Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Create Song Styles: le canzoni “al centro”

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Dal lontano Ontario (Canada) un signore di nome Ron Phillipchuk ha avuto un’idea originale: chiamare a raccolta i musicisti del mondo per condividere il modo con cui imparare a suonare nuove canzoni e a perfezionare la propria esibizione. Canzone per canzone. This is Create Song Styles.

Il mondo di Internet pullula di comunità web che, condividendo il proprio materiale e le proprie conoscenze, vanno a costruire luoghi di sapere, enciclopedie, biblioteche intere di risorse a disposizione di altri. Immaginate ora di entrare in un sito web scritto a più a mani dove potete cercare una canzone e trovate quello che serve sapere:

  • le informazioni sul compositore e sul cantante che l’ha resa famosa
  • in taluni casi, nozioni di cronaca in merito al contesto storico e artistico in cui quella canzone ha avuto luce
  • talvolta, lo spartito in formato PDF
  • oppure gli accordi
  • o il file di testo delle liriche
  • magari lo standard MIDI file
  • a volte la rielaborazione MP3
  • e, soprattutto, uno o più stili per arranger che permettono di eseguire quella canzone in modo impeccabile sulle tastiere più diffuse sul mercato: Yamaha, Korg, Casio, Roland e Ketron.

Ci sono numerosi siti web in cui è possibile condividere stili per arranger, ma quello di cui vi parlo oggi è davvero speciale: come ama ripetere Ron Phillipchuck è un sito “orientato alle canzoni” (song-centric). Cerchiamo di fare chiarezza: al contrario della vasta galleria di stili, magari suddivisi per repertorio, ma in cui si rischia di perdersi, qui si parte dalle singole canzoni per arrivare fino agli stili più indicati.

Le sezioni del forum sono numerose: oltre alle stanze virtuali per canzone e per artista, ci sono aree di discussione specifiche per ciascun costruttore di arranger: Yamaha, Roland, Korg e Ketron. A seguire ci sono i collegamenti ad altri importanti forum di condivisione stili e MIDI file. Non mancano sezioni specifiche per condividere tecniche e trucchi di programmazione degli stili per arranger.

pianoPuò fare piacere a molti sapere che il sito è disponibile in diverse lingue: inglese, olandese, francese, tedesco e – evviva! – italiano. Per coloro che vogliono imparare, sono disponibili stanze del forum, dove gli iscritti possono accedere al numeroso materiale che illustra i metodi per creare Song Style. La tecnica più popolare è basata su MIDI-to-Style, software realizzato e distribuito dal mitico Jorgen Sorensen dalla Danimarca.

Per quanti hanno perplessità sul rispetto dei diritti d’autore (argomento vivace per chiunque utilizzi Song Styles di questo tipo), è doveroso precisare che chi si iscrive viene informato dagli amministratori di Create Song Styles in anticipo: “You also agree not to post any copyrighted material unless you own the copyright or you have written consent from the owner of the copyrighted material”. Traduzione: “Accetti inoltre di non inviare alcun materiale protetto da copyright a meno che tu stesso non possiedi il copyright o hai il consenso scritto da parte del proprietario del materiale protetto da copyright”. Tale avviso riguarda tutti i materiali condivisi: anche spartiti PDF, MP3 e SMF originali potrebbero essere coperti da copyright.

Il servizio di Create Song Styles non è gratuito. Occorre abbonarsi secondo un piano tariffario: 11 dollari USA per un solo mese, 16 dollari per sei mesi, oppure 21 dollari per tutto l’anno (ovviamente quest’ultimo è il più conveniente).

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Se non sapete che cosa sia un Song Style, vi consiglio la lettura di questo recente articolo che ho pubblicato sulla stessa materia. Buona lettura.

Written by Renatus

16 marzo 2017 at 20:00

Dietro le quinte dello speciale “Pianoforti digitali” di AudioFader

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AudioFader è una rivista web il cui editore è Quine Business Publisher

AudioFader è una rivista web diretta da Luca Pilla e il cui editore è Quine Business Publisher

Cari amici lettori di Tastiere Arranger, oggi condivido con voi il racconto di quanto io e Riccardo Gerbi abbiamo combinato insieme nei mesi scorsi. Il risultato della nostra fatica partecipata è lo Speciale pianoforti digitali da pochi giorni pubblicato su AudioFader. A dire il vero, Riccardo in primis ha realizzato un’opera monumentale, una guida ragionata all’acquisto la cui lettura è accessibile a tutti gratuitamente: è richiesta soltanto la registrazione al sito. Da parte mia, sono felice di aver potuto dare una mano per la scrittura di una parte dello speciale: da pagina 15 a pagina 21 troverete il capitolo da me esteso e dedicato ai (UDITE! UDITE!) pianoforti digitali con arranger. Credo che potrà essere molto interessante per voi lettori di questo blog.

Re’: Eccoci, Riccardo.

RG: Ciao Renato.

Re’: Vorrei raccontare qui delle giornate e delle notti passate a lavorare distanti ma vicini per lo speciale dedicato ai pianoforti digitali di AudioFader. Ma non so da che parte cominciare. A ripensarci ora, mi vengono in mente ore interminabili passate a scrivere, a confrontarsi al telefono, a scambiare email con infiniti rimbalzi; e poi le conferenze web continuamente interrotte da linee Internet zoppicanti, con correzioni cicliche dello stesso testo per giorni. E poi quanto tempo passato alla lettura per documentarsi, alla verifica puntuale di tutte le schede tecniche, i contatti con le case produttrici per la conferma dei dati e delle impressioni, le visite nei negozi di strumenti musicali per provare gli strumenti. Ricordavo il mio file di Word che cresceva incessantemente: tu suggerivi dei ritocchi, io correggevo, poi arrivava il direttore (NDR: Luca Pilla) che in una frazione di secondo cassava una buona parte del testo, ci chiedeva di migliorare ancora e dovevamo riscrivere intere parti da capo. Che faticaccia! Ma, alla fine, ammettiamolo: siamo soddisfatti di questo lavoro vero?

RG: Redigere una speciale di questo tipo è sempre molto appassionante, perché frutto di un lavoro in team, per fornire al lettore un’informazione più completa e dettagliata; nello specifico, effettivamente è stato un lavoro piuttosto importante, e stilare tutte le tabelle con marchi e modelli suddivisi per fasce di prezzo ha richiesto parecchio tempo e pazienza, però sono soddisfatto del lavoro svolto, perché abbiamo realizzato un vademecum sul pianoforte digitale valido sia per chi è alla ricerca di una guida all’acquisto, sia per l’appassionato che vuole semplicemente saperne di più.

Re’: La parte del leone è tutta tua Riccardo. Sei tu la grande anima di questo lavoro importante e che – non ho timore a dirlo – farà giurisprudenza per anni, a favore di quanti cercano un compendio completo sui pianoforti digitali ed aggiornato ai nostri tempi. Ma i lettori di questo blog devono anche sapere che il direttore Luca Pilla e tu Riccardo avete dato fiducia al sottoscritto, coinvolgendomi e chiedendomi di contribuire nella stesura della parte dedicata ai pianoforti arranger. Colgo l’occasione per ringraziarvi. Lo stato di salute della nicchia di mercato degli arranger non è poi così malandato come alcuni malpensanti sostengono.

RG: Assolutamente, anzi: il pianoforte digitale casalingo dotato di arranger mantiene la sua piccola fetta di mercato. Si tratta di uno strumento che ha nella versatilità il suo punto forte: utile ai figli per studiare e ai genitori per divertirsi o intrattenere gli amici nel tempo libero, gli studi compiuti in tempi recenti sul design hanno trasformato lo strumento anche in un elegante complemento di arredo per qualsiasi ambito domestico, e come ben sai nello specifico anche l’occhio vuole la sua parte… Io spero che i vari attori di questo mercato mantengano un supporto software adeguato per questi strumenti, perché style sempre aggiornati alle ultime hit musicali sono “benzina” preziosa per alimentare la sezione arranger di questi strumenti.

Re’: Riccardo, io trovo che questa iniziativa editoriale sia una bomba. Dopo aver passato anni della mia gioventù a leggere Faremusica e Strumenti Musicali, mi è sembrato straordinario aver avuto l’occasione di fare parte di una squadra che intende ridare vita ad un’esperienza giornalistica che purtroppo non ha più tanti attori sul mercato. Con la pubblicazione di questo speciale, AudioFader propone a tutti la bellezza di poter leggere un’ampia rassegna di prodotti e un approfondimento tecnico di numerosi strumenti musicali, utile per tutti i musicisti. Dobbiamo essere ottimisti, credo che questo sia solo l’inizio. Non ti senti emozionato anche tu?

RG: La scomparsa di riviste storiche come appunto Strumenti Musicali – con cui ho collaborato per oltre dieci anni – ha creato un vuoto nell’informazione di questo settore, e se nei forum dedicati le informazioni vanno sempre prese “con le pinze”, conto sulle dita di una mano su Internet i siti o i blog attendibili in termini di informazioni (tra cui il tuo…). Con il progetto AudioFader, Luca ha voluto riunire una serie di “penne storiche” del panorama italiano per quanto concerne gli strumenti musicali e l’audio Pro, per dare sul web un punto di riferimento autorevole per il settore: questi sono i motivi che mi hanno spinto ad aderire con entusiasmo all’iniziativa, e in seguito di coinvolgerti per proseguire a scrivere della nostra passione.

Re’: Dall’indagine e dall’ampio confronto di tutti i prodotti, lo stato dell’arte dei pianoforti digitali che emerge è piuttosto ricco. Non trovi? Ci sono numerosi aspetti musicali e tecnologici vincenti in questi ultimi anni.

RG: Assolutamente. E uno speciale come quello che abbiamo redatto ti consente di fermarti un attimo e riflettere sui progressi tecnologici raggiunti: avresti mai immaginato dieci anni fa che uno strumento dagli alti contenuti tecnologici fosse proposto oggi a un prezzo inferiore ai 500 Euro? Ogni elemento dello strumento è stato costantemente affinato, per restituire al pianista un feeling sempre più vicino alla controparte acustica; nel frattempo, la miniaturizzazione ha consentito di realizzare strumenti dal piccolo ingombro e un peso complessivo che – per quanto riguarda i modelli portatili – oggi si aggira intorno ai 12 chili; per chi non lo sapesse, un pianoforte digitale portatile nel 2001 pesava mediamente sui 25/30 chilogrammi, un bel traguardo! Come già detto in precedenza, anche i recenti studi di design hanno dato un’ulteriore spinta al mercato, che a differenza di altre categorie di strumenti musicali non ha sofferto del recente periodo di crisi.

Re’: E ora… quale sarà la prossima storia che potremo raccontare su AudioFader?

RG: Fino a quando le nostre telefonate manterranno una durata media di due ore, di storie ne avremo da raccontare! Scherzi a parte, posso anticipare che – per quanto riguarda lo speciale di AudioFader dedicato ai pianoforti digitali – avrà una cadenza annuale, così da “rinfrescare” tabelle e capitoli con i nuovi modelli e i vari progressi tecnologici raggiunti negli ultimi 12 mesi. Come ben sai, dei progetti futuri non possiamo parlarne adesso, ma qualcosa “bolle in pentola”, e chissà che al prossimo MusikMesse non si possa annunciarlo insieme…

Re’: Mi rivolgo ai lettori del blog e mi ripeto: la lettura dello speciale pianoforti digitali è gratuita. Registratevi su AudioFader e scaricate direttamente il file PDF. Abbiamo lavorato molto, ora saremmo felici di essere ripagati con il valore prezioso e altrettanto gratuito della vostra gradita attenzione. Ci contiamo!

RG: Oltretutto, all’interno di AudioFader potete trovare test e focus sui vari pianoforti digitali e tastiere arranger adesso in commercio, supportati da video che “sforno” quotidianamente: se iscriversi non costa nulla, rinunciare a questi contenuti è un delitto… Ai lettori ricordo infine che il vostro feedback è per noi importante, quindi scriveteci qui nel blog, sul sito internet di AudioFader, oppure sui nostri profili sparsi tra i vari Social Network, anche solo per un semplice consiglio: siete la benzina che alimenta la nostra passione, non dimenticatelo!

Re’: Un grazie sincero.

Lo speciale dedicato ai pianoforti con arranger comincia così: leggete il resto su AudioFader.com

Lo speciale dedicato ai pianoforti con arranger comincia così: leggete il resto su AudioFader.com

Written by Renatus

9 marzo 2017 at 19:30

Siete versatili o verticali?

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Introduzione

Come noto, un arranger esce sul mercato con la dotazione standard di accompagnamenti automatici “versatili”, pronti ad essere utilizzati per suonare un discreto numero di canzoni. In molti casi, è sufficiente variare il tempo ed eliminare una o più tracce, perché uno stile possa rivelarsi adatto per l’accompagnamento in brani molto diversi fra di loro. Naturalmente, il musicista può fare la differenza, personalizzando la propria esecuzione e mettendoci dentro la propria creatività al fine di ottenere un brano arrangiato, diverso dall’originale, ma più attuale e più personale.

Oltre agli stili di fabbrica, nei negozi virtuali del web o in forma di libero scambio su alcuni forum, fanno capolino gli stili “verticali”, quelli cioè costruiti su misura di una canzone specifica, i c.d. Song Style, che vi consentono di avere a disposizione l’Intro originale della canzone, i suoni più vicini a quelli del disco, i giri di basso e i break di batteria necessari per un’esecuzione fedele al brano famoso.

A questo punto, la domanda che vi pongo è semplice: voi quale situazione prediligete? Versatili o verticali? Ci sono i pro e i contro per ciascun tipo di accompagnamento automatico. L’argomento è molto interessante, almeno per chi – come il sottoscritto – suona arranger da una vita. Per cui mi ci tuffo dentro ora, in questo articolo. Voi che fate: mi seguite?

Bill Haley & His Comets - Rock Around the Clock (1954)

Bill Haley & His Comets – Rock Around the Clock (1954)

Stili versatili

Da quando esistono le tastiere arranger, da sempre gli accompagnamenti automatici proposti di serie vanno a coprire un vasto repertorio nei vari generi, tipicamente pop, rock, jazz, canzoni sentimentali (ballads in inglese), ballabili, musica etnica e così via. Seppur costruiti sui ritmi e sulle melodie di brani tipici di ciascun repertorio, la gran parte degli stili di serie sono disegnati nel modo più orizzontale possibile per poter essere utilizzati nel maggior numero di composizioni possibili. Una tastiera di buona qualità ha numerosi stili di accompagnamento: prendiamo ad esempio Yamaha PSR-S970 (l’arranger che ho sottomano in questi giorni) ha 450 stili in totale. Sono tantissimi. Ma nello specifico genere Pop&Rock ne ha 49 e se, quello è il vostro ambito preferito, sappiate che con 49 stili dovete essere in grado di suonare parecchio materiale e, in linea teorica, tutta la produzione musicale pop e rock. Voglio dire: da quando nel 1954 Bill Haley & His Comets ha inciso Rock Around the Clock  fino ai giorni nostri in cui LP ha registrato Lost On You, il mercato discografico ha visto decine di migliaia di canzoni di genere con innumerevoli variazioni ritmiche e incalcolabili giri di basso. Possiamo pensare di suonare qualsiasi brano Pop & Rock con 49 stili soltanto a disposizione? Forse non proprio tutti, ma nella stragrande maggioranza dei casi è possibile trovare una buona soluzione.

Possiamo individuare, tra quei 49, lo stile che si avvicina di più, assegnare il tempo corrispondente al brano in questione, togliere le tracce di accompagnamento eccessive (a volte ci ritroviamo a suonare la nostra parte con il solo accompagnamento di basso e batteria, perché no?), dimentichiamo i pattern e le variazioni non applicabili. Alla fine, ci troveremo fra le mani un buon arrangiamento, in taluni casi un ottimo mix. Il risultato dipende da due fattori: loro e noi. Loro sono i programmatori degli stili Korg, Yamaha, Ketron, Roland e Casio: gli stili devono avere il carattere giusto per “bucare” e uscire in ascolto; e non devono eccedere nella vicinanza a specifiche composizioni, perché altrimenti se ne ridurrebbe l’utilizzo ad una canzone soltanto, un paio al massimo. Dall’altra parte, ci siamo noi: siamo noi con le nostre capacità, la nostra creatività, la nostra voglia di divertirci, sperimentare e imparare. A questo punto quello che possiamo ottenere è molto probabilmente una bella esecuzione e non un clone del brano originale. Vale la pena provarci.

Del resto, se proprio vogliamo suonare sopra l’arrangiamento esatto del disco, allora non giriamoci intorno e utilizziamo direttamente uno Standard MIDI file o piuttosto una base MP3. Ma se, nonostante tutto, siamo qui che vogliamo suonare stili di accompagnamento della sezione arranger è perché siamo esseri umani, non macchine, e desideriamo creare qualcosa di personale che possa far dire – a chi ci ascolta – frasi del tipo: “Conosco questa canzone e mi piace come la suoni tu, come l’hai fatta tua rendendola una cosa nuova, attuale”. I bravi musicisti fanno miracoli con l’arranger quando sanno reinventare un repertorio suonandolo in modo nuovo: fra il pubblico, molti hanno le antenne pronte e ascoltano con attenzione. E capiscono. La gente non è tutta stupida e intuisce subito quando si trova davanti ad un musicista sincero, uno che non fa finta e che sta dando tutto sé stesso per comunicare, per divertire, far ballare e far sognare.

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LP – Death Valley (2016)

Stili verticali

Tuttavia non è tutto qui. Ci sono anche i c.d. Song Style. Se non sapete che cosa significhi questo termine, sappiate che siete in buona compagnia: anch’io ne ignoravo l’esistenza fino ad alcuni anni fa, quando questo lessico è apparso con insistenza nei forum di musicisti suonatori di arranger. Il Song Style al contrario degli stili generici che abbiamo descritto qui sopra, è uno stile verticale, costruito a pennello per una canzone specifica. In questo modo, il musicista che suona l’arranger riesce ad essere sicuramente fedele all’arrangiamento originale e la sua esecuzione potrà essere apprezzata più facilmente da quella parte di pubblico che di solito è restìa ad approvare la reinvenzione e la libertà creativa.

I Song Style sono comodi soprattutto per chi lavora come intrattenitore nel pianobar, nei ristoranti, matrimoni, feste e così via. Quando, nel baccano e nella confusione, il musicista si trova in difficoltà a far emergere la propria arte. Suonare in questi contesti è spesso un duro lavoro.

Dove trovare i Song Style? A volte sono nascosti fra gli stili preset, talvolta sono distribuiti gratuitamente dalla casa produttrice delle tastiere (cercate nell’area Download del sito ufficiale), spesso si trovano nei portali che vendono stili su Internet, altrimenti si possono scambiare nelle comunità web (occhio ai comportamenti truffaldini in questi casi) e, infine, potete anche crearli da voi. La tecnica più semplice per costruire un Song Style è partire da uno Standard MIDI file esistente e, tramite specifici strumenti software – argomento che potremmo esplorare in questo blog un giorno – esportare i vari segmenti della canzone dentro i pattern dell’arranger: Intro, una variazione per la strofa, una per il ritornello, Fill-in per gli stacchi, se serve anche un Break e, alla fine di tutto, il suo Ending finale. Ne consegue che, all’interno di un Song Style, è piuttosto comune ritrovare pezzi interi di Standard MIDI file.

Lo so già che cosa vi state chiedendo: i Song Style sono molto comodi, ma non si corre il rischio che il titolare dei diritti d’autore dello Standard MIDI file possa eccepire qualcosa? In effetti questo rischio c’è, ad onore del vero. Ma, ovviamente, se avete acquistato il Song Style da qualche portale web che detiene i copyright, allora non avete alcun problema e siete in una botte di ferro.

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Chiudiamo con Michel Voncken, il celebre divulgatore di strumenti Yamaha mentre si esibisce in Sultans of Swing (Dire Straits), suonando uno stile Pop&Rock presente nell’arranger workstation PSR-S970.

Written by Renatus

22 febbraio 2017 at 22:41

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Jerry Kovarsky: tastiere for dummies

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Tastiere for Dummies - Edizioni Hoepli

Tastiere for Dummies – Edizioni Hoepli

Oggi vi parlo di un libro. Sì, stavolta vi consiglio di dedicarvi alla lettura. Da un paio d’anni è disponibile sul mercato il libro che (ora la sparo grossa!) avrei voluto essere capace di scrivere io.

Voi sapete che io scrivo questo blog solo per passione e non sono nessuno nel mondo delle tastiere, quindi state tranquilli: se non ho ancora pubblicato un libro, non vi siete persi niente. Ma Jerry Kovarsky è davvero qualcuno e il suo libro è un qualcosa che nessun lettore di questo blog dovrebbe perdersi. Specialmente se avete l’onestà di ammettere che vi mancano ancora conoscenze sufficienti per padroneggiare il mondo delle tastiere digitali e siete desiderosi di saperne di più.

Abbiamo già parlato di Jerry Kovarsky in questo blog: ad esempio, nell’intervista che Max Tempia ha rilasciato per i lettori di questo blog lo scorso anno (NDA: se non l’avete ancora letta, vi consiglio farlo ora, almeno nella prima parte; poi tornate qui, che continuiamo il nostro discorso). Bene, in quell’intervista Max ci ha raccontato di Jerry  Kovarsky, membro del leggendario Voicing Team di Korg e che ha guidato i grandi progetti delle storiche workstation Korg insieme a Michele Paciulli e altri musicisti. Dopo aver abbandonato Korg, Jerry ha avviato una collaborazione con Casio sempre nell’ambito delle tastiere digitali. Non solo, Jerry è riuscito a stupire tutti anche nel mondo dell’editoria musicale specializzata: il Nostro scrive dannatamente bene e i suoi numerosi e vivaci articoli sono pubblicati da diversi anni sulla rivista americana Keyboard Magazine: quei testi sono oro che cola per quanti suonano tastiere ai giorni nostri. I più fedeli lettori di questo blog ricorderanno l’illuminante articolo di Jerry che mi sono permesso di tradurre in italiano nel febbraio 2016: Arranger calunniati ed incompresi.

Torniamo al libro. Dicevamo, se siete assetati di informazioni su come suonare le tastiere, non potevate chiedere di più di questo: che Jerry Kovarsky mettesse nero su bianco la sintesi della sua ultra decennale esperienza e conoscenza e che lo facesse utilizzando un linguaggio semplice, alla portata di tutti, come è nella tradizione della collana for dummies.

Cari amici, cari fedeli lettori di tastiere.wordpress: questo libro vi spiega tutto quello che vi serve sapere: perché i tasti pesati o waterfall, a cosa serve l’aftertouch, e come sono fatti i suoni campionati e ancora: fondamenti della musica, effetti e ritmi di accompagnamento, MIDI, audio, editing dei suoni… Udite! Udite! Ci sono ben due capitoli dedicati agli arranger (agli arranger!) e agli stili di accompagnamento: già da soli questi due testi valgono l’acquisto di tutto il libro.

Tastiere for dummies non può annoiarvi, visto che può essere letto in pillole, solo quando serve per capire certuni argomenti. Un po’ come un manuale di facile consultazione da leggere alla bisogna. Va da sé che la lettura sistematica dall’inizio alla fine potrebbe solo giovarvi, dandovi la possibilità di ottenere una panoramica ragionata e completa su tutta la conoscenza di base necessaria per orientarvi nell’ampio universo della musica suonata e prodotta con tastiere digitali.

Il prezzo di copertina è di 15 Euro circa, ma se siete clienti Kindle potete scaricarlo in versione digitale a soli 10,99 Euro. In ogni caso, sono cifre abbordabili e il piccolo investimento non è nulla a confronto del valore che otterrete da questa lettura.

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In questo filmato che segue, Jerry si diletta con un suono di pianoforte accompagnato dai ritmi di accompagnamento (Casio Privia PX-5S).

Written by Renatus

11 febbraio 2017 at 06:00

10 suggerimenti per l’acquisto di una tastiera

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Arranger KeysIl processo di acquisto di uno strumento musicale è come la scelta un vestito nuovo.  Lo strumento deve calzarvi in modo impeccabile, deve essere l’arranger che fa per voi. Il periodo in cui vi preparate alla scelta è un momento di brio mentale e di vivacità nel desiderio di coronare i vostri sogni. Non è quindi un processo che potete svolgere con troppa rapidità e conseguente incoscienza. Al contrario: armatevi di buona pazienza e godetevi il gusto della ricerca.

Ecco a voi, dieci suggerimenti per non cadere nella trappola di buscarvi il primo strumento che capita.

1 – Documentatevi

Prima di cominciare la caccia, suggerisco di farvi un’idea di massima della materia. L’offerta sul mercato è particolarmente ampia e il prezzo oscilla da poche centinaia fino a diverse migliaia di Euro. È necessario valutare le cose con cura all’inizio, senza farsi condizionare dalla fretta presupponendo di avere il fiuto immediato per un buon affare. Oltre ad essere vasta, l’offerta è anche variegata. È necessario quindi disporre di elementi di comparazione con cui valutare ciascuno strumento. Come prima cosa, documentatevi sul web, il web è un’ottima fonte di informazioni sterminate. Partite dai siti dei produttori e distributori, passate ai forum di musicisti e ai blog. Annotatevi gli strumenti di cui si parla maggiormente o che raccolgono consenti più entusiasti. Se potete, scaricate i manuali PDF degli strumenti e dategli una rapida lettura, almeno nei capitoli di vostro particolare interesse. Controllate le specifiche tecniche di ciascuno strumento candidato all’acquisto: vi serviranno per una valutazione comparativa.

2 – Fissate i vostri obiettivi e le vostre necessità, in ordine di priorità 

Vi siete fatti un’idea del mercato? Bene, ora pensate a voi stessi: annotatevi i dettagli esatti di che cosa state cercando. Ricordatevi la legge numero uno delle tastiere digitali: non esiste la tastiera perfetta. Sì, mettete il cuore in pace: non esiste lo strumento digitale definitivo, esiste piuttosto lo strumento che più si avvicina alle vostre esigenze. Siete alle prime armi e vi serve uno strumento con cui imparare o piuttosto siete uno studente al conservatorio? Usate lo strumento dal vivo o suonate solo in casa? Vi servono i tasti pesati per un’esecuzione pianistica oppure sono sufficienti tasti semi-pesati o addirittura leggeri? 88, 76 o 61 tasti? Avete necessità di espandere il repertorio di stili su ambito regionale o vi è sufficiente il repertorio mainstream? Siete interessati a programmare i vostri suoni per personalizzare a fondo la vostra musica o siete genuini esecutori? Avete bisogno di registrare le vostre esibizioni? Disponete di una DAW su PC o Mac oppure vi serve un sequencer di bordo? Definite il peso e le misure massime. E così via: scrivete il vostro elenco di requisiti. Non basta: date una priorità a ciascun elemento, vi aiuterà a scegliere che cosa è veramente importante per voi.

3 – Fissate un budget e attenetevi a quello

A meno che siate un figlio di papà o un vincitore alla lotteria, l’importo di spesa è un aspetto primario. Segnatevi quindi la cifra massima che vi consente il vostro patrimonio, escludete da subito gli strumenti che hanno prezzo superiore alla vostra possibilità e quelli che hanno prezzo troppo basso. Restringete la vostra ricerca agli strumenti che si avvicinano (senza superare) l’importo del vostro budget.

4 – Scegliete fra nuovo e usato

Acquistare modelli nuovi vi dà la possibilità di accedere ad almeno due anni di garanzia. In alcuni casi, anche di più. Inoltre, essendo la tastiera nuova, avrete la certezza di trovare tasti in ottime condizioni, pulsanti reattivi, schermi luminosi e uscite MIDI/audio perfettamente funzionanti e, per finire, una scocca senza graffi. Nel caso dell’usato risparmierete un sacco di soldi e potrete avere accesso a modelli con dotazioni superiori. Tuttavia ci sono dei contro: il periodo di garanzia è limitato se non addirittura nullo e va verificata l’usura dello strumento. Nel mondo dell’usato si possono fare buoni affari, attenzione però ai lupi e agli imbroglioni. Un buon consiglio è quello di prendere contatto personale con il venditore, magari scambiarsi i numeri di telefono e fare una chiacchierata per capire chi c’è dall’altra parte. I migliori venditori sono conosciuti anche nel web: chiedete informazioni in giro. La buona reputazione è una macchia d’olio che si acquisisce con il tempo e con il numero di clienti felici e soddisfatti.

5 – Diffidate dei prezzi troppo bassi

Specialmente nel mondo dell’usato, aprite bene gli occhi e le orecchie. Se la maggior parte delle offerte sul mercato di un certo modello è di 1000 Euro (ad esempio) e un giorno trovate un’offerta a 500 Euro, forse c’è qualcosa che non va. Chiedete di valutare lo strumento di persona prima di confermare l’acquisto. Solo allora capirete il perché. Ignorate bellamente le spiegazioni email del tipo: “vendo per errato acquisto”, “vendo perché mia moglie ha comprato il divano nuovo e non c’è più spazio per la tastiera in casa”, “devo vendere subito per comprare il regalo per mia figlia a Natale” o amenità del genere; sono informazioni del tutto ininfluenti per la vostra scelta.

6 – Fidatevi della marca, ma fino ad un certo punto

Può darsi che, per qualche ragione, siete attratti da una certa marca. Magari vi piace solo il nome o ne avete sentito parlare bene da qualcuno nel negozio del barbiere. Bene, allora cominciate da quella marca, ma non fissatevi solo su quella. Documentatevi, aprite lo sguardo sulla concorrenza. Il tempo passa, la tecnologia si evolve e non è detto che una marca di successo negli anni 90 sia ancora innovativa ai giorni d’oggi. Anzi, alcuni marchi blasonati sono addirittura scomparsi e i modelli residui sono presenti solo sul mercato dell’usato. Prima di buttarvi, ragionate e fate confronti.

7 – Facilitate la scelta, scendendo a due-tre prodotti al massimo

Se manterrete a lungo una rosa ampia di candidati, vi verrà il mal di testa a forza di passare le notti nell’indecisione. Quando si avvicina il momento di decidere, restringete la scelta ai due o tre strumenti che preferite. Concentratevi su questi e lasciate perdere tutto il resto. La scelta di un acquisto deve essere un momento di divertimento, non un seme per coltivare la vostra ansia.

8 – Non prendete per oro colato i consigli che trovate sui forum o sui blog

I soldi sono vostri, la musica che suonerete è vostra. Gli autori dei blog (compreso il sottoscritto, ovviamente) e i membri dei vari forum di musicisti che popolano il web esprimono sempre opinioni e valutazioni basate sulla propria esperienza. Non è detto che coincida con la vostra, anzi. È difficile trovare valutazioni che possono essere adottate e sposate in modo acritico. Le opinioni degli altri sono utili per orientarci, mai per prendere una decisione.

9 – Il prezzo non è mai il fattore decisivo

Un conto è segnarvi da principio il vostro budget: vi serve per selezionare i prodotti a cui potete permettervi di accedere. Ma dopo di ciò, non andate diretti ad acquistare l’arranger workstation che costa di meno fra i due-tre che avete individuato. E nemmeno pensate che quello che costa di più, vale di più. Al contrario, ritornate sulla lista di requisiti di cui al punto 2. È quella la cartina al tornasole che vi dirà quale modello è veramente quello che si serve. Potrebbe essere il più economico o il più costoso, non importa: è quello che molto più probabilmente si avvicina di più alle vostre necessità secondo le priorità da voi stabilite.

10 – La cosa più importante: provate lo strumento prima di acquistarlo

Se preferite, potete ignorare tutti i miei suggerimenti precedenti, ma su questo devo raccomandarvi di essere intransigenti: non comprate nulla che non abbiate provato con le vostre mani e le vostre orecchie. Cercate i negozi di strumenti musicali della vostra provincia o regione e dedicategli qualche mezza giornata. Gli strumenti sono esposti nel negozio per una sola ragione: per essere provati. Non vergognatevi a chiedere: anche se il negozio è pieno di gente, non abbiate paura: sedetevi e provate. Provate a lungo. Per tutto il tempo che vi serve. Controllate la pienezza dei suoni, la durata dei campioni, la risposta dei tasti al tocco, la qualità dei tasti l’impasto sonoro degli stili, la comodità dei pulsanti, la chiarezza dello schermo, l’usabilità a prima vista. Avrete le idee molto più chiare e capirete subito quale è lo strumento che più fa per voi. Se invece il commesso vi dice che gli strumenti non possono essere toccati, ditegli allora che non vi interessa più, fategli un bel sorriso, augurategli buona giornata e uscite da quel negozio: è evidente che non hanno alcuna idea di come si vendono gli strumenti musicali.

Written by Renatus

7 gennaio 2017 at 08:00

Il rapporto 2016 del blog tastiere wordpress.com

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Anche quest’anno il numero di letture di questo blog è in crescita. Non c’è stato un balzo in avanti come è avvenuto nel 2015 rispetto l’anno precedente, tuttavia i numeri parlano chiaro e sono impressionanti per il sottoscritto.
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Come vedete, anno dopo anno, cresce l’attenzione per questo blog dedicato alle tastiere arranger. Nel 2016 abbiamo superato il muro delle 200.000 letture (207.436 per l’esattezza!) compiute da 81.599 diversi visitatori. Potete immaginare il mio stato d’animo, io che nel 2009 mi ritenevo già soddisfatto se fossi riuscito a raggiungere 25 lettori.

Il 2016 è stato un anno a due velocità per il mercato degli arranger: nella prima parte dell’anno abbiamo assistito a diversi lanci di nuovi prodotti come Yamaha DGX-660, i fratellini Casio MZ-X500 e MZ-X300, la coppia Yamaha PSR-E453 e PSR-EW400 e il trio Ketron SD9, SD40 e SD80. Poi, dopo la fiere primaverile di Francoforte, tutti si sono fermati e non abbiamo registrato alcun lancio degno di nota, nemmeno alla vigilia dell’inverno, in vista del periodo dicembrino solitamente ghiotto di nuovi acquisti.

Come ogni anno, abbiamo pubblicato diversi articoli, allo scopo di mantenere viva l’attenzione e la nostra passione sugli arranger. Se ve ne sieti persi qualcuno, vi consiglio qui la lettura degli articoli più significativi degli ultimi 12 mesi:

Dal punto di vista personale, il 2016 è stato un anno di cambiamenti straordinari, visto che le vicissitudini lavorative mi hanno portato a fare armi e bagagli e trasferirmi temporaneamente con tutta la famiglia all’estero. Questo trasferimento ha inevitabilmente rallentato la produzione di articoli del blog per qualche mese. Ma, da alcune settimane (alcuni di voi lo hanno notato) sono riuscito a riprendere continuità nella scrittura, macinando nuovi articoli con entusiasmo: non posso farne a meno, non fosse altro per non deludere i numerosi lettori che visitano quotidianamente queste pagine web, inoltrandomi messaggi, quesiti e (la cosa più importante) attestati di amicizia.

Voglio augurare buon anno nuovo e salutare i professionisti che mi hanno aiutato nel raccogliere informazioni e generare contenuti: Riccardo Gerbi (Audiofader) in primis, Danilo Donzella e Raffaele Volpe (Yamaha), Max Tempia (Casio), Marcello Colò (Ketron), Claudio Marini (Roland), Raffaele Mirabella (Korg). E poi Marco Santonocito, Giovanni Giuffrida e Antony Spatola. Un saluto particolare a Luca Pilla (direttore tecnico di Audiofader) con cui ho ripreso i contatti quest’anno in vista di nuove collaborazioni: il nostro incontro molti anni fa, alla fiera musicale  del Disma a Rimini, è stato il primo stimolo, quello più importante, senza il quale non avrei mai cominciato a scrivere di musica e non sarebbe mai nato questo blog.

E un caro augurio di felice 2017 a tutti i musicisti-lettori che mi onorano della loro attenzione, a quanti commentano sul blog o mi scrivono messaggi, agli appassionati di arranger in genere, ai suonatori professionali e agli amatori, ai pianisti e suonatori d’organo, ai pianobaristi autentici che non fanno finta di suonare, ai musicisti solitari, agli studenti alle prime armi, ai dimostratori di tastiere, ai nostalgici che tornano a suonare dopo anni di assenza dalla musica, agli accompagnatori di cori, ai genitori che regalano una tastiera ai loro figli, ai nottambuli che spendono la loro notte con le cuffie suonando e creando musica. Non vi posso citare tutti ma sappiate che siete voi il motore di questo blog. A ciascuno di voi quindi la mia più grande e sincera gratitudine!

Che Dio vi benedica tutti.

Acustico o digitale, un bel dilemma

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pianoforteIn un recente scambio di messaggi con Angelo, fedele lettore di questo blog, ho affrontato l’argomento controverso se valga o meno la pena sostituire il buon vecchio pianoforte acustico con una tastiera digitale. Ve la faccio breve: io sono giunto alla conclusione che una tastiera digitale possa (debba?) affiancare un pianoforte acustico, ma non sostituire. Non sono la stessa cosa e uno non può sostituire l’altro.

Il pianoforte acustico è unico e intramontabile. La sua fisicità e il suo realismo restano esperienze eccezionali: la possibilità di interagire con il tocco sui tasti per ottenere movimenti, vibrazioni e risonanze autentiche sono fenomeni reali che il mondo digitale può solo imitare e non rimpiazzare. È uno strumento perfetto che ha superato i secoli, capace di accontentare i gusti musicali di diverse generazioni in molte epoche. La qualità del suono, la protezione dell’investimento e l’aspetto estetico sono considerazioni fondamentali per dare il valore che il pianoforte acustico merita.

Però, al giorno d’oggi, se trascuriamo il recente fenomeno dei pianoforti ibridi, la tendenza dominante è quella di acquistare strumenti musicali digitali. E per diverse ragioni.

Il primo motivo è la manutenzione: gli strumenti digitali non richiedono di essere periodicamente accordati, occupano poco spazio e si puliscono più facilmente. Il secondo è la portabilità: pesi e misure degli strumenti digitali consentono un più facile trasporto. Al terzo posto ci metterei la convenienza: sul mercato si possono trovare strumenti digitali a buon prezzo con eccellenti suoni di pianoforte. In quarta posizione vorrei citare la versatilità: oltre al suono di pianoforte acustico, uno strumento digitale permette di emulare i suoni di pianoforti elettromeccanici, organi classici ed elettronici, archi, fiati, legni, chitarre… Al quinto posto vale il corredo di funzionalità tipicamente disponibili nel dominio digitale come la registrazione delle proprie esecuzioni, il caricamento di nuovi campioni e l’editing dei suoni, lo spartito digitale, le connessioni MIDI, audio e USB, e così via. In ultimo ci metterei il rispetto dei coinquilini: utilizzando le cuffie, è possibile suonare per tutta la notte senza disturbare nessuno.

E non trascurate il fatto che, se lo strumento digitale a tastiera include la sezione arranger, allora è possibile avere a disposizione musicisti virtuali: un batterista, un bassista, più chitarristi, un’orchestra intera che accompagna. Un motivo in più. Per me, quello decisivo. Da allora suono arranger workstation. E non ho smesso ancora oggi.

Written by Renatus

30 dicembre 2016 at 08:00

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