Tastiere arranger

Arranger, tastiere da suonare con stile

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Dietro le quinte dello speciale “Pianoforti digitali” di AudioFader

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AudioFader è una rivista web il cui editore è Quine Business Publisher

AudioFader è una rivista web diretta da Luca Pilla e il cui editore è Quine Business Publisher

Cari amici lettori di Tastiere Arranger, oggi condivido con voi il racconto di quanto io e Riccardo Gerbi abbiamo combinato insieme nei mesi scorsi. Il risultato della nostra fatica partecipata è lo Speciale pianoforti digitali da pochi giorni pubblicato su AudioFader. A dire il vero, Riccardo in primis ha realizzato un’opera monumentale, una guida ragionata all’acquisto la cui lettura è accessibile a tutti gratuitamente: è richiesta soltanto la registrazione al sito. Da parte mia, sono felice di aver potuto dare una mano per la scrittura di una parte dello speciale: da pagina 15 a pagina 21 troverete il capitolo da me esteso e dedicato ai (UDITE! UDITE!) pianoforti digitali con arranger. Credo che potrà essere molto interessante per voi lettori di questo blog.

Re’: Eccoci, Riccardo.

RG: Ciao Renato.

Re’: Vorrei raccontare qui delle giornate e delle notti passate a lavorare distanti ma vicini per lo speciale dedicato ai pianoforti digitali di AudioFader. Ma non so da che parte cominciare. A ripensarci ora, mi vengono in mente ore interminabili passate a scrivere, a confrontarsi al telefono, a scambiare email con infiniti rimbalzi; e poi le conferenze web continuamente interrotte da linee Internet zoppicanti, con correzioni cicliche dello stesso testo per giorni. E poi quanto tempo passato alla lettura per documentarsi, alla verifica puntuale di tutte le schede tecniche, i contatti con le case produttrici per la conferma dei dati e delle impressioni, le visite nei negozi di strumenti musicali per provare gli strumenti. Ricordavo il mio file di Word che cresceva incessantemente: tu suggerivi dei ritocchi, io correggevo, poi arrivava il direttore (NDR: Luca Pilla) che in una frazione di secondo cassava una buona parte del testo, ci chiedeva di migliorare ancora e dovevamo riscrivere intere parti da capo. Che faticaccia! Ma, alla fine, ammettiamolo: siamo soddisfatti di questo lavoro vero?

RG: Redigere una speciale di questo tipo è sempre molto appassionante, perché frutto di un lavoro in team, per fornire al lettore un’informazione più completa e dettagliata; nello specifico, effettivamente è stato un lavoro piuttosto importante, e stilare tutte le tabelle con marchi e modelli suddivisi per fasce di prezzo ha richiesto parecchio tempo e pazienza, però sono soddisfatto del lavoro svolto, perché abbiamo realizzato un vademecum sul pianoforte digitale valido sia per chi è alla ricerca di una guida all’acquisto, sia per l’appassionato che vuole semplicemente saperne di più.

Re’: La parte del leone è tutta tua Riccardo. Sei tu la grande anima di questo lavoro importante e che – non ho timore a dirlo – farà giurisprudenza per anni, a favore di quanti cercano un compendio completo sui pianoforti digitali ed aggiornato ai nostri tempi. Ma i lettori di questo blog devono anche sapere che il direttore Luca Pilla e tu Riccardo avete dato fiducia al sottoscritto, coinvolgendomi e chiedendomi di contribuire nella stesura della parte dedicata ai pianoforti arranger. Colgo l’occasione per ringraziarvi. Lo stato di salute della nicchia di mercato degli arranger non è poi così malandato come alcuni malpensanti sostengono.

RG: Assolutamente, anzi: il pianoforte digitale casalingo dotato di arranger mantiene la sua piccola fetta di mercato. Si tratta di uno strumento che ha nella versatilità il suo punto forte: utile ai figli per studiare e ai genitori per divertirsi o intrattenere gli amici nel tempo libero, gli studi compiuti in tempi recenti sul design hanno trasformato lo strumento anche in un elegante complemento di arredo per qualsiasi ambito domestico, e come ben sai nello specifico anche l’occhio vuole la sua parte… Io spero che i vari attori di questo mercato mantengano un supporto software adeguato per questi strumenti, perché style sempre aggiornati alle ultime hit musicali sono “benzina” preziosa per alimentare la sezione arranger di questi strumenti.

Re’: Riccardo, io trovo che questa iniziativa editoriale sia una bomba. Dopo aver passato anni della mia gioventù a leggere Faremusica e Strumenti Musicali, mi è sembrato straordinario aver avuto l’occasione di fare parte di una squadra che intende ridare vita ad un’esperienza giornalistica che purtroppo non ha più tanti attori sul mercato. Con la pubblicazione di questo speciale, AudioFader propone a tutti la bellezza di poter leggere un’ampia rassegna di prodotti e un approfondimento tecnico di numerosi strumenti musicali, utile per tutti i musicisti. Dobbiamo essere ottimisti, credo che questo sia solo l’inizio. Non ti senti emozionato anche tu?

RG: La scomparsa di riviste storiche come appunto Strumenti Musicali – con cui ho collaborato per oltre dieci anni – ha creato un vuoto nell’informazione di questo settore, e se nei forum dedicati le informazioni vanno sempre prese “con le pinze”, conto sulle dita di una mano su Internet i siti o i blog attendibili in termini di informazioni (tra cui il tuo…). Con il progetto AudioFader, Luca ha voluto riunire una serie di “penne storiche” del panorama italiano per quanto concerne gli strumenti musicali e l’audio Pro, per dare sul web un punto di riferimento autorevole per il settore: questi sono i motivi che mi hanno spinto ad aderire con entusiasmo all’iniziativa, e in seguito di coinvolgerti per proseguire a scrivere della nostra passione.

Re’: Dall’indagine e dall’ampio confronto di tutti i prodotti, lo stato dell’arte dei pianoforti digitali che emerge è piuttosto ricco. Non trovi? Ci sono numerosi aspetti musicali e tecnologici vincenti in questi ultimi anni.

RG: Assolutamente. E uno speciale come quello che abbiamo redatto ti consente di fermarti un attimo e riflettere sui progressi tecnologici raggiunti: avresti mai immaginato dieci anni fa che uno strumento dagli alti contenuti tecnologici fosse proposto oggi a un prezzo inferiore ai 500 Euro? Ogni elemento dello strumento è stato costantemente affinato, per restituire al pianista un feeling sempre più vicino alla controparte acustica; nel frattempo, la miniaturizzazione ha consentito di realizzare strumenti dal piccolo ingombro e un peso complessivo che – per quanto riguarda i modelli portatili – oggi si aggira intorno ai 12 chili; per chi non lo sapesse, un pianoforte digitale portatile nel 2001 pesava mediamente sui 25/30 chilogrammi, un bel traguardo! Come già detto in precedenza, anche i recenti studi di design hanno dato un’ulteriore spinta al mercato, che a differenza di altre categorie di strumenti musicali non ha sofferto del recente periodo di crisi.

Re’: E ora… quale sarà la prossima storia che potremo raccontare su AudioFader?

RG: Fino a quando le nostre telefonate manterranno una durata media di due ore, di storie ne avremo da raccontare! Scherzi a parte, posso anticipare che – per quanto riguarda lo speciale di AudioFader dedicato ai pianoforti digitali – avrà una cadenza annuale, così da “rinfrescare” tabelle e capitoli con i nuovi modelli e i vari progressi tecnologici raggiunti negli ultimi 12 mesi. Come ben sai, dei progetti futuri non possiamo parlarne adesso, ma qualcosa “bolle in pentola”, e chissà che al prossimo MusikMesse non si possa annunciarlo insieme…

Re’: Mi rivolgo ai lettori del blog e mi ripeto: la lettura dello speciale pianoforti digitali è gratuita. Registratevi su AudioFader e scaricate direttamente il file PDF. Abbiamo lavorato molto, ora saremmo felici di essere ripagati con il valore prezioso e altrettanto gratuito della vostra gradita attenzione. Ci contiamo!

RG: Oltretutto, all’interno di AudioFader potete trovare test e focus sui vari pianoforti digitali e tastiere arranger adesso in commercio, supportati da video che “sforno” quotidianamente: se iscriversi non costa nulla, rinunciare a questi contenuti è un delitto… Ai lettori ricordo infine che il vostro feedback è per noi importante, quindi scriveteci qui nel blog, sul sito internet di AudioFader, oppure sui nostri profili sparsi tra i vari Social Network, anche solo per un semplice consiglio: siete la benzina che alimenta la nostra passione, non dimenticatelo!

Re’: Un grazie sincero.

Lo speciale dedicato ai pianoforti con arranger comincia così: leggete il resto su AudioFader.com

Lo speciale dedicato ai pianoforti con arranger comincia così: leggete il resto su AudioFader.com

Written by Renatus

9 marzo 2017 at 19:30

Espandere Tyros5 con Reface

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tyros-reface

Nello scorso dicembre, Yamaha Music Corporation ha pubblicato una serie di filmati video per dimostrare come un musicista possa espandere l’arsenale sonoro della propria Tyros5 sfruttando i suoni e i controlli hardware presenti nelle piccole tastiere della serie Yamaha Reface. Ve ne consiglio la visione, soprattutto perché questi filmati includono una chiara spiegazione della connessione MIDI, tema che si presenta spesso ostico e difficile, specialmente per chi è alle prime armi con le tastiere digitali. Potete attivare i sottotitoli di YouTube, nel caso abbiate difficolta a comprendere l’inglese.

Se sapete poco o nulla della serie Yamaha Reface, vi consiglio la lettura della panoramica pubblicata da Riccardo Gerbi su MusicOff. Nel caso siate abbonati ad Audiofader, allora non vi potete perdere la presentazione di Luca Pilla.

 

Colleghiamo i due strumenti

Il primo filmato si rivela utile in termini generali, visto che illustra con chiarezza i singoli passi necessari su come collegare e configurare due strumenti digitali per impostare la configurazione MIDI. Voglio dire che questa procedura è valida anche per gli altri modelli Yamaha e, nei concetti, anche per le tastiere digitali di altri marchi (Korg, Roland, Casio, Ketron e così via).

Nel nostro caso si osservi:

  • collegamento fisico da MIDI OUT di Tyros 5 a MIDI IN di Reface
  • collegamento fisico da STEREO OUT di Reface a STEREO AUX  IN di Tyros 5.
  • creazione di un template MIDI in cui far suonare la parte di Right3 con una voce di Reface: prima Right3 viene posta in Local Off per non farle utilizzare i suoni interni e poi la trasmissioni MIDI è disabilitata per tutte le altre parti di Tyros 5.

Rassegna di possibilità con i diversi modelli Reface

Il secondo filmato è un’autentica cavalcata che vede all’opera tutti i modelli della serie Reface. Il primo, Reface YC, è dedicato ai suoni degli organi vintage: è notevole osservare come sia possibile utilizzare Tyros5 per pilotare  drawbar, rotary speaker e controlli della percussione perché abbiano effetto su Reface. Ad esempio la rotella della modulazione è utile per controllare la velocità del Leslie.

Successivamente il filmato presenta Reface DX specializzato nella sintesi sonora FM, resa celebre dalla leggendaria Yamaha DX7, la prima tastiera musicale interamente digitale in commercio, strumento cult negli anni ottanta.

Il terzo modello Reface CS contiene i suoni di sintetizzatore a cui si fa abitualmente ricorso nella musica R&B, HipHop, Techno e Dance in genere.

Alla fine, appare Reface CP che include i migliori suoni di pianoforti elettrici (Wurlitzer, Fender Rhodes e compagnia bella) che dagli anni sessanta in poi sono apparsi in tutti i dischi prodotti nel periodo d’oro della musica moderna occidentale (blues, rhythm&blues, soul, rock, pop, jazz…).
Il filmato video dimostra anche come sia possibile suonare i suoni interni di Tyros5 in sovrapposizione dei suoni di Reface, impostare i volumi del mix dei diversi suoni e memorizzare questa combinazione in un banco di Registration per riutilizzi dal vivo o comunque in futuro.

Una comunità web di musicisti

Nel terzo filmato, si parla quasi esclusivamente del portale www.soundmondo.com creato da Yamaha per favorire i propri clienti nella condivisione dei suoni creati su Reface. Buono a sapersi, ma fra i tre, questo è il filmato meno interessante per noi appassionati di arranger.

Conclusione

A livello internazionale, le meningi del personale marketing di Yamaha devono essere ancora indolenzite oggi, per la fatica di aver partorito questa idea: comunicare alla clientela le potenzialità a disposizione di chi accoppia un modello Reface alla propria Tyros5, con il risultato di incuriosire gli appassionati di arranger alla serie Reface e viceversa. E’ una geniale operazione di co-marketing fra prodotti interni. Hanno tutta la mia sincera ammirazione.

Written by Renatus

14 gennaio 2017 at 01:00

Pubblicato su Yamaha

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Il rapporto 2016 del blog tastiere wordpress.com

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Anche quest’anno il numero di letture di questo blog è in crescita. Non c’è stato un balzo in avanti come è avvenuto nel 2015 rispetto l’anno precedente, tuttavia i numeri parlano chiaro e sono impressionanti per il sottoscritto.
cattura

Come vedete, anno dopo anno, cresce l’attenzione per questo blog dedicato alle tastiere arranger. Nel 2016 abbiamo superato il muro delle 200.000 letture (207.436 per l’esattezza!) compiute da 81.599 diversi visitatori. Potete immaginare il mio stato d’animo, io che nel 2009 mi ritenevo già soddisfatto se fossi riuscito a raggiungere 25 lettori.

Il 2016 è stato un anno a due velocità per il mercato degli arranger: nella prima parte dell’anno abbiamo assistito a diversi lanci di nuovi prodotti come Yamaha DGX-660, i fratellini Casio MZ-X500 e MZ-X300, la coppia Yamaha PSR-E453 e PSR-EW400 e il trio Ketron SD9, SD40 e SD80. Poi, dopo la fiere primaverile di Francoforte, tutti si sono fermati e non abbiamo registrato alcun lancio degno di nota, nemmeno alla vigilia dell’inverno, in vista del periodo dicembrino solitamente ghiotto di nuovi acquisti.

Come ogni anno, abbiamo pubblicato diversi articoli, allo scopo di mantenere viva l’attenzione e la nostra passione sugli arranger. Se ve ne sieti persi qualcuno, vi consiglio qui la lettura degli articoli più significativi degli ultimi 12 mesi:

Dal punto di vista personale, il 2016 è stato un anno di cambiamenti straordinari, visto che le vicissitudini lavorative mi hanno portato a fare armi e bagagli e trasferirmi temporaneamente con tutta la famiglia all’estero. Questo trasferimento ha inevitabilmente rallentato la produzione di articoli del blog per qualche mese. Ma, da alcune settimane (alcuni di voi lo hanno notato) sono riuscito a riprendere continuità nella scrittura, macinando nuovi articoli con entusiasmo: non posso farne a meno, non fosse altro per non deludere i numerosi lettori che visitano quotidianamente queste pagine web, inoltrandomi messaggi, quesiti e (la cosa più importante) attestati di amicizia.

Voglio augurare buon anno nuovo e salutare i professionisti che mi hanno aiutato nel raccogliere informazioni e generare contenuti: Riccardo Gerbi (Audiofader) in primis, Danilo Donzella e Raffaele Volpe (Yamaha), Max Tempia (Casio), Marcello Colò (Ketron), Claudio Marini (Roland), Raffaele Mirabella (Korg). E poi Marco Santonocito, Giovanni Giuffrida e Antony Spatola. Un saluto particolare a Luca Pilla (direttore tecnico di Audiofader) con cui ho ripreso i contatti quest’anno in vista di nuove collaborazioni: il nostro incontro molti anni fa, alla fiera musicale  del Disma a Rimini, è stato il primo stimolo, quello più importante, senza il quale non avrei mai cominciato a scrivere di musica e non sarebbe mai nato questo blog.

E un caro augurio di felice 2017 a tutti i musicisti-lettori che mi onorano della loro attenzione, a quanti commentano sul blog o mi scrivono messaggi, agli appassionati di arranger in genere, ai suonatori professionali e agli amatori, ai pianisti e suonatori d’organo, ai pianobaristi autentici che non fanno finta di suonare, ai musicisti solitari, agli studenti alle prime armi, ai dimostratori di tastiere, ai nostalgici che tornano a suonare dopo anni di assenza dalla musica, agli accompagnatori di cori, ai genitori che regalano una tastiera ai loro figli, ai nottambuli che spendono la loro notte con le cuffie suonando e creando musica. Non vi posso citare tutti ma sappiate che siete voi il motore di questo blog. A ciascuno di voi quindi la mia più grande e sincera gratitudine!

Che Dio vi benedica tutti.

Kawai ES8: pianoforte arranger

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Kawai ES8

Kawai ES8

I frequenti lettori di questo blog avranno sicuramente realizzato che io sono un entusiasta estimatore degli stili di accompagnamento semplici, quelli con poche tracce ma molto intense. Adoro gli stili su cui è bello suonare, improvvisare, creare. Trovo interessanti gli stili capaci di interpretare le intenzioni del musicista e che si comportano come una piccola band, leale e fedele. Quando suono un arranger nuovo, la prima cosa che cerco è l’abilità della sezione degli accompagnamenti a rendersi flessibile e adattabile nei diversi contesti musicali. Passo il mio tempo a togliere tracce dagli stili preset per ritrovare autenticità di esecuzione e poter uscire dalle casse diffondendo il sapore della mia personalità piuttosto che un puro esercizio dominato da accompagnamenti troppo automatici, al limite “dell’esecuzione meccanica”. Faccio quindi fatica a trovarmi a mio agio con gli stili carichi di arrangiamenti, quelli progettati con un numero di tracce sovrabbondanti. Non ho mai nascosto il mio disagio con i c.d. song style, gli stili disegnati su misura per suonare una canzone specifica. Il bello degli arranger è sentirsi liberi di poter diventare protagonisti. Suonare per dimostrare le proprie capacità, le proprie ispirazioni e la propria umanità.

Simili pensieri correvano nella mia testa e nel mio cuore mentre osservavo la dimostrazione di Gigi Rivetti (ma quant’è bravo!), endorser di Kawai, in un filmato registrato da Riccardo Gerbi per il portale MusicOff. Kawai ES8 è un pianoforte digitale compatto apprezzato da molti per la meccanica e la qualità della generazione sonora. E’ uno strumento utile sia in ambito didattico sia nell’intrattenimento. Ma quello che pochi sanno è che dispone di una piccola sezione arranger con 100 stili a quattro parti di cui vale la pena approfondire la conoscenza: fermatevi per qualche minuto, rilassatevi e prevaratevi a gustare con calma la dimostrazione degli stili in questo filmato.

PS: E vi consiglio la lettura del test pubblicato dallo stesso Riccardo Gerbi, sempre su MusicOff.

Written by Renatus

27 agosto 2016 at 07:35

Torino Synth Meeting 2016 (TSM)

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Nella giornata di sabato 28 maggio, mi sono mescolato ai partecipanti della sesta edizione del Torino Synth Meeting e ho inaspettatamente fatto incetta di amici vecchi e nuovi, suoni, esperienze di nuovi strumenti, sprazzi di lezioni di audiologia, contaminazioni diversificate e tanta musica. Devo confessarvi che, da vecchio suonatore di tasti bianchi e di tasti neri, avevo il timore di trovarmi un po’ spaesato in una fiera essenzialmente dedicata ai sintetizzatori intesi come generatori di segnali audio non necessariamente comandati da uno strumento a tastiera. E, invece, con gioia ho trovato che qui c’era spazio per tutte le forme di strumenti musicali elettronici.

I fondatori di questa iniziativa nata nel 2011, Francesco Mulassano e Luca Torasso, possono essere soddisfatti: alla sesta tornata, questo evento rappresenta tutta la propria maturità. Ricordate? Ne avevamo dato notizia anche l’anno scorso. PS: Se vi interessa conoscere la storia di TSM, vi suggerisco questa lettura.

Il posto scelto quest’anno (il Bunker) ci ha proiettati in una struttura aperta in cui confluiscono i resti di un passato industriale con la voglia di miscelare arte e svago. I murales e lo stato di apparente abbandono si innestono in un luogo dedicato allo sport e ai giochi d’acqua e ora il fabbricato sembra dividersi fra luogo di arte, discoteca, struttura per ospitare l’estate-ragazzi e contagi di cultura no-global. Una scelta molto originale.

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Protagonisti e visitatori del Torino Synth Meeting 2016

Non ho avuto il tempo di visitare gli stand di tutti gli espositori e di partecipare a tutti i seminari organizzati. C’erano tutti i grandi e piccoli nomi e anche qualche sorpresa. Mi soffermo a commentare proprio un paio di quest’ultime. Dapprima l’elegante C15 della tedesca NonLinear Labs (era presente il fondatore Stephan Schmitt in persona) che propone di azzerare vent’anni di storia di workstation per riportare lo strumento digitale a tastiera alle proprie origini per cui era nato: suonare in tempo reale con bei suoni a disposizione in un elegante scocca in legno (made in Italy by Simone Fabbri); il progetto è in evoluzione, sarà apprezzato dai musicisti che amano suonare con le proprie mani e mi ha colpito il fatto che non fosse prevista nessuna interazione MIDI, solo wifi. E poi ho notato che molti si soffermavano presso lo stand del giapponese Nori Ubukata che offriva una valida dimostrazione della declinazione francese del theremin: Theresyn.

Passando ai seminari, ho seguito la dimostrazione di Roland Aira svolta da Marco Rebollini dei Metrophonique. Nella sala ci siamo tutti ammutoliti quando si è presentato Enrico Cosimi che ha dedicato il proprio intervento alla produzione italiana di GRP Synthetizer: non è stata soltanto la presentazione di un prodotto, ma un’autentica e ampia lezione di carattere accademico. Ho seguito con particolare interesse, forse perché qui più ci si avvicinava ai miei territori, il momento in cui Manuele Montesanti ha presentato Montage, il nuovo sintetizzatore di casa Yamaha che ho apprezzato per la forza esplosiva dei nuovi convertitori audio e per i campioni di pianoforte CFX e Boesendorf, per tutti i campioni principali di piani elettrici, organi e violini. Fra i tanti protagonisti che affollavano il Bunker ho anche intravisto Davide Di Leo (Boosta dei Subsonica) che si è reso disponibile al confronto con i visitatori dell’evento a fine giornata, segno ulteriore del prestigio raggiunto dal Torino Synth Meeting.

Per il sottoscritto, è stata anche l’occasione per incontrare amici appassionati di strumenti musicali e professionisti del settore, fra cui il mitico Riccardo Gerbi che ha lasciato una traccia video dell’evento. Eccolo qua sotto, per voi: il Torino Synth Meeting 2016 in 180 secondi.

Max Tempia, toro scatenato nella comunità degli arranger (parte 1 di 3)

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Max Tempia: intervista allo stadio Grande Torino

Max Tempia: intervista allo stadio Grande Torino

Un comune e noto amico, Riccardo Gerbi, e una comune passione sportiva per i colori granata (NDR: mi perdoneranno per una volta i lettori sostenitori di altre squadre di calcio per questa contaminazione su un blog universalmente aperto alla musica) hanno prodotto per me un inaspettato incontro in cui ho avuto l’occasione di conversare a lungo sulle tastiere arranger con Max Tempia, uno dei più importanti musicisti che ha contributo allo sviluppo di numerose tastiere con accompagnamenti, prima in casa Korg e poi presso Casio. Come potrete leggere da voi, il resoconto della conversazione contiene un sacco di aspetti interessanti per la materia a cui è dedicato questo blog e spalanca davanti a noi uno spaccato sincero sulla storia di questo comparto di strumenti musicali. L’esperienza e le conoscenze di Max sono un patrimonio importante e sono contento di raccontarvi tutto qui nel nostro blog. L’intervista è così ricca che ho dovuto selezionare una sola parte degli argomenti e, nonostante ciò, è talmente lunga che ho previsto di pubblicarla “a puntate”, al fine di agevolare la vostra più snella lettura sul web.

Cominciamo oggi con la prima parte. Siamo nel palco dell’ospitalità del Torino FC. Lo confesso: la situazione è lievemente surreale, ma Max ha un carattere estroverso e si rende disponibile a tutte le mie curiosità. Mentre Paola, la sua gentile compagna, ci segue con ammirevole pazienza. E noi partiamo a raffica con domande e risposte .

Re’: Max, sei stato testimone e protagonista della storia degli arranger Korg. Da dove è cominciato tutto?

Max: Siamo all’inizio degli anni novanta. Da oltre un decennio Korg non produceva più arranger. In quegli anni, dominava il mercato Roland con E70, uno strumento che ha vissuto una larga diffusione. In quel momento storico, Korg decide di rientrare nel mondo degli arranger. A quei tempi, in Korg c’era il leggendario Voicing Team fatto di importanti musicisti provenienti da tutto il mondo: il mitico Jerry Kovarsky dagli USA che, fino al giorno in cui ha deciso di abbandonare per ritirarsi alle Hawaii, ha guidato i grandi progetti delle storiche workstation Korg. Dall’Italia c’ero io che mi occupavo degli style, Michele Paciulli che si occupava dei suoni. E sì, perché gli stessi suoni che si facevano per i synth poi si passavano agli arranger. C’era il canadese Steve McNally, il tedesco Michael Gaisel, da Los Angeles Jeff Strelling, un pianista straordinario. A quei tempi Francoforte era la fiera più importante dell’anno ci si trovava tutti lì e si organizzavano i meeting successivi.

Re’: E come è successo che sei finito dentro questa grande esperienza?

Max: Io già lavoravo in televisione con l’orchestra nelle trasmissioni di Gianfranco Funari. E poi avevo iniziato la collaborazione per le attività di pre-vendita e post-vendita con Videosuono, il distributore nazionale dei prodotti Korg. Ed è così che sono finito a lavorare con il centro R&D di ricerca e sviluppo. E poi quando il direttore commerciale Fulvio Pesenti ha lasciato Milano e Videosuono per passare a Numana (Ancora) e dirigere Syncro il nuovo distributore Korg, pian piano siamo tutti passati nella nuova azienda. E così ho fatto anch’io.

Re’: Ma c’è stato un momento in cui vi siete seduti intorno ad un tavolo e avete pensato di realizzare il capostipite dei nuovi arranger Korg, voglio dire il mitico i3?

Max: Ma no, è successo tutto in modo naturale. La qualità delle persone del Voicing Team era straordinaria e non poteva essere diversamente. i3 in sé e per sé non era un modello sconvolgente, ma ha cambiato le carte in tavola, soprattutto alla luce di quello che è successo dopo. Siamo nel periodo del post M1, quello strumento che ha creato un nuovo modo di pensare e di concepire le tastiere, grazie all’intuizione di Michele Paciulli: lui in persona ha dato il LA al concetto di workstation. Dunque i3 aveva in sé un grande patrimonio di suoni: quel modello di arranger nasce in Giappone nel 1992 con il Voicing Team internazionale. La generazione dei suoni era fondamentalmente quella della workstation Korg 01/W che avevano appena rivisto la luce nella declinazione di X3. Le capacità di quegli anni erano ridicole se confrontate ad oggi, si parlava di MB e non di GB. C’erano 32 stili e 4 memorie user. Però, quando tutti gli altri arranger avevano due variazioni, un Intro, un Ending e il riconoscimento degli accordi arrivava al massimo fino alla diminuita, arriviamo noi con due Intro, due Ending e quattro variazioni: e ogni variazione aveva sei Chord Variation. E poi lo strumento disponeva di sei tracce per gli accompagnamenti. E sì perché Korg aveva pensato di usare il sequencer per pilotare la sezione arranger. E infatti, il primo prototipo, che ho avuto fra le mani per preparare gli stili, era di fatto un Korg 01/W che, caricando un sistema operativo fatto su misura, attivava la modalità arranger al posto del sequencer. Ed era così che provavi gli accompagnamenti. Non so nemmeno dove sia finito quel prototipo. Che epoca! Oggi ti danno un software e lavori su computer: a quei tempi c’era ancora Notator sull’Atari e ti dovevi arrangiare.

Re’: Io personalmente avevo vissuto nel 1994 l’esperienza di cliente Roland E70 che passava a Korg i3. Oltre all’introduzione di un sequencer con la capacità di modificare tutti gli eventi MIDI, la grande novità per me era stata la possibilità di intervenire sui suoni. Su E70 i suoni erano pronti all’uso con gli effetti giusti, ma non li potevi toccare; su Korg i3 invece potevi personalizzare tutti i parametri delle singole voci. E del riconoscimento degli accordi, che mi dici?

Max:  Ah, fantastico. Steven Kai aveva inventato un algoritmo innovativo per riconoscere gli accordi su i3. Era lo stesso che Korg avrebbe poi introdotto su iH, l’armonizzatore vocale. Il modo classico di riconoscere gli accordi era quello di cercare l’accordo in una tabella di Database. Ma aveva dei limiti. L’algoritmo di Steven era stato costruito per ragionare inizialmente in termini di note. Cerco di spiegami con un esempio: immaginiamo di essere in Do per farla semplice. Premiamo Do-Mi-Sol-Si e l’algoritmo individua un accordo di Do7+. Partiamo proprio da qui. Succede che se vai a suonare sulla tastiera un Do minore , l’algoritmo va a spostare il Mi in Mib e il Si sale a Do e da queste note va a pilotare l’accompagnamento automatico. Se invece suoni una settima, Di-Mi-Sol rimangono e il Si sale a un Sib. Se vai a suonare un accordo di settima/nona, Do-Mi-Sol-Sib, l’algoritmo va a prendere una quinta nota che è il Re. E, in questo modo, grazie all’aggiunta della quinta nota, è possibile fare di tutto. Ad esempio, prendiamo un accordo abbastanza complesso: Do settima nona diesis. Il Do-Mi-Sib-Mib: l’algoritmo allora cosa fa? Il Do rimane Do, Mi rimane Mi, il Sib è la settima che scende e, non essendoci la quinta, quella che doveva essere la nona prima cioè il Re questa passa al Re Diesis. Il risultato di fatto era una roba allucinante che non aveva nessun altro. Vedi, prima di Steven Kai, le cose difficili da fare erano le discese: prendi per esempio Senza Luce con il basso che scende Do, Si, La, eccetera. Invece per noi in Korg con il basso inverso ti sleghi dall’accordo, ti potevi tenere il Do maggiore e suonare il basso per conto suo, come da spartito. Allucinante per quei tempi. Un altro esempio: prendiamo Brazil con la quinta più che gira: Sol-Sol diesis-La-Sol diesis-Sol. Suonavi Do-Mi-Sol per confermare l’accordo e poi facevi girare solo la quinta. Non essendo basato su rigide tabelle, avevi le vere note che pilotavano l’accompagnamento ed era possibile ottenere un effetto veramente musicale.

Re’: E’ stata un’innovazione epocale nel mondo del riconoscimento degli accordi.

Max: In termini di velocità, pur con tutti i limiti delle prestazioni di allora, il risultato era un tempo di risposta superiore alla concorrenza, perché non era più necessario andare a leggere una tabella di accordi, ma era sufficiente leggere quattro note per generare un accompagnamento. Se proviamo adesso una i3, ci scappa da ridere per il ritardo.  Ma tieni a mente che quello strumento era uscito sul mercato nel 1993!

Un giovane Max Tempia ai tempi in cui collaborava con Korg

Un giovane Max Tempia ai tempi in cui collaborava con Korg

Re’: Dove programmavi gli stili?

Max: Io programmavo gli stili fuori, usavo Notator su Atari, perché aveva già una divisione delle parti in pattern, in modo orizzontale. Potevi portare le sequenze preparate sul sequencer sullo strumento e poi smanettare sull’arranger per renderli perfetti. L’unica difficoltà era che questi benedetti stili non li potevi programmare in Do maggiore perché ti mancava la quarta nota: li dovevi programmare in Do7+. Durante la creazione di un style, eri tenuto per forza ad immaginare musicalmente dove sarebbe potuto andare lo strumento. E poi passavi ore a collaudarli. E poi una cosa che non aveva nessuno a quei tempi era la conversione dei MIDI file in uno stile. Potevi prendere le basi MIDI già fatte, isolavi un segmento del brano fino a 16 misure, in un sequencer portavi le note a riprodurre un accordo di 7+ e avevi bella pronta una Variation di uno stile.

Re’: Ricordo uno stile rock così accurato e così pieno di strumenti: sembrava di suonare dal vivo con Keith Richard in persona e tutti gli Stones.

Max: I suoni di quella tastiera erano duri e spigolosi: a confronto, le altre tastiere sembravano avere suoni finti. Qui batterie e chitarre spaccavano di brutto: le potevi usare per suonare il rock senza paura. Però poi i clienti si lamentavano e ci dicevano: “Ma noi abbiamo bisogno di suonare il valzerino!”. Per la prima volta nella storia, Korg aveva inventato quello che io chiamavo il Circo Equestre, gli stili che suonavano da soli. Quelli che poi però passarono di moda negli anni a seguire. In quegli anni, sembrava essere fondamentale realizzare stili con i fuochi d’artificio, con gli Intro che richiamavano gli arrangiamenti originali delle specifiche canzoni a cui era stato ispirato lo stile. La domanda del mercato era quella: dare ai musicisti stili verticali capaci di riprodurre con fedeltà un brano preciso.

Re’: Io onestamente non li ho mai amati a fondo quegli stili, quelli che oggi sono noti con il nome di Song Style: stili disegnati per funzionare con una sola canzone. Sì, sono comodi quando fai le serate, ma ho sempre trovato più stimolante lavorare con stili di accompagnamento più orizzontali e quindi più flessibili, quelli che ti consentono di metterci del tuo.

Max: E’ così, però devi ricordare che venivamo da un’epoca in cui gli stili della concorrenza erano abbastanza elementari: erano fatti di quattro elementi in croce. In quella tastiera, invece disponevi di sei tracce: due percussioni, il basso e tre accompagnamenti. E poi riconoscevano i comandi MIDI di Program Change e di Control Change, per cui avevi il dominio totale su tutte le variazioni. E poi c’erano gli effetti separati per ogni traccia. E ancora le Intro si comportavano in modo diverso. Ogni stile aveva un’introduzione da usare così come era fatta, ma ne aveva un’altra che era capace di seguire i cambi degli accordi. Era davvero divertente.

Re’: E dopo?

Max: A pensarci ora, i3 era stata la prima e avevamo avuto carta bianca per dare spazio alla massima creatività; e dopo i30 (aveva il touch screen e altre innovazioni) la tendenza è cambiata e ci siamo avvicinati al mercato più tradizionale. C’è stata i4S con amplificazione, pesava un sacco. i5S era una tastiera orribile, di plastica e non per ragioni di risparmio. Nasce i5M e, nello stesso periodo, iH, l’aggeggio vocale per i cori. Tutte tastiere Made in Japan. Il centro R&D in Italia inizia ufficiosamente con la programmazione di i40S, tastiera amplificata con il generatore dei suoni di Triton. Tutto arrivava dal Giappone, noi siamo intervenuti con qualche editing e realizzando tutti gli style. Abbiamo fatto, secondo me, un bel lavoro. Anche quella è stata una bella svolta perché abbiamo introdotto sedici memorie per gli stili utente, mentre prima ce n’erano solo quattro. Il pacchetto degli stili è passato da 48 a oltre 100. Dimenticavo, per la prima volta, abbiamo utilizzato la tastiera della Fatar e non più Yamaha, com’era stata tradizione di Korg fino ad allora.

(Continua qui)

Written by Renatus

13 maggio 2016 at 17:52

Ketron SD7: filmati di presentazione dal MusikMesse 2015

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In attesa di approfondire l’argomento Ketron SD7 e la portata di questa novità per i tastieristi appassionati di arranger workstation, vi anticipo la segnalazione di alcuni filmati registrati al MusikMesse dall’amico di questo nostro blog, Riccardo Gerbi.

Come noto, Riccardo è un professionista della comunicazione, scrive e pubblica spesso articoli sugli strumenti musicali a tastiera e talvolta si dedica alla stessa materia di cui ci occupiamo noi in questo umile blog.  Da anni cura tutti i filmati video del canale YouTube RGTV (che un tempo si chiamava Strumenti Musicali TV).

Oggi approfittiamo della sua gentilezza per rilanciare da https://tastiere.wordpress.com un paio di filmati video freschi freschi e registrati allo stand Ketron del MusikMesse 2015 dove finalmente possiamo vedere e ascoltare di persona la grande novità di SD7.

Nel primo filmato Leggi il seguito di questo post »