Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Un milione di volte clic

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Oggi, 23 maggio 2017, il blog delle tastiere arranger https://tastiere.wordpress.com ha raggiunto e superato il traguardo di un milione di letture, un dato confermato ufficialmente da WordPress.

Dall’ottobre 2009 ad oggi ho pubblicato qui 487 articoli che, nel corso di questi anni, hanno collezionato ogni volta un briciolo della vostra attenzione fino a raggiungere la quota di un milione di clic a fronte di oltre 303.000 visitatori unici.

Lasciate che, per un attimo (solo per un attimo), possa voltarmi indietro e ricordare con voi alcuni fra i momenti più significativi della mia storia di blogger:

Un milione di clic potrebbe non significare molto per una grande testata editoriale del web. Ma per un libero pensatore, armato solo della propria passione, è un numero straordinario. Non mi stancherò mai di esprimere la mia gratitudine per voi lettori, abituali ed occasionali, per il tempo che avete dedicato ai miei scritti in materia di tastiera arranger.

Ancora una volta un abbraccio a ciascuno di voi e un augurio di poter suonare sempre la vostra musica, dappertutto!
Renato

Schroeder suona il pianoforte (Peanuts, disegno di Charles M. Schulz)

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Written by Renatus

23 maggio 2017 at 17:00

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Siete versatili o verticali?

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Introduzione

Come noto, un arranger esce sul mercato con la dotazione standard di accompagnamenti automatici “versatili”, pronti ad essere utilizzati per suonare un discreto numero di canzoni. In molti casi, è sufficiente variare il tempo ed eliminare una o più tracce, perché uno stile possa rivelarsi adatto per l’accompagnamento in brani molto diversi fra di loro. Naturalmente, il musicista può fare la differenza, personalizzando la propria esecuzione e mettendoci dentro la propria creatività al fine di ottenere un brano arrangiato, diverso dall’originale, ma più attuale e più personale.

Oltre agli stili di fabbrica, nei negozi virtuali del web o in forma di libero scambio su alcuni forum, fanno capolino gli stili “verticali”, quelli cioè costruiti su misura di una canzone specifica, i c.d. Song Style, che vi consentono di avere a disposizione l’Intro originale della canzone, i suoni più vicini a quelli del disco, i giri di basso e i break di batteria necessari per un’esecuzione fedele al brano famoso.

A questo punto, la domanda che vi pongo è semplice: voi quale situazione prediligete? Versatili o verticali? Ci sono i pro e i contro per ciascun tipo di accompagnamento automatico. L’argomento è molto interessante, almeno per chi – come il sottoscritto – suona arranger da una vita. Per cui mi ci tuffo dentro ora, in questo articolo. Voi che fate: mi seguite?

Bill Haley & His Comets - Rock Around the Clock (1954)

Bill Haley & His Comets – Rock Around the Clock (1954)

Stili versatili

Da quando esistono le tastiere arranger, da sempre gli accompagnamenti automatici proposti di serie vanno a coprire un vasto repertorio nei vari generi, tipicamente pop, rock, jazz, canzoni sentimentali (ballads in inglese), ballabili, musica etnica e così via. Seppur costruiti sui ritmi e sulle melodie di brani tipici di ciascun repertorio, la gran parte degli stili di serie sono disegnati nel modo più orizzontale possibile per poter essere utilizzati nel maggior numero di composizioni possibili. Una tastiera di buona qualità ha numerosi stili di accompagnamento: prendiamo ad esempio Yamaha PSR-S970 (l’arranger che ho sottomano in questi giorni) ha 450 stili in totale. Sono tantissimi. Ma nello specifico genere Pop&Rock ne ha 49 e se, quello è il vostro ambito preferito, sappiate che con 49 stili dovete essere in grado di suonare parecchio materiale e, in linea teorica, tutta la produzione musicale pop e rock. Voglio dire: da quando nel 1954 Bill Haley & His Comets ha inciso Rock Around the Clock  fino ai giorni nostri in cui LP ha registrato Lost On You, il mercato discografico ha visto decine di migliaia di canzoni di genere con innumerevoli variazioni ritmiche e incalcolabili giri di basso. Possiamo pensare di suonare qualsiasi brano Pop & Rock con 49 stili soltanto a disposizione? Forse non proprio tutti, ma nella stragrande maggioranza dei casi è possibile trovare una buona soluzione.

Possiamo individuare, tra quei 49, lo stile che si avvicina di più, assegnare il tempo corrispondente al brano in questione, togliere le tracce di accompagnamento eccessive (a volte ci ritroviamo a suonare la nostra parte con il solo accompagnamento di basso e batteria, perché no?), dimentichiamo i pattern e le variazioni non applicabili. Alla fine, ci troveremo fra le mani un buon arrangiamento, in taluni casi un ottimo mix. Il risultato dipende da due fattori: loro e noi. Loro sono i programmatori degli stili Korg, Yamaha, Ketron, Roland e Casio: gli stili devono avere il carattere giusto per “bucare” e uscire in ascolto; e non devono eccedere nella vicinanza a specifiche composizioni, perché altrimenti se ne ridurrebbe l’utilizzo ad una canzone soltanto, un paio al massimo. Dall’altra parte, ci siamo noi: siamo noi con le nostre capacità, la nostra creatività, la nostra voglia di divertirci, sperimentare e imparare. A questo punto quello che possiamo ottenere è molto probabilmente una bella esecuzione e non un clone del brano originale. Vale la pena provarci.

Del resto, se proprio vogliamo suonare sopra l’arrangiamento esatto del disco, allora non giriamoci intorno e utilizziamo direttamente uno Standard MIDI file o piuttosto una base MP3. Ma se, nonostante tutto, siamo qui che vogliamo suonare stili di accompagnamento della sezione arranger è perché siamo esseri umani, non macchine, e desideriamo creare qualcosa di personale che possa far dire – a chi ci ascolta – frasi del tipo: “Conosco questa canzone e mi piace come la suoni tu, come l’hai fatta tua rendendola una cosa nuova, attuale”. I bravi musicisti fanno miracoli con l’arranger quando sanno reinventare un repertorio suonandolo in modo nuovo: fra il pubblico, molti hanno le antenne pronte e ascoltano con attenzione. E capiscono. La gente non è tutta stupida e intuisce subito quando si trova davanti ad un musicista sincero, uno che non fa finta e che sta dando tutto sé stesso per comunicare, per divertire, far ballare e far sognare.

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LP – Death Valley (2016)

Stili verticali

Tuttavia non è tutto qui. Ci sono anche i c.d. Song Style. Se non sapete che cosa significhi questo termine, sappiate che siete in buona compagnia: anch’io ne ignoravo l’esistenza fino ad alcuni anni fa, quando questo lessico è apparso con insistenza nei forum di musicisti suonatori di arranger. Il Song Style al contrario degli stili generici che abbiamo descritto qui sopra, è uno stile verticale, costruito a pennello per una canzone specifica. In questo modo, il musicista che suona l’arranger riesce ad essere sicuramente fedele all’arrangiamento originale e la sua esecuzione potrà essere apprezzata più facilmente da quella parte di pubblico che di solito è restìa ad approvare la reinvenzione e la libertà creativa.

I Song Style sono comodi soprattutto per chi lavora come intrattenitore nel pianobar, nei ristoranti, matrimoni, feste e così via. Quando, nel baccano e nella confusione, il musicista si trova in difficoltà a far emergere la propria arte. Suonare in questi contesti è spesso un duro lavoro.

Dove trovare i Song Style? A volte sono nascosti fra gli stili preset, talvolta sono distribuiti gratuitamente dalla casa produttrice delle tastiere (cercate nell’area Download del sito ufficiale), spesso si trovano nei portali che vendono stili su Internet, altrimenti si possono scambiare nelle comunità web (occhio ai comportamenti truffaldini in questi casi) e, infine, potete anche crearli da voi. La tecnica più semplice per costruire un Song Style è partire da uno Standard MIDI file esistente e, tramite specifici strumenti software – argomento che potremmo esplorare in questo blog un giorno – esportare i vari segmenti della canzone dentro i pattern dell’arranger: Intro, una variazione per la strofa, una per il ritornello, Fill-in per gli stacchi, se serve anche un Break e, alla fine di tutto, il suo Ending finale. Ne consegue che, all’interno di un Song Style, è piuttosto comune ritrovare pezzi interi di Standard MIDI file.

Lo so già che cosa vi state chiedendo: i Song Style sono molto comodi, ma non si corre il rischio che il titolare dei diritti d’autore dello Standard MIDI file possa eccepire qualcosa? In effetti questo rischio c’è, ad onore del vero. Ma, ovviamente, se avete acquistato il Song Style da qualche portale web che detiene i copyright, allora non avete alcun problema e siete in una botte di ferro.

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Chiudiamo con Michel Voncken, il celebre divulgatore di strumenti Yamaha mentre si esibisce in Sultans of Swing (Dire Straits), suonando uno stile Pop&Rock presente nell’arranger workstation PSR-S970.

Written by Renatus

22 febbraio 2017 at 22:41

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Jerry Kovarsky: tastiere for dummies

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Tastiere for Dummies - Edizioni Hoepli

Tastiere for Dummies – Edizioni Hoepli

Oggi vi parlo di un libro. Sì, stavolta vi consiglio di dedicarvi alla lettura. Da un paio d’anni è disponibile sul mercato il libro che (ora la sparo grossa!) avrei voluto essere capace di scrivere io.

Voi sapete che io scrivo questo blog solo per passione e non sono nessuno nel mondo delle tastiere, quindi state tranquilli: se non ho ancora pubblicato un libro, non vi siete persi niente. Ma Jerry Kovarsky è davvero qualcuno e il suo libro è un qualcosa che nessun lettore di questo blog dovrebbe perdersi. Specialmente se avete l’onestà di ammettere che vi mancano ancora conoscenze sufficienti per padroneggiare il mondo delle tastiere digitali e siete desiderosi di saperne di più.

Abbiamo già parlato di Jerry Kovarsky in questo blog: ad esempio, nell’intervista che Max Tempia ha rilasciato per i lettori di questo blog lo scorso anno (NDA: se non l’avete ancora letta, vi consiglio farlo ora, almeno nella prima parte; poi tornate qui, che continuiamo il nostro discorso). Bene, in quell’intervista Max ci ha raccontato di Jerry  Kovarsky, membro del leggendario Voicing Team di Korg e che ha guidato i grandi progetti delle storiche workstation Korg insieme a Michele Paciulli e altri musicisti. Dopo aver abbandonato Korg, Jerry ha avviato una collaborazione con Casio sempre nell’ambito delle tastiere digitali. Non solo, Jerry è riuscito a stupire tutti anche nel mondo dell’editoria musicale specializzata: il Nostro scrive dannatamente bene e i suoi numerosi e vivaci articoli sono pubblicati da diversi anni sulla rivista americana Keyboard Magazine: quei testi sono oro che cola per quanti suonano tastiere ai giorni nostri. I più fedeli lettori di questo blog ricorderanno l’illuminante articolo di Jerry che mi sono permesso di tradurre in italiano nel febbraio 2016: Arranger calunniati ed incompresi.

Torniamo al libro. Dicevamo, se siete assetati di informazioni su come suonare le tastiere, non potevate chiedere di più di questo: che Jerry Kovarsky mettesse nero su bianco la sintesi della sua ultra decennale esperienza e conoscenza e che lo facesse utilizzando un linguaggio semplice, alla portata di tutti, come è nella tradizione della collana for dummies.

Cari amici, cari fedeli lettori di tastiere.wordpress: questo libro vi spiega tutto quello che vi serve sapere: perché i tasti pesati o waterfall, a cosa serve l’aftertouch, e come sono fatti i suoni campionati e ancora: fondamenti della musica, effetti e ritmi di accompagnamento, MIDI, audio, editing dei suoni… Udite! Udite! Ci sono ben due capitoli dedicati agli arranger (agli arranger!) e agli stili di accompagnamento: già da soli questi due testi valgono l’acquisto di tutto il libro.

Tastiere for dummies non può annoiarvi, visto che può essere letto in pillole, solo quando serve per capire certuni argomenti. Un po’ come un manuale di facile consultazione da leggere alla bisogna. Va da sé che la lettura sistematica dall’inizio alla fine potrebbe solo giovarvi, dandovi la possibilità di ottenere una panoramica ragionata e completa su tutta la conoscenza di base necessaria per orientarvi nell’ampio universo della musica suonata e prodotta con tastiere digitali.

Il prezzo di copertina è di 15 Euro circa, ma se siete clienti Kindle potete scaricarlo in versione digitale a soli 10,99 Euro. In ogni caso, sono cifre abbordabili e il piccolo investimento non è nulla a confronto del valore che otterrete da questa lettura.

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In questo filmato che segue, Jerry si diletta con un suono di pianoforte accompagnato dai ritmi di accompagnamento (Casio Privia PX-5S).

Written by Renatus

11 febbraio 2017 at 06:00

10 suggerimenti per l’acquisto di una tastiera

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Arranger KeysIl processo di acquisto di uno strumento musicale è come la scelta un vestito nuovo.  Lo strumento deve calzarvi in modo impeccabile, deve essere l’arranger che fa per voi. Il periodo in cui vi preparate alla scelta è un momento di brio mentale e di vivacità nel desiderio di coronare i vostri sogni. Non è quindi un processo che potete svolgere con troppa rapidità e conseguente incoscienza. Al contrario: armatevi di buona pazienza e godetevi il gusto della ricerca.

Ecco a voi, dieci suggerimenti per non cadere nella trappola di buscarvi il primo strumento che capita.

1 – Documentatevi

Prima di cominciare la caccia, suggerisco di farvi un’idea di massima della materia. L’offerta sul mercato è particolarmente ampia e il prezzo oscilla da poche centinaia fino a diverse migliaia di Euro. È necessario valutare le cose con cura all’inizio, senza farsi condizionare dalla fretta presupponendo di avere il fiuto immediato per un buon affare. Oltre ad essere vasta, l’offerta è anche variegata. È necessario quindi disporre di elementi di comparazione con cui valutare ciascuno strumento. Come prima cosa, documentatevi sul web, il web è un’ottima fonte di informazioni sterminate. Partite dai siti dei produttori e distributori, passate ai forum di musicisti e ai blog. Annotatevi gli strumenti di cui si parla maggiormente o che raccolgono consenti più entusiasti. Se potete, scaricate i manuali PDF degli strumenti e dategli una rapida lettura, almeno nei capitoli di vostro particolare interesse. Controllate le specifiche tecniche di ciascuno strumento candidato all’acquisto: vi serviranno per una valutazione comparativa.

2 – Fissate i vostri obiettivi e le vostre necessità, in ordine di priorità 

Vi siete fatti un’idea del mercato? Bene, ora pensate a voi stessi: annotatevi i dettagli esatti di che cosa state cercando. Ricordatevi la legge numero uno delle tastiere digitali: non esiste la tastiera perfetta. Sì, mettete il cuore in pace: non esiste lo strumento digitale definitivo, esiste piuttosto lo strumento che più si avvicina alle vostre esigenze. Siete alle prime armi e vi serve uno strumento con cui imparare o piuttosto siete uno studente al conservatorio? Usate lo strumento dal vivo o suonate solo in casa? Vi servono i tasti pesati per un’esecuzione pianistica oppure sono sufficienti tasti semi-pesati o addirittura leggeri? 88, 76 o 61 tasti? Avete necessità di espandere il repertorio di stili su ambito regionale o vi è sufficiente il repertorio mainstream? Siete interessati a programmare i vostri suoni per personalizzare a fondo la vostra musica o siete genuini esecutori? Avete bisogno di registrare le vostre esibizioni? Disponete di una DAW su PC o Mac oppure vi serve un sequencer di bordo? Definite il peso e le misure massime. E così via: scrivete il vostro elenco di requisiti. Non basta: date una priorità a ciascun elemento, vi aiuterà a scegliere che cosa è veramente importante per voi.

3 – Fissate un budget e attenetevi a quello

A meno che siate un figlio di papà o un vincitore alla lotteria, l’importo di spesa è un aspetto primario. Segnatevi quindi la cifra massima che vi consente il vostro patrimonio, escludete da subito gli strumenti che hanno prezzo superiore alla vostra possibilità e quelli che hanno prezzo troppo basso. Restringete la vostra ricerca agli strumenti che si avvicinano (senza superare) l’importo del vostro budget.

4 – Scegliete fra nuovo e usato

Acquistare modelli nuovi vi dà la possibilità di accedere ad almeno due anni di garanzia. In alcuni casi, anche di più. Inoltre, essendo la tastiera nuova, avrete la certezza di trovare tasti in ottime condizioni, pulsanti reattivi, schermi luminosi e uscite MIDI/audio perfettamente funzionanti e, per finire, una scocca senza graffi. Nel caso dell’usato risparmierete un sacco di soldi e potrete avere accesso a modelli con dotazioni superiori. Tuttavia ci sono dei contro: il periodo di garanzia è limitato se non addirittura nullo e va verificata l’usura dello strumento. Nel mondo dell’usato si possono fare buoni affari, attenzione però ai lupi e agli imbroglioni. Un buon consiglio è quello di prendere contatto personale con il venditore, magari scambiarsi i numeri di telefono e fare una chiacchierata per capire chi c’è dall’altra parte. I migliori venditori sono conosciuti anche nel web: chiedete informazioni in giro. La buona reputazione è una macchia d’olio che si acquisisce con il tempo e con il numero di clienti felici e soddisfatti.

5 – Diffidate dei prezzi troppo bassi

Specialmente nel mondo dell’usato, aprite bene gli occhi e le orecchie. Se la maggior parte delle offerte sul mercato di un certo modello è di 1000 Euro (ad esempio) e un giorno trovate un’offerta a 500 Euro, forse c’è qualcosa che non va. Chiedete di valutare lo strumento di persona prima di confermare l’acquisto. Solo allora capirete il perché. Ignorate bellamente le spiegazioni email del tipo: “vendo per errato acquisto”, “vendo perché mia moglie ha comprato il divano nuovo e non c’è più spazio per la tastiera in casa”, “devo vendere subito per comprare il regalo per mia figlia a Natale” o amenità del genere; sono informazioni del tutto ininfluenti per la vostra scelta.

6 – Fidatevi della marca, ma fino ad un certo punto

Può darsi che, per qualche ragione, siete attratti da una certa marca. Magari vi piace solo il nome o ne avete sentito parlare bene da qualcuno nel negozio del barbiere. Bene, allora cominciate da quella marca, ma non fissatevi solo su quella. Documentatevi, aprite lo sguardo sulla concorrenza. Il tempo passa, la tecnologia si evolve e non è detto che una marca di successo negli anni 90 sia ancora innovativa ai giorni d’oggi. Anzi, alcuni marchi blasonati sono addirittura scomparsi e i modelli residui sono presenti solo sul mercato dell’usato. Prima di buttarvi, ragionate e fate confronti.

7 – Facilitate la scelta, scendendo a due-tre prodotti al massimo

Se manterrete a lungo una rosa ampia di candidati, vi verrà il mal di testa a forza di passare le notti nell’indecisione. Quando si avvicina il momento di decidere, restringete la scelta ai due o tre strumenti che preferite. Concentratevi su questi e lasciate perdere tutto il resto. La scelta di un acquisto deve essere un momento di divertimento, non un seme per coltivare la vostra ansia.

8 – Non prendete per oro colato i consigli che trovate sui forum o sui blog

I soldi sono vostri, la musica che suonerete è vostra. Gli autori dei blog (compreso il sottoscritto, ovviamente) e i membri dei vari forum di musicisti che popolano il web esprimono sempre opinioni e valutazioni basate sulla propria esperienza. Non è detto che coincida con la vostra, anzi. È difficile trovare valutazioni che possono essere adottate e sposate in modo acritico. Le opinioni degli altri sono utili per orientarci, mai per prendere una decisione.

9 – Il prezzo non è mai il fattore decisivo

Un conto è segnarvi da principio il vostro budget: vi serve per selezionare i prodotti a cui potete permettervi di accedere. Ma dopo di ciò, non andate diretti ad acquistare l’arranger workstation che costa di meno fra i due-tre che avete individuato. E nemmeno pensate che quello che costa di più, vale di più. Al contrario, ritornate sulla lista di requisiti di cui al punto 2. È quella la cartina al tornasole che vi dirà quale modello è veramente quello che si serve. Potrebbe essere il più economico o il più costoso, non importa: è quello che molto più probabilmente si avvicina di più alle vostre necessità secondo le priorità da voi stabilite.

10 – La cosa più importante: provate lo strumento prima di acquistarlo

Se preferite, potete ignorare tutti i miei suggerimenti precedenti, ma su questo devo raccomandarvi di essere intransigenti: non comprate nulla che non abbiate provato con le vostre mani e le vostre orecchie. Cercate i negozi di strumenti musicali della vostra provincia o regione e dedicategli qualche mezza giornata. Gli strumenti sono esposti nel negozio per una sola ragione: per essere provati. Non vergognatevi a chiedere: anche se il negozio è pieno di gente, non abbiate paura: sedetevi e provate. Provate a lungo. Per tutto il tempo che vi serve. Controllate la pienezza dei suoni, la durata dei campioni, la risposta dei tasti al tocco, la qualità dei tasti l’impasto sonoro degli stili, la comodità dei pulsanti, la chiarezza dello schermo, l’usabilità a prima vista. Avrete le idee molto più chiare e capirete subito quale è lo strumento che più fa per voi. Se invece il commesso vi dice che gli strumenti non possono essere toccati, ditegli allora che non vi interessa più, fategli un bel sorriso, augurategli buona giornata e uscite da quel negozio: è evidente che non hanno alcuna idea di come si vendono gli strumenti musicali.

Written by Renatus

7 gennaio 2017 at 08:00

Acustico o digitale, un bel dilemma

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pianoforteIn un recente scambio di messaggi con Angelo, fedele lettore di questo blog, ho affrontato l’argomento controverso se valga o meno la pena sostituire il buon vecchio pianoforte acustico con una tastiera digitale. Ve la faccio breve: io sono giunto alla conclusione che una tastiera digitale possa (debba?) affiancare un pianoforte acustico, ma non sostituire. Non sono la stessa cosa e uno non può sostituire l’altro.

Il pianoforte acustico è unico e intramontabile. La sua fisicità e il suo realismo restano esperienze eccezionali: la possibilità di interagire con il tocco sui tasti per ottenere movimenti, vibrazioni e risonanze autentiche sono fenomeni reali che il mondo digitale può solo imitare e non rimpiazzare. È uno strumento perfetto che ha superato i secoli, capace di accontentare i gusti musicali di diverse generazioni in molte epoche. La qualità del suono, la protezione dell’investimento e l’aspetto estetico sono considerazioni fondamentali per dare il valore che il pianoforte acustico merita.

Però, al giorno d’oggi, se trascuriamo il recente fenomeno dei pianoforti ibridi, la tendenza dominante è quella di acquistare strumenti musicali digitali. E per diverse ragioni.

Il primo motivo è la manutenzione: gli strumenti digitali non richiedono di essere periodicamente accordati, occupano poco spazio e si puliscono più facilmente. Il secondo è la portabilità: pesi e misure degli strumenti digitali consentono un più facile trasporto. Al terzo posto ci metterei la convenienza: sul mercato si possono trovare strumenti digitali a buon prezzo con eccellenti suoni di pianoforte. In quarta posizione vorrei citare la versatilità: oltre al suono di pianoforte acustico, uno strumento digitale permette di emulare i suoni di pianoforti elettromeccanici, organi classici ed elettronici, archi, fiati, legni, chitarre… Al quinto posto vale il corredo di funzionalità tipicamente disponibili nel dominio digitale come la registrazione delle proprie esecuzioni, il caricamento di nuovi campioni e l’editing dei suoni, lo spartito digitale, le connessioni MIDI, audio e USB, e così via. In ultimo ci metterei il rispetto dei coinquilini: utilizzando le cuffie, è possibile suonare per tutta la notte senza disturbare nessuno.

E non trascurate il fatto che, se lo strumento digitale a tastiera include la sezione arranger, allora è possibile avere a disposizione musicisti virtuali: un batterista, un bassista, più chitarristi, un’orchestra intera che accompagna. Un motivo in più. Per me, quello decisivo. Da allora suono arranger workstation. E non ho smesso ancora oggi.

Written by Renatus

30 dicembre 2016 at 08:00

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Mercato degli strumenti musicali in crescita

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IMG_5273Non so se vi è sfuggito il comunicato del 6 giugno scorso pubblicato da DISMA Musica, l’associazione dei distributori e produttori di strumenti musicali in Italia. In tale comunicato si dà notizia dei numeri totali del mercato nazionale così come registrati a fine 2015. Ebbene, l’enfasi che viene data è la crescita dei volumi di fatturato delle aziende del settore. E’ un incremento di affari che dimostra un segnale di piccola ripresa dell’economia italiana e un rinnovato interesse a fare musica nel Belpaese. La crescita è del 10% e sembra che anche il primo trimestre del 2016 offra dati ancor più confortanti. C’è da esserne lieti, sicuro.

Se si entra nel dettaglio dei numeri, si osserva come i segmenti di prodotto che stanno crescendo di più riguardano le tastiere portatili, le chitarre elettriche e acustiche, gli strumenti a plettro, l’amplificazione del suono, i registratori e la computer music.

Non tutti però vincono: ci sono strumenti musicali che stanno vivendo la loro stagione di difficoltà: armoniche a bocca, amplificatori per strumenti singoli, microfoni, pianoforti acustici e… arranger. Sono informazioni che ci fanno riflettere e richiedono approfondimenti, specialmente per i professionisti del settore.

Per quanto riguarda l’oggetto principale del nostro blog, prendiamo atto come i piccoli arranger portatili stiano diventando molto interessanti mentre quelli più evoluti abbiano raggiunto la loro definitiva maturità e stiano intevitabilmente perdendo terreno. Non è una novità.

Quale sarà il futuro degli arranger workstation? Restate sintonizzati su questo blog perché saremo qui a raccontarvelo.

PS: Per ulteriori approfondimenti, vi consiglio la lettura dell’articolo di Francesco Prisco pubblicato da Repubblica.

Written by Renatus

12 giugno 2016 at 08:54

Arranger calunniati ed incompresi

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Keyboard

Keyboard Magazine

La nota rivista USA Keyboard Magazine ha recentemente pubblicato un interessante confronto fra Korg Pa4X e Yamaha Tyros 5. Un aspetto interessante di quell’articolo, firmato da Jerry Kovarsky, è l’introduzione dove l’autore illustra brevemente il valore unico che un arranger può offrire ai vari musicisti nel mondo, specialmente a quelli che suonano dal vivo in un contesto professionale. Lascio a voi la lettura completa dell’articolo in inglese sul sito originale, mentre qui – a favore dei lettori di tastiere.wordpress.com – vorrei riservare la traduzione italiana della parte iniziale del lungo testo di Jerry. E’ una lettura che potrebbe tornare utile a tutti voi e, in particolare, a quanti sono indecisi se acquistare un arranger oppure una workstation.

Nessuna categoria di strumenti è più calunniata ed incompresa delle tastiere arranger

È certamente un divario culturale: in Europa, Regno Unito e in tutto il mondo arabo, una tastiera arranger è uno strumento per prestazioni professionali, utilizzato con orgoglio e di grande effetto. Negli Stati Uniti, questa categoria è guardata dall’alto in basso: la presenza di amplificatori di bordo o di pulsanti Ballroom spesso scatenano cenni di ironia. E questo è un vero peccato, perché il comparto degli arranger è cresciuto in modo significativo dagli anni ’80 ad oggi, evolvendosi in modo straordinario rispetto l’era delle tastierine portatili.

Gli arranger di alta levatura offrono accompagnamenti mozzafiato fondati su architetture sonore avanzate, garantendo al musicista sofisticate sfumature sonore a volte impossibili sulle workstation. E, per dimostrarvelo, oggi metterò in scena per voi uno scontro fra titani, comparando le migliori offerte Korg e Yamaha per vedere da vicino che cosa può aspettarsi un musicista itinerante.

Siete voi il cliente? Allora pensateci bene!  

In primo luogo, permettetemi di condividere con voi la mia prospettiva. Il cliente tipico di questi prodotti è un musicista che suona da solo, magari in un duo. Sono i classici one-man-band che necessitano di uno strumento capace di riprodurre le diverse parti, sostenere il canto con effetti di bordo, produrre armonie vocali e visualizzare i testi e consentire infine la riproduzione di brani MIDI e/o audio. Questi musicisti sono più interessati a suonare le loro canzoni e a dare vita ad un bello spettacolo, piuttosto che lavorare di editing audio e perdersi in speculazione tecnologiche da ingegneri del suono. Gli arranger sono progettati avendo in mente musicisti autentici.

Negli Stati Uniti, molti tastieristi si trovano a suonare dal vivo in circostanze simili. Chi suona da solo in un bar o in un ristorante, con un duo con cantante o con un suonatore di strumento a fiato o con tre strumenti senza un batterista, potrebbe trovare interessante procurarsi un arranger. L’accompagnamento automatico delle percussioni è in grado di dare maggiore flessibilità e superiore realismo musicale rispetto un’isolata drum-machine o rispetto una ripetitiva sequenza ritmica senza variazioni come tipicamente succede con le blasonate workstation.

Esperienza

Personalmente, quando accompagno un cantante dal vivo, io uso solo le parti percussive di uno stile e suono il basso con la mano sinistra. A volte avvio l’accompagnamento in modo da eseguire un assolo con un suono “non da tastiera”, per ottenere un realistico accompagnamento di chitarra oppure per dare sostanza a brani del repertorio rock e dance. Insomma, mi adatto alle varie situazioni. Metto spesso alcune parti degli stili in silenzio, dato che alcuni di questi sono così ricchi di parti da rischiare di risultare insopportabili dal vivo. L’arranger è flessibile e consente maggiore varietà e dinamismo rispetto una serata con la sola voce e pianoforte, meglio ancora di una serata “inscatolata” dall’uso delle basi preconfezionate, dato che è possibile variare la struttura delle canzoni e interagire con gli altri musicisti in tempo reale. Ovviamente non porto con me l’arranger quando suono concerti jazz con la mia banda al completo. No, perché ho altri strumenti per quelle occasioni, ma il mio arranger è la scelta giusta per buona parte del lavoro che faccio dal vivo.

E voi per caso scrivete canzoni?

Un arranger è lo strumento perfetto per elaborare nuove idee quando siete concentrati sulla melodia, sul testo, sulla progressione degli accordi, sulla struttura basilare di una canzone. Pensate, avete a disposizione un gruppo completo di musicisti professionisti che non aspettano altro che ascoltare le vostre idee per suonarle subito con voi. Potete cambiare la sequenza degli accordi, lo stile o il feeling di un brano, senza dovervi perdere nel rifare da capo le registrazioni delle singole parti MIDI in una DAW. Tutto succede secondo i vostri tempi e le vostre attese: ci sono momenti in cui la vostra attenzione è tutta su come comporre una canzone, e un arranger eccelle in tutto questo, al contrario di quanto potete fare con un sequencer, dove vi si presenta una pagina di tracce vuote che dovete creare da voi stessi.

Ho avuto la vostra attenzione adesso?

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OK, qui termina la mia traduzione: se volete, continuate la lettura dell’articolo in inglese su KeyboardMag, dove Jerry prosegue con il confronto diretto e serrato fra le due ammiraglie del momento: Korg Pa4X e Yamaha Tyros 5.

Written by Renatus

7 febbraio 2016 at 14:40