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Arranger, tastiere da suonare con stile

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Nuova usabilità degli arranger con Korg Pa1000/Pa700?

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Korg PA1000, nuovo arranger workstation per il 2017

Ci sono momenti importanti nella vita: la famiglia, il lavoro, gli amici, lo studio, lo sport possono dare grandi soddisfazioni. Ma non c’è momento nella mia vita che mi appassioni nello stesso modo come quando posso suonare la mia tastiera. Non importa quanto sia triste, allegro, confuso, smarrito o scoraggiato: purché sia davanti alla mia tastiera, un momento in cui possa fare musica, e io sto bene. Se possibile, preferisco suonare alla fine di una giornata faticosa ed estenuante, come stasera che ho consumato le dita suonando per l’ennesima volta stili Unplugged sulla mia “vecchia” Korg Pa800. Ed è in momenti come questo che mi ritrovo ancor più attratto dall’idea dei nuovi arranger Korg, in particolare Pa1000 e Pa700. Con una certa curiosità mi sono chiesto più volte quanto siano cambiati i concetti di usabilità degli arranger in casa Korg rispetto la prima serie Pa inaugurata nel 2003 con Pa1X. Con questo tipo di interesse, ho cominciato a studiare il materiale messo a disposizione da Korg, cercando di capirne di più. Vediamo tutto ora, insieme.

Fondamenti di usabilità

Sono numerosi gli aspetti che hanno suscitato la mia attenzione, sin dall’accensione dello strumento: i tempi di avvio sono sempre stati un punto disputabile degli arranger Korg; tutto deriva dalla scelta architetturale di gestire tutti i parametri a livello software, al fine di ottenere la massima flessibilità, con la conseguenza logica di dover caricare in memoria tutto il sistema operativo, i parametri e i campioni PCM ogni volta, all’avviamento: i tempi biblici dei primi modelli si sono ridotti sensibilmente e ora Pa1000/Pa700 richiedono circa 30 secondi per l’avvio.

Lo schermo è reclinabile manualmente secondo tre posizioni ed è interessante la possibilità di bloccare lo schermo stesso con Push-to-Lock, letteralmente “spingi per bloccare”. La regolazione della luminosità dello schermo avviene sempre tenendo premuto il pulsante Menu mentre si ruota il Dial: non essendo una manovra intuitiva, è stata aggiunta l’iconcina della luminosità sul pannello.

A questo proposito, ho trovato interessante l’interattività generale di controllo dei valori di ciascun parametro:

  • Dopo aver toccato un parametro sullo schermo, è sempre possibile ruotate il Dial per regolarne il valore.
  • Oppure, sempre dopo aver toccato il parametro sullo schermo, si può trascinare il dito sullo schermo a sinistra e a destra oppure in alto e in basso, senza staccare il dito dallo schermo ma muovendolo anche al di fuori dell’icona relativa al parametro, rendendo tutto più facile;
  • Altrimenti toccando due volte il parametro, appare una pagina di inserimento dei valori numerici del valore specifico.

Tutti i parametri On/Off restano impostati come erano all’ultimo spegnimento.

Timbri

I numerosi suoni sono richiamabili tramite quattro pagine: Factory, Legacy (cioè i timbri derivati dai modelli Pa precedenti), GM/XG, User. Per alcuni suoni, il movimento del joystick in avanti aggiunge il vibrato. Per aggiungere abbellimenti ai suoni DNC, DN1 e DN2 sono a disposizione gli switch posti sulla sinistra della tastiera. I timbri di organo Hammond sono sempre personalizzabili tramite drawbar graficamente rappresentati sul touch screen.

Il pulsante Split può avere tre posizioni: se è spento, significa che le parti UP1, UP2 e UP3 sono suonabili su tutta l’estensione della tastiera; se è accesso, significa che, a sinistra del punto di split, si può suonare la parte Lower. Premendo a lungo il tasto Split, appare la finestra di impostazione del punto di separazione virtuale della tastiera: tale valore resta memorizzato fino al cambio successivo (oppure, cosa rara da usare cum grano salis: è possibile impostare punti di split diversi in ogni Keyboard Set).

Parliamo di questi ultimi, i Keyboard Set: trattasi di una serie di timbri, suonabili in contemporanea su Pa1000/Pa700 e che possono essere salvati in una locazione di memoria per essere richiamati automaticamente: ogni memoria individua quali suoni di tastiera (singolarmente, in layer, in split), i valori di trasposizione e gli effetti: tutti questi parametri sono contenuti all’interno della libreria Keyboard Set. Possono inoltre essere associati agli stili o agli elementi del SongBook. I Keyboard Set possono essere pilotati da 9 pulsanti (condivisi con SongBook): visualmente dà l’impressione di essere tutto un po’ affollato. Comoda l’idea comunque del My Setting per richiamare il Keyboard Set preferito, quello che viene selezionato all’accensione della tastiera.

Da quello che ho visto, su Pa1000/Pa700 non mi risultano variazioni sull’utilizzo del pulsante Exit che si presta ancora una volta a dover essere premuto migliaia e migliaia di volte, per consentire di orientarsi fra le varie funzionalità possibile. Inoltre, va detto che, sulla carta, la presenza del touch screen avrebbe favorito la riduzione del numero di pulsanti che affollano il pannello, ma non è stato fatto. Ne saranno lieti i non vedenti e gli amanti dei controlli analogici e fisici: ad esempio, i pulsanti delle categorie degli style avrebbero potuto essere eliminati del tutto in quanto ridondanti, ma Korg ha stabilito di lasciarli.

Ampliamento dell’usabilità degli stili

Trovo geniale il Chord Sequencer perché permette di liberare la mano sinistra per suonare un assolo o gestire i controller DNC. Il pulsante del Chord Sequencer lampeggia per segnalare quando si sta registrando una sequenza di accordi; è illuminato in verde quando si ha una sequenza di accordi pronta ad essere suonata. È possibile altresì associare la registrazione di un Chord Sequencer ad uno switch per un richiamo immediato.

Mi piace l’idea del Bass & Lower Backing, particolarmente utile per suonare introduzioni personalizzate dei brani. A stile fermo si può suonare la parte Lower e, suonando due o più note insieme, entra anche il basso.

Le possibilità di remix delle tracce sono state estese e facilitate con le funzioni di Track Control, e ora si presta particolarmente ricca la facoltà di agire sui dettagli della traccia percussiva.

Richiede uno studio approfondito il nuovo Style Creator Bot, che ha mandato in pensione il Midi-to-Style: la conversione richiede una manciata di secondi ma è evidente (e naturale) che non tutti gli Standard MIDI File possono essere convertiti d’amblais in uno stile accompagnamento effettivamente suonabile con sufficiente efficacia.

Korg PA1000: un pannello operativo affollato di pulsanti

Playback

Il doppio sequencer è sempre stato un segno distintivo degli arranger Korg: nel caso degli Standard MIDI file ora si possono sincronizzare i due brani seguendo sulla grafica del video la scansione delle misure. Nelle basi audio, è possibile mettere in Mute la traccia della melodia tramite Track Select: ne abbiamo già parlato in questo blog, meno riverbero c’è sulla voce e più incisiva sarà la riduzione della voce del canto.

Sempre per la logica operativa di giocare con due pulsanti, si può tenere premuto il tasto Shift e girare il Dial per cambiare la velocità del brano.

Kaoss

L’introduzione del software Kaoss offre nuovi canoni di usabilità dello strumento. È la prima volta che un concetto simile viene applicato ad un arranger e sarà interessante approfondirne le possibilità. L’utilizzo del Kaoss in modo Style offre una creatività atipica nel panorama degli arranger. In modo Song invece, premere Shift e toccare Freeze sullo schermo per consolidare una posizione sulle coordinate.

Effetti

Rimangono vaste le possibilità di agire sugli effetti per arricchire di presenza e fantasia il panorama sonoro: EQ immancabile, effetti Insert FX & Master FX come da manuale di trattamento dei segnali audio, un prezioso Guitar FX per controllare una chitarra eventualmente collegata all’ingresso Audio In e, per chiudere il mix finale, Global EQ e Limiter. Per i cantanti, la presenza del processore vocale TC Helicon è ormai uno standard per gli arranger Korg.

SongBook

Il SongBook è una caratteristica preziosa degli arranger Korg da cui non si può prescindere. Specialmente per chi suona dal vivo. Non è una novità, ma va precisato che la nuova versione è in grado di memorizzare anche le Chord Sequence. A livello personale, devo approfondire bene la materia per capire se eventualmente possa generare confusione operativa il fatto che i pulsanti Set List siano gli stessi con controllano i Keyboard Set.

Registrazione

Il metodo di registrazione più immediato è quello delle Backing Sequence (quick record). Come da manuale, si consiglia di ridurre sempre la risoluzione quando si registra in questo metodo, almeno in sedicesimi, onde evitare il rischio che eventuali imprecisioni si riflettano sulla registrazione. Mi piace osservare come il pulsante Start/Stop avvii sia lo style sia la registrazione, molto meglio e più comodo così, visto che in passato si dovevano premere due pulsanti separati. Il secondo metodo di registrazione è lo Step Backing Sequence, già presente sulla storica i3 dove però aveva un’interfaccia video di cui provo nostalgia ancora oggi. Sugli strumenti Korg non manca mai il sequencer MIDI a 16 tracce con le possibilità di full edit: qui la registrazione si fa seria e permette di lavorare su tracce singole, evento per evento. Il quarto e ultimo modo di registrazione è quello in formato audio MP3.

Media

Il corredo di uscite è completo, non manca nulla. Da osservare come la porta USB device sul retro possa essere adibita al collegamento di un computer con la tastiera per copiare file MP3 o altre risorse. Il file system continua ad essere basato sul concetto di cartella SET, sul quale ho già espresso più volte le mie perplessità in questo blog, quindi mi sembra eccessivo tornarci sopra ancora una volta. Ormai lo sapete.

Conclusioni

Tornando finalmente al quesito iniziale, se cioè è cambiato il modo di lavorare con gli arranger Korg, allo stato attuale delle conoscenze, non mi sento di sbilanciarmi. Sono in effetti cambiate e migliorate tante caratteristiche tecniche, ma la mia impressione è che la sostanza e la filosofia della serie Pa siano rimaste quelle originali. Se guardiamo il fratello maggiore dei due nuovi arranger, rispetto i modelli precedenti, la memoria RAM di Pa1000 è stata ampliata fino a 600MB (lineari) con la possibilità di caricare campioni compressi con un processore più veloce che rende più rapidi i tempi di avvio e permette di far lavorare meglio i 128 oscillatori a favore di una migliora polifonia. Il numero superiore di suoni, stili e di locazioni di memoria per le proprie personalizzazioni permetterà di ampliare il proprio repertorio, lavorando con migliore comodità. I nuovi amplificatori di bordo promettono una maggiore dinamica sonora. Tutto questo rende Pa1000 uno strumento interessante ma, se vogliamo cercare evoluzioni operative, le dobbiamo cercare su aspetti accessori come ad esempio Kaoss, Chord Sequencer e Style Creator Bot. Torneremo sull’argomento con qualche esperienza concreta.

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Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

13 novembre 2017 at 16:04

Pubblicato su Korg

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Tutto quello che avreste voluto sapere su Korg Pa1000 e Pa700

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Korg rinnova la serie Pa di arranger professionali con Pa700 (nella foto) e Pa1000

Il tam tam mediatico che sta convogliando l’attenzione internettiana intorno all’imminente lancio di Yamaha Genos sta offuscando in questi giorni il recente annuncio delle ultime novità di casa Korg: Pa1000 e Pa700. Senza nulla togliere all’importanza dell’evento relativo al successore di Tyros 5, credo sia altrettanto doveroso rivolgere la nostra attenzione ai due gioielli di tecnologia applicata alla musica che vanno ad aggiornare l’offerta di Korg, avendo ampliato la famiglia di modelli derivati da Pa4X.

Siete dunque alla caccia di informazioni su Pa1000 e Pa700? Ecco a voi la rapida bibliografia web del momento.

  • Cominciamo dal momento istituzionale: la presentazione dei due prodotti sul sito di Eko Music Group, già distributore nazionale dei prodotti Korg in Italia: Pa1000 e Pa700. In lingua tricolore, troverete le descrizioni dei due prodotti e le specifiche tecniche (piccola soddisfazione personale: osservate come l’espressione forgiata anni fa dal sottoscritto per il motto di questo blog “suonare con stile” sia stata mutuata e riutilizzata nel testo di presentazione; personalmente mi fa molto piacere).
  • In attesa che sia disponibile la versione italiana, è possibile assistere ai manuali video di entrambi i prodotto in lingua sul sito internazionale di Korg: manuali Pa1000 e manuali Pa700. Sono 10 interessanti filmati istruttivi la cui visione è consigliata per chi vuole saperne di più.
  • E’ anche disponibile la guida rapida (in italiano!) per Pa700 e Pa1000 e il manuale utente completo (in inglese) per Pa700 e Pa1000.
  • Sono altresì scaricabili dal web i driver aggiornati a favore di quanti collegano il nuovo arranger Pa700 o Pa1000 al proprio computer (Windows 7, Windows 8, Windows 10 e Mac).

Evoluzione tecnologica delle serie Pa

Per quanti si chiedono quali caratteristiche specifiche di Pa1000 siano state aggiunte rispetto il modello precedente Pa900, possiamo qui citare questi aspetti essenziali: il naturale aggiornamento dei suoni e degli stili preset, la memoria RAM estesa da 192MB a 600MB (lineari) con la possibiltà di caricare campioni compressi, un processore più robusto e veloce che rende più rapidi i tempi di avvio e permette di far lavorare meglio i 128 oscillatori a favore della polifonia, un numero superiore di locazioni di memoria per le proprie personalizzazioni, uno schermo con migliore definizione, inclinabile e pronto ad essere utilizzato come controller del Kaoss FX, il nuovo convertitore di MIDI file in stili di accompagnamento (Style Creator Bot), un maggior numero di effetti fra cui il Vocoder, la possibilità di memorizzare le progressioni di accordi del Chord Sequencer negli style e nel Songbook e i nuovi amplificatori di bordo che promettono una maggiore dinamica sonora.

Analoghe valutazioni possono essere su Pa700 rispetto a Pa600 con l’ampliamento ad esempio della memoria RAM da 256MB (lineari) contro 96MB, gli amplificatori da 25W cad. invece di 15W e coni per i bassi, un peso più leggero di oltre 1KG (non male!) e uno schermo con superiore definizione dei colori.

Per quanto riguarda le differenze fra i due modelli nuovi (Pa1000 e Pa700), vi rimando al mio precedente articolo pubblicato qualche settimana fa.

Styles

Vi suggerisco qui la visione del terzo video-manuale (della serie di dieci), in cui la voce narrante di Steve McNally (Korg USA) ci illustra con pienezza le funzioni di controllo della sezione arranger con i suoi 430 stili di fabbrica. Ricordate sempre che, se avete difficoltà a intendere il testo in inglese, potete attivare i sottotitoli con la traduzione automatica in italiano.

Conclusioni

Come sempre, sarebbe bello per me raccontarvi di più di Pa1000 e Pa700, magari ci riuscirò dopo aver provato questi strumenti di persona. Alla prossima!

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

23 settembre 2017 at 12:57

Pubblicato su Korg

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Rulli di tamburi: la stirpe di Yamaha Genos è alle porte

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Da mesi circolavano indiscrezioni. Negli ampi spazi della fiera di Francoforte, lo scorso aprile, la notizia veniva data per certa: in autunno avremmo assistito alla fine della stra-fortunata serie Tyros e, dalla sua ceneri, sarebbe sorta come un’araba fenice una nuova generazione di tastiere arranger al top di gamma.

Che cosa si potrà fare di più che non sia stato già fatto con le cinque serie di modelli Tyros? Che cosa di rivoluzionario si potrà mai immaginare in questo mercato tecnologico ormai maturo e che, nei nuovi modelli, ci stupisce solo più per i dettagli di contorno? Da quanto tempo non assistiamo al lancio di un prodotto che introduca un rinnovamento straordinario sul modo di suonare le tastiere con gli accompagnamenti? Ce lo chiediamo in tanti.

Non che il 2017 sia stato un anno avaro di novità (come purtroppo era stato il 2016). Al contrario, quest’anno non è mancato l’impegno da parte delle case produttrici di strumenti musicali. In questo blog, infatti, abbiamo registrato una serie discreta di annunci interessanti.

  • Aveva aperto le danze Ketron con la presentazione definitiva di SD9 il cui punto distintivo di innovazione era nella presenza del Launch Pad, una soluzione disegnata su misura dei musicisti interessati a moltiplicare la propria creatività dal vivo.
  • Il secondo botto è arrivato da casa Korg, dove il rinnovamento ha avuto effetti significativi su tutta la serie Pa. Per prima, l’ammiraglia Pa4X è stata rigenerata grazie ad un nuovo sistema operativo che l’ha dotata di nuove funzioni, nuovi suoni e nuovi stili e l’ha arricchita nell’usabilità a favore dei musicisti dèditi al dj-set.
  • La raffica di novità Korg non si è fermata qui: il recente lancio contemporaneo di Pa1000 e Pa700 ha dato un ulteriore tocco di vivacità all’offerta del mercato, portando il contenuto del rinnovamento dal top di gamma fino ai due modelli del segmento medio.
  • Yamaha invece ha dato un primo cenno di vitalità nei giorni scorsi scorsi con i nuovi pianoforti Clavinova CSP, dotati di sezione arranger e dove spicca il trasferimento del controllo delle funzioni dal pannello all’interfaccia video touch-screen di un tablet esterno con l’app Smart Pianist.

E ora? Ora tocca ancora a Yamaha. Il conteggio alla rovescia sul web sta catturando magicamente l’attenzione degli appassionati. Tutti i dettagli saranno svelati il due di ottobre. Intanto la casa giapponese gioca nel creare suspense con una pagina web dedicata nella quale una serie di filmati video svelerà pian piano l’aspetto della nuova ammiraglia, pur nascondendo la tastiera nei ritagli dei filmati: si chiamerà Genos, nel greco antico significava “stirpe”. Il primo video è uscito lo scorso 8 settembre, il secondo è uscito oggi 15 settembre. I prossimi sono previsti per il 22 e il 29 settembre. Poi, la settimana successiva, dovremmo sapere tutto. E allora è inutile perdersi in speculazioni: aspettiamo qualche settimana e poi potremmo tutti scriverne e parlarne con cognizione di causa.

Nel frattempo? Nel frattempo, lo sapete, ve l’ho scritto fino alla noia in questo blog: nel frattempo suoniamo con gioia la tastiera che abbiamo ora. Del resto, per fare buona musica non conta poi così tanto quale esatta tecnologia digitale abbiamo fra le mani: conta sempre di più la persona, il musicista. Siamo noi i protagonisti. Siamo noi che diamo valore. Il resto, lo dice la parola stessa, sono solo “strumenti”.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

15 settembre 2017 at 09:00

Pubblicato su Yamaha

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Korg alza il sipario su Pa1000 e Pa700

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Korg Pa1000

Adoro i colori di questi arranger workstation nuovi di zecca. Li vedremo prossimanente nei migliori negozi di strumenti musicali.

Da diversi anni, il centro R&D di Korg Italy propone un progressivo e inesorabile aggiornamento tecnologico dei propri prodotti. Stavolta il lancio è gèmino: due prodotti in un botto solo, un solo annuncio vale per due prodotti paralleli (scommetto che non vi è sfuggita l’analogia con la strategia Yamaha segnata dalla gestione della coppia PSR/S970 e PSR-S770). Pa1000 si colloca nella stessa posizione che era occupata da Pa900, mentre Pa700 leggermente più in basso, dove Pa600 aveva raccolto numerosi consensi.

Insomma, sono finalmente arrivati i discendenti di Pa4X: gli aspetti distintivi di entrambi i nuovi modelli sono riconoscibili nella continuità di progetto Pa, l’espansione di risorse hardware, il rinnovato arsenale sonoro Korg, la presenza dei suoni DNC, gli accompagnamenti di serie rivisti ed estesi, il grande schermo TFT a colori TouchView a 7 pollici, il Chord Sequencer, l’uscita video RCA di serie, il modulo effetti GuitarFX per elaborare il suono di una chitarra collegata all’ingresso Audio In e una scocca dalle dimensioni contenute che favorisce la portabilità.

Il fratello maggiore vanta il processore processore vocale TC Helicon, tasti semipesati con aftertouch, oltre 430 stili di accompagnamento e la possibilità di inclinare lo schermo. Il fratellino si difende proponendo 370 stili di serie, un peso più leggero (9,9kg contro 10.75kg). Pa1000 offre 1750 suoni di bordo (50 in più), due suoni di pianoforte stereo multi-layer (contro uno), memoria utente per i propri campioni di 600MB lineari (contro 256MB sempre lineari).

Rispetto i modelli precedenti, Pa700 e Pa1000 sono carrozzati con una memoria PCM di gran lunga superiore e un numero più vasto di locazioni interne. Il sistema di amplificazione è stato migliorato per ottenere maggiore dinamica sonora. I due nuovi arranger ereditano le novità tecnologiche introdotte nel 2015 su Pa4X inclusi gli importanti aggiornamenti rilasciati lo scorso giugno/luglio come lo Style Creator Bot, il gingillone per i DJ Kaoss FX e la porta USB-host; vanno in pensione i predecessori Pa900 (uscito nel 2013) e Pa600 (uscito nel 2012).

Tutte le specifiche sono sul sito del distributore Korg italiano: Pa1000 e Pa700.

Per quanto riguarda i prezzi, Pa1000 si attesterà molto probabilmente poco sotto i 2.000 Euro, mentre Pa700 non dovrebbe superare i 1.300 Euro. Ma è ancora presto per esserne sicuri: i prezzi subiranno aggiustamenti nelle prossime settimane, quando i negozi cominceranno a ricevere le prime consegne.

Vi consiglio ora la visione di due filmati: il primo è il video ufficiale dimostrativo di Pa700, pubblicato sul canale istituzionale di Korg, in cui sono enfatizzate le capacità di intrattenimento danzante del nuovo strumento.

Nel secondo filmato troviamo Frank Tedesco alle prese con registrazioni più misurate ed espressive. Sempre Korg Pa700.

Written by Renato, Arranger Workstation Blogger

1 settembre 2017 at 23:28

Pubblicato su Korg

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