonare un discreto numero di canzoni. In molti casi, è sufficiente variare il tempo ed eliminare una o più tracce, perché uno stile possa rivelarsi adatto per l’accompagnamento in brani molto diversi fra di loro. Naturalmente, il musicista può fare la differenza, personalizzando la propria esecuzione e mettendoci dentro la propria creatività al fine di ottenere un brano arrangiato, diverso dall’originale, ma più attuale e più personale.

Oltre agli stili di fabbrica, nei negozi virtuali del web o in forma di libero scambio su alcuni forum, fanno capolino gli stili “verticali”, quelli cioè costruiti su misura di una canzone specifica, i c.d. Song Style, che vi consentono di avere a disposizione l’Intro originale della canzone, i suoni più vicini a quelli del disco, i giri di basso e i break di batteria necessari per un’esecuzione fedele al brano famoso.

A questo punto, la domanda che vi pongo è semplice: voi quale situazione prediligete? Versatili o verticali? Ci sono i pro e i contro per ciascun tipo di accompagnamento automatico. L’argomento è molto interessante, almeno per chi – come il sottoscritto – suona arranger da una vita. Per cui mi ci tuffo dentro ora, in questo articolo. Voi che fate: mi seguite?

Bill Haley & His Comets - Rock Around the Clock (1954)

Bill Haley & His Comets – Rock Around the Clock (1954)

Stili versatili

Da quando esistono le tastiere arranger, da sempre gli accompagnamenti automatici proposti di serie vanno a coprire un vasto repertorio nei vari generi, tipicamente pop, rock, jazz, canzoni sentimentali (ballads in inglese), ballabili, musica etnica e così via. Seppur costruiti sui ritmi e sulle melodie di brani tipici di ciascun repertorio, la gran parte degli stili di serie sono disegnati nel modo più orizzontale possibile per poter essere utilizzati nel maggior numero di composizioni possibili. Una tastiera di buona qualità ha numerosi stili di accompagnamento: prendiamo ad esempio Yamaha PSR-S970 (l’arranger che ho sottomano in questi giorni) ha 450 stili in totale. Sono tantissimi. Ma nello specifico genere Pop&Rock ne ha 49 e se, quello è il vostro ambito preferito, sappiate che con 49 stili dovete essere in grado di suonare parecchio materiale e, in linea teorica, tutta la produzione musicale pop e rock. Voglio dire: da quando nel 1954 Bill Haley & His Comets ha inciso Rock Around the Clock  fino ai giorni nostri in cui LP ha registrato Lost On You, il mercato discografico ha visto decine di migliaia di canzoni di genere con innumerevoli variazioni ritmiche e incalcolabili giri di basso. Possiamo pensare di suonare qualsiasi brano Pop & Rock con 49 stili soltanto a disposizione? Forse non proprio tutti, ma nella stragrande maggioranza dei casi è possibile trovare una buona soluzione.

Possiamo individuare, tra quei 49, lo stile che si avvicina di più, assegnare il tempo corrispondente al brano in questione, togliere le tracce di accompagnamento eccessive (a volte ci ritroviamo a suonare la nostra parte con il solo accompagnamento di basso e batteria, perché no?), dimentichiamo i pattern e le variazioni non applicabili. Alla fine, ci troveremo fra le mani un buon arrangiamento, in taluni casi un ottimo mix. Il risultato dipende da due fattori: loro e noi. Loro sono i programmatori degli stili Korg, Yamaha, Ketron, Roland e Casio: gli stili devono avere il carattere giusto per “bucare” e uscire in ascolto; e non devono eccedere nella vicinanza a specifiche composizioni, perché altrimenti se ne ridurrebbe l’utilizzo ad una canzone soltanto, un paio al massimo. Dall’altra parte, ci siamo noi: siamo noi con le nostre capacità, la nostra creatività, la nostra voglia di divertirci, sperimentare e imparare. A questo punto quello che possiamo ottenere è molto probabilmente una bella esecuzione e non un clone del brano originale. Vale la pena provarci.

Del resto, se proprio vogliamo suonare sopra l’arrangiamento esatto del disco, allora non giriamoci intorno e utilizziamo direttamente uno Standard MIDI file o piuttosto una base MP3. Ma se, nonostante tutto, siamo qui che vogliamo suonare stili di accompagnamento della sezione arranger è perché siamo esseri umani, non macchine, e desideriamo creare qualcosa di personale che possa far dire – a chi ci ascolta – frasi del tipo: “Conosco questa canzone e mi piace come la suoni tu, come l’hai fatta tua rendendola una cosa nuova, attuale”. I bravi musicisti fanno miracoli con l’arranger quando sanno reinventare un repertorio suonandolo in modo nuovo: fra il pubblico, molti hanno le antenne pronte e ascoltano con attenzione. E capiscono. La gente non è tutta stupida e intuisce subito quando si trova davanti ad un musicista sincero, uno che non fa finta e che sta dando tutto sé stesso per comunicare, per divertire, far ballare e far sognare.

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LP – Death Valley (2016)

Stili verticali

Tuttavia non è tutto qui. Ci sono anche i c.d. Song Style. Se non sapete che cosa significhi questo termine, sappiate che siete in buona compagnia: anch’io ne ignoravo l’esistenza fino ad alcuni anni fa, quando questo lessico è apparso con insistenza nei forum di musicisti suonatori di arranger. Il Song Style al contrario degli stili generici che abbiamo descritto qui sopra, è uno stile verticale, costruito a pennello per una canzone specifica. In questo modo, il musicista che suona l’arranger riesce ad essere sicuramente fedele all’arrangiamento originale e la sua esecuzione potrà essere apprezzata più facilmente da quella parte di pubblico che di solito è restìa ad approvare la reinvenzione e la libertà creativa.

I Song Style sono comodi soprattutto per chi lavora come intrattenitore nel pianobar, nei ristoranti, matrimoni, feste e così via. Quando, nel baccano e nella confusione, il musicista si trova in difficoltà a far emergere la propria arte. Suonare in questi contesti è spesso un duro lavoro.

Dove trovare i Song Style? A volte sono nascosti fra gli stili preset, talvolta sono distribuiti gratuitamente dalla casa produttrice delle tastiere (cercate nell’area Download del sito ufficiale), spesso si trovano nei portali che vendono stili su Internet, altrimenti si possono scambiare nelle comunità web (occhio ai comportamenti truffaldini in questi casi) e, infine, potete anche crearli da voi. La tecnica più semplice per costruire un Song Style è partire da uno Standard MIDI file esistente e, tramite specifici strumenti software – argomento che potremmo esplorare in questo blog un giorno – esportare i vari segmenti della canzone dentro i pattern dell’arranger: Intro, una variazione per la strofa, una per il ritornello, Fill-in per gli stacchi, se serve anche un Break e, alla fine di tutto, il suo Ending finale. Ne consegue che, all’interno di un Song Style, è piuttosto comune ritrovare pezzi interi di Standard MIDI file.

Lo so già che cosa vi state chiedendo: i Song Style sono molto comodi, ma non si corre il rischio che il titolare dei diritti d’autore dello Standard MIDI file possa eccepire qualcosa? In effetti questo rischio c’è, ad onore del vero. Ma, ovviamente, se avete acquistato il Song Style da qualche portale web che detiene i copyright, allora non avete alcun problema e siete in una botte di ferro.

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Chiudiamo con Michel Voncken, il celebre divulgatore di strumenti Yamaha mentre si esibisce in Sultans of Swing (Dire Straits), suonando uno stile Pop&Rock presente nell’arranger workstation PSR-S970.

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Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

22 febbraio 2017 a 22:41

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3 Risposte

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  1. Argomento molto interessante, almeno per me! Trovo che i gli stili preimpostati sono più che sufficienti. Quelli personalizzati, si differenziano sì, ma sono sempre “preimpostati” . Le 4 variazioni, ad esempio della Tyros, sono più che sufficienti a soddisfare, o a produrre un brano musicale non monotono. Produrre musica con un arranger simile a quella di una orchestra è impossibile. Ad esempio, un pianoforte ed un batterista: due persone e due soli strumenti stabili nel produrre i singoli specifici loro suoni. Anzi, il pianoforte emette il suono, mentre la batteria emette il rumore. Il suono di un pianoforte unito a quello del suono degli stile dell’arranger , producono un effetto migliore. Preciso: suono degli style prodotto mediante la pressione dei tasti dell’accordo. Come, può anche essere aggiunto quello del rumore della batteria. Una sola persona, capace di suonare e capace di sapere usare l’arranger, si ottiene un risultato sonoro piacevole all’ascolto. Nell’universo delle formazioni musicali: banda, orchestra, ecc. sono composte da varie persone e la loro produzione dei vari suoni, offrono uno specifico eccellente risultato. L’arranger raggruppa un ampio corollario di effetti misti a suoni prodotti da una sola persona e naturalmente si differenzia, ad esempio a quello di una orchestra. L’arranger è uno strumento in più, uno strumento che incrementa l’entità di prodotti che producono suoni, indi, composizioni musicali. Più volte viene detto che uno strumento come la tromba ecc. il suono è migliore poiché prodotto da uno strumento naturale. L’arranger è artificiale, quindi imita il suono originale. Ad ognuno il suo: tutto quello viene dall’uomo prodotto è artificiale. Penso che la qualità del suono degli arranger sia quello di ulteriormente studiare per scoprire come migliorarli. Faccio un esempio: Suonando l’organo, pigiando 6 tasti, un singolo tasto, di questi 6 se lo sposti, lo si avverte, lo si sente. Suonando la stessa formazione di tasti con un Arranger, a parte le note alte, ma quelle basse non vengono percepite come nell’organo. Cos’è che si differenzia nell’organo? L’ampio spazio di distribuzione delle canne. Nell’arranger è assai piccola. Predisporre un Arranger con una distribuzione di suoni come l’organo è ragionata utopia. Renatus! Grazie per la tua costante, presente pubblicazione.

    Pietro

    23 febbraio 2017 at 09:02

    • Grazie a te Pietro, il tuo intervento è quanto mai interessante ed evidenzia un altro aspetto importante: gli accompagnamenti automatici sono diventati sempre più realistici, modello dopo modello, ma non riusciranno mai ad ottenere lo stesso effetto di una vera orchestra, di una vera band.

      Renatus

      24 febbraio 2017 at 10:20

  2. […] non sapete che cosa sia un Song Style, vi consiglio la lettura di questo recente articolo che ho pubblicato sulla stessa materia. Buona […]


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